Siete genitori di adolescenti o in zona? Beh questa miniserie potrebbe farvi venire i capelli dritti. Non siete genitori o se sì avete già passato il periodo dell’adolescenza o è ancora troppo lontana per sentirne il peso? Beh questa serie potrebbe farvi comunque venire i capelli dritti.
Quattro piani sequenza di circa un’ora ciascuno. Uno per episodio. Proprio così, quando la telecamera attacca, non stacca mai fino alla fine. Bellissimo e tecnicamente difficilissmo (credo), ma il risultato è una bomba. Tutto in tempo reale, coi silenzi che ti entrano dentro e ti fanno macerare assieme ai protagonisti di questa storia sceneggiata da Jack Thorne e Stephen Graham, per la regia di Philip Barantini, i passaggi lungo una scala da una faccia all’altra che non si guardano, ma che sono inconsapevolmente parte dello stesso mondo.
Pensatevi di mattina presto in un giorno qualsiasi, mentre appena svegli, ancora intontiti dal sonno, state pensando ai vostri impegni della giornata, mentre vostra figlia diciasettenne si sta lavando i denti in bagno e a quel punto la polizia in assetto antisommossa irrompesse tirando giù la porta di casa senza troppi complimenti vi sbattesse al muro e dopo aver messo le manette a vostro figlio minore di tredici anni ve lo portasse via dicendovi che è accusato di omicidio. Così, senza virgole. Tutto d’un fiato. Senza darvi il tempo di respirare e togliendovi il respiro per il resto dei vostri giorni. Dal niente, per sempre.
Da lì in poi la discesa negli inferi è continua. Si scende in quelli della tragedia immediata per la famiglia Miller, sullo sfondo c’è quella della famiglia di Katie, che non c’è e non ci sono mai, ma esistono. Si passa poi per quella dei poliziotti stessi, che si trovano ad arrestare un ragazzo dell’età dei propri figli e si vede che non è così semplice. Lo trattano bene, quasi con delicatezza: non lo farebbero di certo con una faccia da sgherro di 20 o 30 anni: almeno a me questa cosa colpisce parecchio. Gli assassini vanno trattati male, no? Sembra tutto surreale, ma piano, piano, ci si accorge che no, è tutto vero e sta avvenendo e potrebbe avvenire anche a te. Sì, quello penso. Perché Jemie è proprio un ragazzino acqua e sapone ed ha ragione la madre: non potrebbe mai fare del male a nessuno. Adorabile, meraviglioso, proprio come i nostri figli.
Eddie Miller (interpretato dallo stesso Stephen Graham), ha la faccia da buono. Un padre forse burbero, probabilmente troppo impegnato col suo lavoro, ma innamorato del figlio, non ci crede: si sono sbagliati! Il figlio lo vuole come tutore legale, lui ovviamente accetta, ma si capisce che sa di non essere all’altezza: quale padre lo sarebbe?
Hanno ammazzato una ragazzina, Katie, per l’appunto. Dicono che è stato Jamie e nel frattempo Luke, il poliziotto che ha effettuato l’arresto, trova in suo di figlio, che frequenta la stessa scuola di Jamie, un aiuto inaspettato.

Una storia che si trascina in sequenze struggenti, in scenari allucinanti, eppure reali. Uffici in cui appollaiarsi in sedie scomode, tavoli vuoti, scuole fetide. Casa Miller, accogliente e curata è ora fredda e il vicinato non aiuta. Si è catapultati nel delirio più assoluto e si vive con Eddie e Manda il dramma più spaventoso: non poter più fare quello che fino al momento sembrava semplice, ovvero proteggere i propri figli. Ma da chi? Dalla polizia? O da sè stessi? No, non si può sapere tutto dei figli, non li si può tenere sempre sotto controllo. Non è possibile, ma soprattutto non è giusto: bisogna stare attenti prima e probabilmente avere anche un po’ di fortuna.
Con l’ultimo stupendo piano sequenza (se non ti commuovi con l’episodio finale hai una pattumiera al posto del cuore), si arriva ai tredici mesi dopo l’arresto. Jamie non si vede, si sente solo al telefono. Quello che si vede è la disperazione della famiglia, dei genitori, che si chiedono cos’abbiano sbagliato. Nel giorno del cinquantesimo compleanno di papà Eddie, che avevano anche provato a trascorrere in serenità: loro tre, i superstiti di quella famiglia gettata nel caos dal loro angioletto, che prova a stringersi e ad aiutarsi. Prova a salvare il salvabile.
Intenso, toccante, coinvolgente. Fa pensare ai guai dei giorni nostri nel fare i genitori e nell’essere adolescenti, al perché possono accadere cose impensabili ad opera di chi proprio, non l’avresti mai detto. Sì, anche se non l’avresti mai pensato, anche a te.
Invita a stare attenti, a non distrarsi con le persone a cui si tiene, perché su alcune cose non c’è l’esame di riparazione, se si arriva dopo può essere davvero troppo tardi. Adolescence invita soprattutto a capire che certe cose non capitano per caso e nemmeno all’improvviso, anche se non le si era viste prima erano lì da un po’, mentre noi pensavamo magari al lavoro o a chissà cos’altro di insignificante rispetto alle vite delle persone che amiano, che nel frattempo si spappolano senza rimedio.

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