Ho potuto rileggere in questi giorni quanto ho scritto per la Rivista Sul Serio proprio in occasione della pubblicazione e della distribuzione di questo prezioso contributo culturale del Distretto Ceramico, avvenuta ad inizio Settembre 2026. Un pezzo e una riflessione che scrissi diversi mesi orsono (fine Aprile 2026), ma che, nonostante la rapidità con cui ormai gli eventi si consumano, fagocitandosi, credo non abbio perso senso ad oggi. Anzi alla luce di alcune novità politiche e sociali, vede alcune conferme a quanto qui era semplicemente abbozzato come ipotesi. I conservatorismi pare proprio stiano diventando (stupidamente), dilaganti e chi pensa che sia solo un problema della destra, temo proprio si sbagli. Poi c’è anche chi ormai saturo di AI non vede l’ora di potersi godere qualcosa di fatto completamente dall’uomo, magari di brutto e discutibile, ma quanto meno di sfuggente ai caratteri un po’ standardizzati che ormai sono onipresenti, soprattutto sui social. Proprio qualche giorno fa, sentivo raccontare del film di animazione Cinese che sta spopolando in patria: “Niu Lai”. Non l’ho mai visto, ma dicono che sia orrendo, tanto che uno degli slogan promozionali dice qualcosa come: se lo guardi te ne pentirai per i 70 minuti della visione, se non lo guardi te ne pentirai per tutta la vita. Perché sta facendo successo? Un po’ perché il gusto dell’orrido e dell’evento ormai ci ha conquistati più che la bellezza e l’interessante, un po’ perché se lo guardano tutti devo guardarlo anch’io per non sentirmi fuori dal mondo quando se ne parla (per fortuna io sto benissimo fuori dal mondo e da queste dinamiche), un po’ perché brutto per brutto, sfugge dai canoni ripetitivi delle produzioni AI. Almeno così dicono gli esperti. Insomma: c’è voglia d’imperfezione, di conti fatti a mano, di fotografie senza luci impossibili? Può essere che una reazione all’invasione AI ci sia, ma statene certi: il progresso non risparmierà nessuno, anche se ci porterà in cattive acque o addirittura nel fosso. Questo lo pensavo ad Aprile, quando ho scritto questo pezzo ora pubblicato sul #9 di Sul Serio (che ovviamente vi invito a leggere anche in formato digitale qui), ma non smetto di pensarlo oggi, subito dopo la dirompente vittoria politica alle Federali tedesche, in Sassonia dell’AFD. Dobbiamo solo decidere come viverla, ma noi vecchi abbiamo già perso ed è una bellissima notizia.

Da qualche anno a questa parte, ma soprattutto negli ultimi mesi, si fa un gran parlare dell’intelligenza artificiale. Ci mancherebbe altro, visto che è probabilmente si tratta di una delle innovazioni tecnologiche potenzialmente più incisive per il futuro dell’umanità. C’è chi ha paura che gli rubi il lavoro, chi sogna avanzamenti scientifici improbabili solo un lustro fa, chi la usa tutti i giorni per fare due chiacchere e sedare la solitudine e chi si ostina a non voler nemmeno sapere di cosa si tratti realmente: esclusa quest’ultima categoria, credo che abbiano un po’ tutti ragione. Soprattutto ce l’ha chi non si oppone allo sviluppo, ma cerca di capirlo, perché, statene certi, lo sviluppo non si arresterà.
Probabilmente sta qui il vulnus della questione: uscire dal proprio conservatorismo e quindi tornare a sviluppare l’intelligenza umana, che mai potrà essere sostituita da quella artificiale. Se si è intelligenti, non si può accettare l’idea di una società, anzi di una civiltà statica e perdonate il gioco di parole, stitica, che cioè non si proponga di cambiare e di evolvere. I conservatori vedono l’evoluzione come un nemico, perché ruba loro le abitudini, le comode sicurezze e spesso qualche immeritato privilegio o supposto tale. Contemporaneamente, però, ruba il futuro a chi viene dopo. Non vi suona famigliare questa cosa?
Così ci troviamo a vivere nel terrore di perdere il lavoro, per mano dell’intelligenza artificiale, quando il sogno di tanti è vincere alla lotteria per non dover più lavorare e godersi la vita; non sarebbe più intelligente impegnarsi (e quindi lavorare veramente) e farsi aiutare dall’intelligenza artificiale per rivedere il sistema che pone il lavoro, come base dell’esistenza umana, quando sempre più frequentemente non è più nobiltà, ma solo macchina per il profitto per gran parte degli uomini moderni? Quando ormai il lavoro nobilitante è retorica agghiacciante, in un mondo di sfruttamenti sempre più frequenti e di alienazione dilagante?
Utopia? Probabilmente: ma mi spiegate quale sarebbe l’alternativa? Vi sembra intelligente stare fermi ad aspettare di essere fagocitati dal futuro? Già, chi scrive è un cinquantenne, che si fa problemi del secolo scorso, probabilmente perché non abbastanza intelligente per capire che non esistono già più, se non per chi li vede come tali: perché il progresso, il progressismo, non sono più quelli di quando eravamo ragazzi noi, ma per fortuna quelli di oggi hanno il loro e lotteranno per affermarlo, nonostante noi e la nostra presunzione: spero tanto vincano loro e se siamo naturalmente intelligenti ci conviene lasciarli fare, se non per noi, per la specie. Tanto è solo questione di tempo: il nostro mondo non esiste già più e visto come l’abbiamo ridotto, per fortuna.

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