Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


The Social

Poco più di quindici anni fa, proprio nel boom di celebrità di Facebook e dei suoi ideatori, usciva un film che descriveva la nascita di una delle piattaforme social che più avrebbero inciso sulla nostra esistenza negli anni a seguire. Se nella pellicola del 2010 era forte la volontà di celebrare la rivincita dei nerds (senza ovviamente dimenticare lo spirito conquistatore dell’uomo, che ogni qual volta si presenta l’occasione non si fa scherno di divenire fratricida), in quello che potrebbe essere visto come il seguito naturale di quel film, eccoci a fare i conti con tutta la malvagità che il profitto e la brama di potere portano con sé e che hanno trasformato il brufoloso Mark in una maschera impenetrabile di cinico iperego.

Ancora una volta una sala tutta per me: ok, mi fa piacere perché è un’esperienza davvero bella, ma nello stesso tempo mi fa preoccupare per le sorti del cinema in generale e quello in cui sono abituato ad assistere alle proiezioni, in particolare. Se quello che ritenevo un caso diventa la norma, c’è proprio da pensare che il cinema stia navigando in pessime acque e questo, alla lunga, non può essere che controproducente per tutti, anche per me, che nelle ultime due occasioni ravvicinate ho potuto godere di questo privilegio.

La storia è tratta dalla cronaca e quindi, anche se la mia memoria corta su certe notizie non mi ha permesso di anticipare gli eventi che stavano per essermi raccontati, nessun colpo di scena, solo lo spiegone di ciò che è accaduto a cavallo dell’epidemia di Covid a Facebook. La “bacheca” nata per rimorchiare ragazze è ormai un colosso e fonte d’informazione per milioni di persone e per mantenersi in auge e non soccombere alla concorrenza sempre più agguerrita, non si limita ad acquisire i concorrenti (come Instagram), ma fa di tutto per offrire il vantaggio della quasi totale mancanza di censura, giustificandola con un paraculissimo: noi siamo solo una bacheca a disposizione della libertà di parola. Poi c’è il famoso algoritmo che fa il resto e soprattutto ha fatto fare tanti soldi a chi ha investito sul desiderio umano di emergere e di concentrarsi, soprattutto su pensieri dirompenti, paranoici, devastanti per la società. Le cose per bene non hanno mai e non avranno mai lo stesso successo delle cose proibite.

Veramente niente di nuovo sotto il sole, tutte cose che ormai si sanno da anni e che qui vengono raccontate in modo minuzioso, ma spesso noiosetto. Mark Zuckerberg rappresentato come un comandante dispotico e schiavo della propria velocità di pensiero, un burbero senza cuore e senza morale, ma che vorrebbe fare la morale, mentre si para il culo e fa i soldi. Personaggio che fa da contraltare al ragazzetto nerd, ma goffamente simpatico del film già citato in apertura che ne raccontava le gesta di fondazione di Facebook.

Qui si vuole raccontare il declino dell’umanità? O solo tirare addosso a Zuckerberg e al mondo dei Social? Social brutti e cattivi, che rovinano le persone e fanno del male agli adolescenti. Poi c’è la purezza della “talpa”, che si redime sulla via di Damasco, folgorata dalla verità gentile, incarnata dal giornalista gentiluomo, ma un po’ figlio di puttana e per sua ammissione manipolatorio: quindi la colpa è dei Social se gli uomini per ottenere ciò che vogliono tradiscono anche la propria faccia e la propria anima, i propri sogni e le proprie convinzioni? Sì, la persona intelligente, veramente coscienziosa e coraggiosa, sa capire quando il principio può o addirittura deve lasciare il passo alla soluzione dei problemi, qualcuno lo chiamerebbe pragmatismo, ma qua si rischia di scivolare nel desiderio di agire sempre, comunque e in barba a qualsiasi principio. Perché diventa poi importante che lo stesso pragmatismo non diventi becero e scusa per sdoganare le peggio cose. Un equilibrio pericolante e pericoloso, dove non si sa bene chi dovrebbe decidere dove stanno i confini. Anche se in questi film la fanno sempre semplice, non è mica così. Per niente. Ma certo è che rimanere rigidi non funziona tanto quanto essere troppo flessibili.

Un film che quindi non ci racconta nulla che già non sappiamo e che probabilmente, volutamente abbiamo deciso d’ignorare. Non dico una pellicola inutile, ma solo un altro film basato sul giornalismo d’inchiesta all’americana, che scardina coscienze e sistemi col potere degli ideali buoni, ma per l’appunto lo fa spesso mettendoli in disparte quando necessario. Uno “Spotlight” che non ce l’ha fatta?

Certo i numeri e le verità che emergono sono più che inquietanti, ma a quanto pare mentre qualcuno usa Facebook e gli altri Social come cavallo di troia per influenzare le coscienze o lo utilizza malissimo per sfogare istinti crudeli sul debole di turno, sono in tanti che non fanno una piega e pensano (magari a ragione), di essere immuni a queste forzature e continuano banalmente ad utilizzare i Social solo per conoscere un/a potenziale amante o in maniera magari triste o addirittura squallida, quanto innocua, per mettersi in mostra. Sono sempre stato convinto che gli strumenti non abbiano colpa, ma che alcuni possano essere una facilitazione importante per gli istinti peggiori, ma perché no, anche per quelli migliori. Vale dunque la pena buttare via il bambino con l’acqua sporca?

Beh, sono poco affidabile probabilmente, visto che per una sorta di vanità o di esibizionismo, sto per ripostare questo mio commento dal blog in cui lo state leggendo, proprio sui Social, grazie a cui i miei pensieri hanno avuto un briciolo di visibilità (misurabile in unità o massimo poche decine di click, sia chiaro).

Suggerisco di andare al cinema sempre, motivo in più queste sale vuote che mi preoccupano tanto come il cyberbullismo e la stupidità di chi si fa irretire da un algoritmo (il mio feed ultimamente è tutto un reel di funghi creati con AI e ovviamente i commenti sulla mia povera Reggiana, quindi sarò sempliciotto, ma direi inoffensivo), ma sarei come il giornalista del film che fa una cosa disonesta per provare ad ottenere informazioni giuste, se non vi suggerissi di andare per vedere un altro film: questo potete tranquillamente recuperarlo in una serata sul divano, quando avrete voglia di sentirvi migliori degli altri e indignarvi un po’, per ciò che avete sempre saputo, ma vi siete stancati di sopportare…fino al post su Facebook a cui affiderete il vostro sdegno.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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