Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Heart of the beast

Guardo il cartellone del cinema Emiro, che sta proprio lì a poche centinaia di metri dal cancello del mio posto di lavoro a Rubiera e non c’è cosa che mi faccia staccare di più che guardarmi un bel film dopo giornatacce su SAP e al telefono a parlare di piastrelle rotte o camion che non arrivano; cerco qualcosa che possa ispirarmi, ma non trovo gran ché se non la faccia di un attore, che ai miei occhi è garanzia di non prendere il pacco totale, ovvero Brad Pitt.

Ci sono lui e un cane. Sono commilitoni. Ex soldati entrambi. In effetti Odino è conciato proprio per le feste a causa dei suoi trascorsi nelle forze armate. Viaggiano su un idrovolante in mezzo a monti mozzafiato. Poi atterrano e si godono la pace e la solitudine della riva di un fiume. Fanno proprio invidia quei due a guardare quei colori e quegli spazi immensi. L’Alaska non dev’essere facile, ma ti vien proprio voglia di andarci a guardarla dalla poltrona del cinema.

Poi incontrano un signore che come loro gode della voglia di immensità. La faccia più risucchiante della libertà. Lui riparte con la sua canoa e regala a James un libro in cambio delle birre belga scroccate, quando davanti al fuoco ci (più che si), raccontano la storia di quella strana coppia. Prima di andare a letto Watkins avvisa: occhio che domani mettono tempo pessimo.

Ma non sarà il brutto tempo a fare iniziare l’avventura vera e propria o il mito, per meglio dire.

Da qui la storia fa ripensare tanto a “The Revenant”, fra orsi e lupi incarogniti, fra tuffi nelle rapide e poi c’è la parte “Rambo”. Insomma, niente di nuovo dal punto di vista della trama. Se non fosse che il vero protagonista non è l’ex ufficiale delle forze speciali (nè quello interpretato da Stallone, né quello a cui da corpo Pitt), quanto il suo compagno a quattro zampe. O meglio, tre e mezza, perché una l’ha persa in azione.

Un film per cagnari. Ecco cosa vi aspetta. E lo dico senza disprezzo, ma pensando a quanto certi miei amici cagnari possano godersela questa visione. Perché tolte le location mozzafiato e le avventure al limite del reale, rimane praticamente solo l’esaltazione del rapporto fra uomo e cane.

Un cane con un disturbo da stress post traumatico e occhioni su cui s’indugia spesso, che non sfugga che sembrano proprio parlare. Un rapporto morboso fra i due. Sono veri amici, si capiscono con delle occhiate. Si salvano la vita a vicenda. L’apoteosi del rapporto fra uomo e cane, per l’appunto.

Un tantino esagerato? Beh direi in tutti i sensi. Un po’ ruffiano con gli amanti dei cani? Eh…forse qualcosa in più, quasi viziato da una sorta di quel fanatismo, che chi come me ha in simpatia i cani (così come molti altri animali, compresi quelli che ogni tanto mi finiscono nel piatto, a partire dalle vacche), ma non pensa che gli manchi solo la parola e che siano meglio di molti umani e che vede con un po’ d’insofferenza e sospetto questa sorta di antropizzazione dei cani stessi. Insomma, li si esalta come animali, mentre si tende a disprezzare l’umano, nel paradosso di dare loro umori umani.

Immagini bellissime, ambientazioni strepitose, esagerazioni accettabili. Ma il film poi si risolve proprio in quell’ammonimento agli esseri umani, che sono capaci di cose terribili e che le fanno subire al resto del mondo, che, magari sbaglio, ma suona davvero come “le bestie sono meglio di noi”, sempre in bocca a molti fanatici cagnari o gattari, qual dir si voglia e che io non solo non condivido, ma che proprio mi fa pensare ad una sorta d’ipocrisia vigliacca. Come se chi ha un rapporto speciale con un animale si sentisse grazie a questo fuori dalla mischia degli umani, brutti e cattivi: migliore degli altri grazie al proprio animale…mah. Siete seri?

La visione dura poco rispetto alla maggior parte delle pellicole che stanno uscendo negli ultimi anni, sempre sulle due ore e spesso più, dunque finisce proprio quando inizia a divenire stucchevole, dunque più o meno in tempo, per evitare di rovinare il bello che lascia: il cinema delle immagini e dell’avventura forzata e perché no di un punto di vista che non è il mio, ma che non vedo perché non rispettare e su cui continuare a ragionare.

Insomma, anche questa volta Brad mi ha evitato il pacco totale, ma diciamo che ci siamo salvati per il rotto della cuffia. Gli animali sono belli, ma non scordatevi mai delle persone che vi circondano e che con slancio di generosità decidono su due piedi di farsi carico di Odino, proprio su spinta empatica verso la richiesta del padrone e quindi verso un altro essere umano. Che in questo film sono solo tre, ma ci faccio caso solo ora che ci ripenso…



Lascia un commento

Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

Newsletter

Scopri di più da Bar Snob

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere