Si torna nel consueto spazio del martedì sera, dopo un paio di settimane di digiuno, interrotte solo dall’episodio pomeridiano speciale in occasione dell’Easter Party al Dude di Soliera. Una serata solitaria al bancone, ma non di certo nella discussione che grazie a diversi interventi da casa si sviluppa in particolare sul tema della copertina: il tempo e la nostra mania di fare di tutto per non averne mai, per fare ciò che ci piace. Il Padrino per festeggiare il compleanno di due grandi del cinema, 2001 odissea nello spazio e gli Oasis che scalzano i Queen nella classifica della canzone inglese più importante della storia. Le rubriche e La Ragazza del Meteo, che parla di Nostalgia e Rimpianti. Poi Pierpaolo che come me non si rassegna al fato per giustificare chi muore lavorando.
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COPERTINA
Ci lamentiamo continuamente di correre come dei dannati e di non avere più tempo per fare nulla di ciò che ci piace.
Quante volte avete detto o udito pronunciare la frase “…eh, magari: avere il tempo!”
Beh, oggi io il tempo me lo sono preso e devo dire che questo luogo comune, questa frase che pare retorica, perché poi il tempo non se lo prende mai nessuno e ci sembra che sia impossibile farlo o quantomeno sconveniente farlo, beh, dicevo, devo dire che prendersi il tempo è veramente bello o se preferite, figo, cool, forte, ganzo, togo. Ma probabilmente molto più di quello che le vacui per quanto giubilanti frasi di circostanza suggerirebbero.
La cosa che fa più ridere, ma a volte anche arrabbiare (soprattutto con sé stessi), sono peró quelle ipocrite ammissioni sul quanto ci piacerebbe prendersi del tempo, ma che per questo o quell’altro motivo, proprio non si può. La verità è che non ci stiamo minimamente pensando a cambiare il tran, tran: sarai mica matto, come si fa?!? Dicevo per dire, mica sul serio. Sol che non scherziamo!
E invece, ogni tanto, forse mica sempre o non troppo spesso, bisognerebbe accendere il cervello e l’umiltà per ammettere che non casca mica il mondo se ci prendiamo del tempo e stacchiamo col lavoro e gli altri impegni che scandiscono le nostre vite così metropolitane, impegnate, stressate e frustrate dalla mancanza di tempo.
Poi ci sarà anche chi non si schioda dall’abitudinarietà per pigrizia e paura, ma il più delle volte pare proprio che la mancanza di tempo sia divenuta una droga di cui non vogliamo fare a meno: meno tempo si ha per fare le cose che ci piacciono ci sentiamo estasiati. A sentire alcuni più che una lamentela, sembra che sia un vanto essere così impegnati! Drogati fino al midollo del volersi sentire fondamentali.
Ma nessuno di noi lo è veramente.
Davvero.
Fidatevi di uno che è proprio uno scemo e il tempo se lo prende raramente, ma che ogni tanto l’ha toccato con mano questo ben di dio. So di cosa parlo: oggi almeno, perché domani probabilmente tornerà tutto come prima e farò l’errore verso il quale vi sto mettendo in guardia; perché questa droga è proprio una brutta bestia! Anche se non si ha intenzione di fare i fenomeni o se si teme l’ombra di chi ci guarda.
Spero servirà almeno un po’ ripensare a quanto era meraviglioso godersi il silenzio di oggi, a quasi 2000 metri, nella neve, nel vento e a dispetto della pioggia che cadeva a Piastrellavalley al mio risveglio e che come fosse un losco presagio, un avvertimento del dio del correre, stava per farmi rinunciare alla mia giornata in montagna, nel sole.
Per fortuna non credo negli dei.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Se le emozioni sbiadiscono, vuol dire che sono talmente lontane nel tempo o così poco potenti che forse di loro abbiamo goduto il massimo possibile. Ci sono poi quelle che non si esauriscono mai e continuano ad alimentare nostalgie e qualche volta rimpianti. Certo è che col senno di poi è troppo semplice ragionare e allora penso che quando si compie una scelta, lo si fa in base al contesto e ai desideri di quel momento. Non sempre ci si prende, è vero, ma o te ne rendi conto in tempo utile per rimediare (quando possibile), altrimenti diventa solo un esercizio di stile, pressoché inutile o utile solo a perdersi nel blu. Se non si ha abbastanza di ciò che siamo a seguito delle nostre scelte passate, forse non è colpa delle singole scelte, ma proprio delle aspettative che abbiamo su di noi. Basta ridimensionarle, sorridere alla nostalgia dandole il peso che merita e godersi ciò che si ha; proprio tenendo fede al motto dei 20 anni, perché tutto il resto è voler per forza stare comodi anche dove non c’è modo, nonostante l’agio, l’esperienza e il cinismo.
Meteo.
E fu così che venne la nostalgia. E non che mene dispiaccia, io ci sguazzo nella nostalgia.
Ma quando inizi a non avere più 20 anni succede che la nostalgia parte bene ma poi si trasforma all’improvviso in rimorsi e rimpianti. Perché è un attimo passare da “aaaaaah che bello che era” a “aaaaah che bello che sarebbe stato”.
E quando sei giovane te ne freghi, il mio motto era “faccio quello che voglio, nessun rimpianto, nessun rimorso”, andavi, sull’onda delle emozioni del momento e facevi sempre la scelta giusta, per te. Poi, se ti rendevi conto che avevi fatto la cosa sbagliata o non avevi fatto la cosa giusta, pensavi che andava bene lo stesso perché alla fine l’importante era godersela lì per lì nel modo migliore, i rimorsi e i rimpianti andavano buttati insieme alle conseguenze: via.
Ma le emozioni che ti hanno portato a spasso non sono eterne, prima o poi svaniscono e sbiadiscono e la nostalgia fa il resto. Ti rotoli un po’ in quella sensazione piacevole del ricordo, ti ci avvolgi dentro, poi improvvisamente qualcosa stringe, ti ci sei avvolto troppo stretto e non riesci a respirare bene? No, è il primo rimpianto che ti prende forma in gola. E qui i casi sono 2 o non hai più vent’anni o l’emozione è sbiadita, anche perché, come disse qualcuno, “alla fine siamo tutti il rimpianto o il rimorso di qualcun altro”.
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO
Con l’avvento del nuovo millennio e grazie anche ad alcuni Dj e programmatori particolarmente sensibili a suoni più morbidi e raffinati, ad Antenna Uno si alternavano proposte più in linea con l’indie, l’elettronica più impegnativa, il punk, il nuovo rigurgito nowave e artisti fino a quel momento forse meno consoni per la programmazione dai 104.7. Per fortuna, dico io, perché così amplianto lo spettro di azione sonoro, si sono potute mettere le orecchie su fiammate come quella di Macy Gray avvenuta con l’album “The ID”, proprio agli albori dei 2000. Rovistando nella sezione 12″, per la scelta del vinile in spolvero di questa settimana, mi torna quindi per le mani questa versione del singolo trainante dell’album cui sopra. La melodia resa particolarmente espressiva dalla graffiante voce di macy Gray, si accompagna al momento d’oro di Norman Cook, che come detto più volte in quegli anni sa rendere oro tutto ciò che tocca. Anche in questo caso il risultato non è male, anche se forse non certo all’altezza dei fasti degli anni immediatamente precedenti a quello in cui viene pubblicato questo EP. Spazio alle ritmiche sincopate e all’esaltazione dell’atmosfera festaiola del brano, già in grande evidenza nella versione originale. Macy fa poi il verso a Fatboy Slim, regalando un piccolo “cameo” di versi aggiunti, impreziosendo questo remix.
SCHEGGE SONEEKE

Un disco di quelli duri, impestati e che nel 1996, quando usciva, era veramente molto avanti. Chissà però se Mika Vainio e Ilpo Vaisanen, hanno voluto in un qualche modo celebrare un’ispirazione al Kraut Rock, riprendendone le reiterazione dei suoni e le atmosfere ipnotiche. Qui ritmiche glaciali e suoni spesso metallici al posto di rotondi ed avvolgenti basi ritmiche. Spigoli di ghiaccio dal’estremo nord. I Pan Sonic o meglio i Panasonic (prima che l’omonima casa tecnologica nipponica imponesse il veto legale sull’utilizzo del nome…anche loro molto avanti, non c’è che dire), sono un’altra di quelle “invenzioni” di Max che non mancava di decantare questo album, custodito in quella che fu la sua copia originale in doppio LP, proprio nella magica Soneek Room. Suoni avanti, dicevamo: proprio mentre molti di noi erano alle prese con l’immediatezza baldoriosa del Crossover, poi venata di Nu-Metal, col ritorno del Punk Rock e in ambito elettronico dal festaiolo Big Beat, c’era chi viaggiava già in ambienti in cui valeva e vale ancora la pena perdersi. Già perché Kulma rimane un disco attualissimo, oltre che collettore di idee rintracciabili anche a 20 anni di distanza, sparpagliate nei dischi più recenti per cui opere come questa sono state letteralmente seminali.
THE LITTLE R’N’R SWINDLE
Ci siamo nuovamente: quando la Consorzio Produttori Indipendenti mi fregava senza bisogno di impegnarsi troppo. Questa è un’altra di quelle piccole badilate nei denti prese andando sulla fiducia della casa di produzione facente capo a CSI. Forse una delle peggiori a ritornarci sopra, perché devo ammettere che saranno passati almeno 10/15 anni dall’ultima volta in cui ho avuto l’ardire di far girare nuovamente nel lettore questo disco firmato Andrea Chimenti e prodotto da Gianni Maroccolo. Ricorso però che era presente una copia anche negli scaffali della vecchia Rockstation: mal comune mezzo gaudio? Cerco di dirvi che non sono stato l’unico a prendere lucciole per lanterne inebriato dal fascino che in quegli anni Ferretti & Co. esercitavano su tutti noi amanti della musica…indipendente…? Beh, queste erano chiare avvisaglie che non c’era da dormire sugli allori e che il momento magico stava per spegnersi, affogando i vecchi fasti in una banalissima reinterpretazione cantautorale e dalle dubbie qualità, sia nei testi, che nelle idee compositive. Io so perché il mio disco è lì e non intendo dare la colpa al Consorzio, ma loro e lo stesso Maroccolo, si rendono conto di ciò che ci hanno propinato? Pensate sia troppo duro? Siete ancora refrattari all’idea di poter criticare dio Giovanni Lindo e la sua comitiva? Fate come vi pare: io con tutto il rispetto per l’ex Moda, vi ho avvertito.
A SUA INSAPUTA
La settimana scorsa mi sono beccato pesanti critiche da un’amica, perché esprimevo per l’ennesima volta preoccupazione per le numerosissime morti sul lavoro che purtroppo ci vengono riportate dalla cronaca con cadenza da massacro. In quei giorni si parlava tanto delle elezioni, anche se erano passate da circa un mese e si continuavano a sfottere le persone, poi non si mitigava la furiosa richiesta di Sicurezza. Ma non quella sul lavoro: quella che in barba ai dati che annunciano una situazione migliore rispetto al passato, viene richiesta dai cittadini contro invasioni di banditi, manco fossimo nel far west. Rincorsa alle armi e richiesta contributi pubblici per scuole di autodifesa: servirebbe quella dall’avidità. Perché pare proprio che ogni tanto dietro a queste morti ci sia la sfortuna, il fato e il comprensibile errore umano, ma è piuttosto evidente come gran parte dei casi siano viziati da sistemi di sicurezza inadatti, inadeguati e a volte inesistenti. Non, morire sul lavoro non è quasi mai sfortuna, ma è troppo spesso un’assurdo prezzo da pagare all’avidità, all’ignoranza e alla supponenza che fa dire “a me no succederà mai!”. Non cerco colpevoli, come qualcuno mi ha detto, ma di certo non li nascondo dietro al fato. Pierpaolo pare pensarla come me.
Si muore a Treviglio perché esplode un’autoclave di mangimi che dovrebbe essere spenta, si muore a Livorno per il mancato rispetto della normativa sulle atmosfere esplosive. Ma forse è più chiaro così: se sei un lavoratore italiano hai più probabilità di morire che nella media dei paesi europei. Ad ammazzarti può essere anche un padrone che lucra illegalmente sulla tua insicurezza, che allunga i turni, che lo può legittimamente fare oppure scommette tutto sull’assenza dei controlli, sul fatto che non accadrà nulla. È una roulette russa, ogni tanto parte un colpo. Ogni giorno in Italia muoiono tre lavoratori che si trovavano dalla parte sbagliata del profitto e alle loro famiglie viene poi dato qualcosa, per legge.
Pierpaolo Ascari (03 IV 2018)
SCALETTA MUSICALE
- IT’S THE SUN – POLYPHONIC SPREE
- NO BODY SPEAK – DJ SHADOW (FEAT. RUN THE JEWELS)
- SEXUAL REVOLUTION (NORMAN COOK FULL VERION MIX @128BPM) – MACY GRAY (VINILE IN SPOLVERO)
- THE STRAIN – BLOCKHEAD
- I WANNA MAKE IT WITCHU – DESERT SESSIONS
- DON’T GIVE A DAMN – MULDER
- LIVE FOREVER – OASIS
- COME AS YOU ARE – NIRVANA
- THE BLUE DANUBE – JOHANN STRAUSS (HERBERT VON KARAJAN – THE BERLINER ORCHESTRA)
- SORE THUMB – FUJIYA & MIYAGI
- TEURASTAMO – PANASONIC (SCHEGGE SONEEKE)
- I HEARD THROUGH THE GRAPEVINE – MARVIN GAYE
- TAMAGNOCCHI – MOUSE ON MARS
- LIMERENCE – YVES TUMOR
- ORA O MAI – ANDREA CHIMENTI (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- C’È QUESTO STANOTTE – MASSIMO VOLUME


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