La verità non piace a nessuno, ma alla fine si prende i suoi spazi, anche se facciamo di tutto per tagliarla fuori. La verità è che ci sono occasioni in cui non si ha molta voglia di uscire di casa e schiodare il culo dal divano, ma è anche vero che spesso forzarsi un attimo può dare buoni risultati. Non è scontato e qualche volta si ottiene l’esatto opposto. Inizio tenue e forse un po’ svogliato. Poi si prova ad imbastire qualche scambio fra sermoni politici e considerazioni su personaggi come Gandhi. Si chiude con l’accoppiata Alvaro Vitali/Lino Banfi…tanto per dire che al Bar almeno ci si prova a non rimanere schiacciati sotto la rassegnazione. Ma ovviamente non sempre ci si riesce. Vedete un po’ voi.

ASCOLTA IL PODCAST
COPERTINA
Un sacco di tempo fa, tipo 20 o 25 anni fa, mi dilettavo a scrivere per un giornalino locale curato da un amico. Avevo una rubrica fissa che consisteva in una classifica musicale e un articoletto di accompagnamento su ciò che girava al di fuori del circuito musicale più comune.
Poi passai anche a scrivere recensioni per un paio di webzine, una anche di quelle busse.
Mi piaceva molto scrivere e forse un po’ me la cavavo pure, ma l’importante per me è che nessuno mi venisse a dire come o perché. Il solito sborone, insomma.
Per fortuna in queste webzine, nemmeno in quella bussa, nessuno mi ha mai detto cosa dovevo scrivere e mi pubblicavano tutte le recensioni che lo ammetto: erano stronzissime. Tiravo delle legnate fuori misura e senza ritegno. Ma non per il gusto di farlo, semplicemente perché dicevo quello che pensavo e senza indorare la pillola. Non ne vedevo il senso.
Su un gruppo era inascoltabile dicevo: inascoltabile. Se un cantante era inutile, scrivevo: inutile.
Insomma, a me piaceva scrivere la verità.
Non assoluta, ovvio, che per fortuna mica la posseggo, perché fra l’altro su certe cose tipo la musica, mica esiste. Scrivevo solo la verità sulle mie opinioni: anche se sapevo che non tutti apprezzano la verità e sarebbe più conveniente non dirla praticamente mai.
Perché poi lo senti dire da tutti i cantoni: io voglio la verità, non sopporto l’ipocrisia.
Poi a uno di quelli che dicono così gli dici la verità e quello s’incazza. Con te. Chiaro.
Magari attaccano con la storia dei modi, che c’è modo e modo. Spostano il problema: che ok la verità, ma tu la dici proprio malissimo e quindi non va bene. Bisogna che trovi un modo giusto per dire la verità.
Ma la verità non ha modi…la verità è quella e se la vai a mitigare diventa un’altra cosa. Che ci assomiglia, magari, ma non è più la verità.
Insomma, se il modo vuol dire che non te lo devo dire per non offenderti, non è un modo: è la Sostanza.
O meglio: è un ricatto!
Perché la vita di moltissimi di noi, a guardarla bene, pare ormai una fila di ricatti. Qualcuno insiste anche a chiamarli compromessi, roba che già ha il suo perché d’irritante, ma alcuni sono proprio dei ricatti, belli e buoni.
Si fa per dire ovviamente.
Ma perché sottostiamo a questi ricatti, tante volte? Forse solo perché alla fine è meno dura che combatterli; senza dimenticare che prima o poi saremo noi a porre il ricatto a chi ce ne ha gettati sul muso: perché in un mondo in cui si ha paura di dire la verità, è davvero molto facile trovare il modo di ricattarsi.
La verità…
La verità…
Io credo che al limite a tutti noi piace avere la ragione e il proprio ricatto nella fondina pronto da sparare alla prima occasione, per metterci pari là in basso e godere un po’ delle disgrazie altrui, quando ancora siam lì a leccarci le ferite generate dall’ultimo ricatto subito.
Boh, se proprio devo dirla tutta secondo me della verità non frega un cazzo nessuno.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Come ho già avuto modo di dire, io e la ragazza del meteo continuiamo le discussioni con elle mail. Spesso stringate e limitate a poche battute, che ci bastano per fare le scintille. Che gran soddisfazione per lei cogliermi in fallo su Guareschi. “Come non hai mai letto Guareschi?!?”. Mi sono bastati i Film reazionari dedicati alla saga di Don Camillo, anche se devo ammettere che poi mi sta incuriosendo. Ha detto che è grazie a questi libri che a lei è venuta voglia di scrivere e quindi, un po’ di romella me l’ha messa addosso. Intanto me la spara nel muso…
Meteo. Anzi, Meteo in prestito.
La scorsa settimana, o questa, o ieri, non mi ricordo, parlando con un mio amico, che poi è il barista, è saltato fuori che io conosco una cosa che lui non conosce, e fin qua non ci sarebbe niente di strano, tutti conoscono cose che altri ignorano.
Il fatto è che questa cosa qua, un libro per la precisione, per me ha significato tanto e per il barista niente, e credo sia una cosa bella, lacune culturali del barista a parte, come cose che per qualcuno siano importanti altri le ignorino: un libro, una canzone, un posto, un tramonto, un momento. Per noi sono realtà o ricordi indimenticabili, ma solo per noi. E diamo per scontato che siano cose importanti per tutti, che tutti le conoscano e che tutti le amino. È una bellissima banalità che sia vero il contrario.
Comunque, giusto per non lasciarvi macerare nella curiosità la cosa che conosco io, a un certo punto, dice così:
…
Fra l’una e le tre dei pomeriggi d’agosto, il caldo, nei
paesi affogati dentro la melica e la canapa, e una roba che si
vede e si tocca. Quasi uno avesse davanti alla faccia, a una
spanna dal naso, un gran velo ondeggiante di vetro bollente.
Passi un ponte e guardi giu, dentro il canale, e il fondo e
secco e tutto screpolato e qua e la si vede un pesce morto.
Quando dalla strada sull’argine guardi dentro un cimitero ti
pare di sentir crepitare sotto il sol battente gli ossi dei morti.
Sulla provinciale naviga lentamente qualche biroccio a
ruota alta pieno di sabbia e il carrettiere dorme bocconi in
cima al carico, con la pancia al fresco e la schiena rovente, o,
seduto sulla stanga, pesca con una roncoletta dentro una
mezza anguria che tiene in grembo come una catinella.
Poi arrivati all’argine grande ecco il fiume vasto, deserto,
immobile e silenzioso, e piu che un fiume pare il cimitero
delle acque morte.
…
Spero che per voi non abbia significato niente, perché la sua importanza la voglio tutta per me.
Comunque, se qualcuno sa cos’è puoi dirlo al Barista, lascio una birra offerta al bancone del Bar per chi indovina per primo.
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

L’idea di remixare un brano di Coldcut potrebbe risultare alquanto balzana, ma di fatto ha preso corpo con un album interamente rivisitato (Let Us Play!, che diviene Let Us Replay!). Proprio in quest’album è inserito uno dei Remix di quello che è forse uno dei brani più celebri dell’intero repertorio del duo inglese: Beats & Pieces e di questo pezzo sono usciti almeno due Ep 12″ con ben 6 remix in totale. Ci sono rivisitazioni ad opera degli stessi Black e More, ma spicca almeno alle mie orecchie proprio quella scelta per l’ascolto della serata, ovvero il remix ad opera del batterista (Tortoise) e produttore statunitense John McEntire. Il collage musicale che ha reso tipico il lavoro di Coldcut, oltre che seminale, viene armonizzato in una deliziosa suite e viene resa realmente una lettura originale. Credo che non sia cosa semplice sulle opere dinoccolate e cariche di strattoni, salti e fantasia di Coldcut. Ovviamente il tutto vistato da Ninja Tune, etichetta discografica fondata proprio dai protagonisti di questo ascolto, di cui si è già parlato nel recente e che certamente tornerà protagonista in futuro, in quanto caposaldo dell’elettronica più eclettica, sperimentale, coraggiosa e fantasiosa fra quella in circolazione.
SCHEGGE SONEEKE

Lo abbiamo già notato in passato e viene rimarcato in quest’occasione, quanto il percorso musicale di Max, racchiuso in modo esemplificativo nei circa 500 titoli presenti alla Fonoteca a lui dedicata, sia spesso costellato di piccole sorprese. Piccoli fuori tema, che se riletti in maniera ampia, sono in realtà tasselli che ben si collegano con il resto e sopratutto con il maggior atteso. Il Jazz, l’Hammond di Jimmy Oscar Smith, detto “the Incredible”, risaltano certo coem chicca, ma non stonano affatto in questa discografia. Sonorità che all’epoca dell’uscita (siamo all’inizio degli anni ’60 del secolo scorso), fecero addirittura breccia in un vasto pubblico, insidiando la celebrità delle produzioni pop, da cui è innegabile ammettere che questo album riesca a pescare il lato più avvincente. Melodie che ti si attaccano addosso come Chewing Gum e che viene da canticchiare, seguendo le note dell’organo elettrico, che diviene arma spietata nelle mani di “the Incredible”! Uno dei dischi che non conoscevo e che ho scoperto grazie alla fonoteca e che prontamente ho deciso di provvedere ad inserire nella mia collezione personale. Suggerisco un ascolto, poi mi direte.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Proprio all’inizio del nuovo millennio, arrivarono alle nostre orecchie baraccane di band che avevano un nome rigorosamente anticipato dall’articolo “THE” e uno stile sbarazzino, schitarroso. Suonavano tutte fra il pop, il garage rock e i suoni ripescati dalla cultura anglosassone, sia 60’s che di fine anni ’70, come quelli tipici di band come Jam, impossibili da immettere nel calderone punk, ma altrettanto improbabili nel post punk. Pop’n’roll se vogliamo. Veloce, divertente, semplice, ma spesso molto avvincente. Erano anni che mancava la freschezza di formazioni come queste, ma come accadde in tempi remoti si trattava per lo più di fiammate: molto luminose, quanto altrettanto repentine. Si parlava continuamente di “The new big thing”, ma come è ovvio e semplice immaginare poche band arrivarono oltre un paio di album validi o addirittura, una manciata di singoli apprezzabili. Una cotterella io la presi, come in tanti e dotai la mia discografia di molti esemplari. Ascoltando i dischi per intero, ti rendevi conto che però non valeva mica tanto la pena di affannarsi a collezionare questi dischi. Se poi facevi l’errore di arrivare a comprare il secondo o il terzo disco, beh, potevi ben dirti di esserti fregato con le tue stesse mani. Mi sa che questo “This is not the world”, terzo uscito nella discografia del trio originario del nord dell’Inghilterra, abbia tutti i connotati per essere messo in questa categoria. Singolino ruffiano, poche idee nel resto. Insomma non un cesso, ma una piccola fregatura…a ripensarci col senno di poi, autoinflitta e certamente evitabile e da evitare.
A SUA INSAPUTA
Siamo in campagna elettorale e se ne sentono di tutti i colori. Personalmente non mi sto proprio interessando a ciò che accade: ascolto in giro e recepisco le notizie dalla radio, dai racconti di chi mi prova a coinvolgere e magari a convincere, ma di fatto me ne sto sulle mie. È da un bel po’ che per primo io dico che bisogna cambiare tutto, proprio nello stile, nella scuola, nella sostanza: non solo nomi e facce. Radere a zero e rivedere il sistema pare anche a me ormai l’unico modo corretto per sperare che qualcosa cambi per la povera gente come noi: figuriamoci per i tanti che stanno decisamente peggio! Ciucciatevi ‘mo il sermone di Sighi, leggermente segato per non cadere troppo nella politica reale, ma far viaggiare il pensiero al di là degli schieramenti…che siamo fra l’altro in par condicio! Dopo tanto devo dire che ci prende in pieno e non mi spiace, ma poi per il resto ne parlerò con lui, se mi caga…
Non ci sarà nessun futuro se non si fanno drastici cambiamenti volti a togliere un po’ di più a tutti quanti, per dare a chi non ha niente. Questo partendo ovviamente da chi ha tantissimo. Ma di sicuro tutti dovranno stringere i denti altri 5 anni. Questa è la questione: chi davvero ha a cuore la politica lo deve dire che stiamo andando verso un mondo popolato da 20 miliardi di esseri umani, dove sarà sempre più difficile lavorare, sempre più tragico vivere, sempre più lento curarsi e sempre più costoso studiare. Se gli italiani non se lo vogliono sentir dire, se gli italiani continuano a credere di poter arrivare al cimitero, più o meno come stanno adesso o con qualcosa in più, non abbiamo capito niente. Ci sono solo lacrime, sudore e sangue per prepararsi, riprendersi il controllo della politica svenduta agli interessi corporativi; prostrata ad essere coincidente con l’amministrazione dell’esistente, dal momento che vi è chi non la vuole più in grado di tornare a imporre diverse vedute geopolitiche sullo scenario internazionale. Ci vorranno almeno 15 anni dove sarà indispensabile prendere il modello di leadership politica attuale e cancellarlo per sempre. Queste sono le uniche cose che si devono promettere. Il resto, le misure di sostegno alla povertà, le pensioni aumentate, i contratti a tutele crescenti (quindi variabili), le flat tax e i surrogati keynesiani sulla bocca di tutti che non sanno manco chi è, come se fossimo nel pieno del boom economico, l’accesso scolastico qualitativo e su base individuale (quindi impari e sempre più privato ) sono tutte bugie. Bugie e solo bugie. Sono impossibili da realizzare perché in realtà portano ad una direzione esattamente opposta a quella che sarebbe l’intenzione dichiarata di chi le propone. Le riforme che si devono fare per prime sono di ordine sociale e vanno dirette a demolire la presa che hanno sulla nostra educazione, sin da quando siamo fanciulli, all’interno della collettività. La fine del patriarcato, la distruzione dell’estetica del profitto e della meritocrazia, smettere di organizzare la società secondo i dogmi di competizione e di vittoria come se fossero qualcosa di positivo e bello, l’elaborazione di un altro linguaggio per descrivere la realtà, la lotta ad ogni tipo di consumo non sostenibile, la ripresa di un programma spaziale internazionale e condiviso per ridare dignità alla scienza e alla tecnologia, che oggi è messa in pericolo nella sua indipendenza da chi controlla l’economia e la riduce a progettare saune che si accendono da sole per chi ha la villa con la spa in montagna. La messa al bando di ogni arma, perfino quelle giocattolo. Questo è il presupposto alla politica. Questa è l’unica lotta per liberarci che vale il prezzo di questo orrore che è dover votare un “capo”. Il resto non è che fa schifo. È peggio: è senza creatività, senza visione, senza passione. Il momento più basso di una democrazia è il dover, per ragioni di inevitabile necessità, dover decidere i propri rappresentanti rinunciando alla propria piena sovranità. È quanto è scritto nell’art. 1 della Costituzione e sarà inevitabile ancora per lungo tempo. Che almeno ne valga la pena però. Che almeno ci sia un posto, un luogo, un’idea di mondo in cui si vuole andare e non solo la surroga dell’assemblea condominiale in cui si sperimenta l’ arte del possibile…
ENRICO MARIA SIGHINOLFI 26 I 2018
SCALETTA MUSICALE
- NO REALLY, EVERYTHING’S FINE – AEREOGRAMME
- OOBE (LIVE) – ORB
- A VELVET SUN – SWELL
- MORE BEATS & PIECES (JOHN MCENTIRE TORTOISE MIX) – COLDCUT (VINILE IN SPOLVERO)
- NEMESIS – BENJAMIN CLEMENTINE
- REDEMPION SONG – BOB MARLEY
- RADIO 4 – P.I.L.
- REEKO – N.O.F.X.
- OL’ MAN RIVER – JIMMY SMITH (SCHEGGE SONEEKE)
- FU-GEE-LA – FUGEES
- THE BEGINNING OF THE TWIST – FUTUREHEADS (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- WATERLOO SUNSET – KINKS
- X22RME – ACTRESS


Scrivi una risposta a Vincenzo Basolu Cancella risposta