Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio XLV (X-II) – 07 XII 2016

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COPERTINA

Qualche giorno fa stavo giocando con mio figlio di 6 anni scarsi e ad un certo punto diciamo:

– “Chi fa gol vince!!!”.

Lottiamo, spingiamo, entriamo in scivolata, copriamo la pallina e tiriamo.

In casa è delirio, la mamma e la sorellina ci guardano stranite e soprattutto la prima spera che nulla si fracassi nel furore agonistico.

Palo, fuori e dopo un po’ faccio gol io…e vinco io! Vinco! Che a me farlo vincere apposta non è mai piaciuto, soprattutto perché lui è uno di quelli che non vuole mai perdere. Anzi, peggio ancora: non sa perdere.

Ovviamente lui s’incazza come una pantera ed inizia a protestare, peggio che quelli della serie A, anche se a lui è toccato un padre da serie C, pardon…Lega Pro…per ora.

Io, sarò stronzo, pensatela come volete, ma inflessibile e tronfio esulto nel salotto di casa per la mia meritata e sudata vittoria. Più lui s’inalbera e tigna, più io lo sfotto e ostento giubilo, fino allo sproporzionato.

Poi, in preda all’isterismo, lo sconfitto inizia a dire che le regole erano diverse, che il risultato non è quello, perché io prima avevo preso il palo, non era gol…insomma che a guardarci bene aveva vinto lui.

Va avanti nella mia totale, giubilante, chiassosa e stronzissima indifferenza (ai suoi viscidi lamenti).

Ho vinto io!

E lui ha perso.

Punto.

Che a me questa cosa che non sa perdere da un fastidio boia.

Proprio mi manda in bestia.

Finisce sempre in tragedia ed era solo un “uno contro uno”, nel salotto di casa, con una pallina di carta arrotolata. Una porta è il copritermo di legno, l’altra la parete fra le stanze da letto.

Spero proprio di riuscire a fargli capire che bisogna imparare a perdere, perché altrimenti la vita diventa pesante.

Poi mi ricordo quando, ancora più piccolo, se si faceva male cadendo o sbattendo contro un mobile, se non gli riusciva qualcosa, dava la colpa a me o a sua madre, a chi passava di lì per caso o alle cose.

La colpa, la responsabilità, la sconfitta.

Non le vuole proprio nessuno sul groppone.

Ho proprio questa pretesa, insomma, per i miei figli: che imparino a perdere e a prendersi le proprie responsabilità.

Che saper perdere non è da perdenti.

Un conto è voler vincere, altra cosa è volere che ciò avvenga a tutti i costi.

La dignità costa: è davvero parecchio salata. Se non ve ne frega della vostra, cercate di non calpestare quella degli altri.

Questo glielo dirò quando saranno più grandi, ai miei figli.

Per ora mi basta che non mi annullino un gol in fuorigioco in un uno contro uno, con una pallina di carta, nel salotto di casa, per vincere a tutti i costi.

Giusto per dare la direzione.

SCALETTA MUSICALE



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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