Avevo voglia di vedere un film allegro e così ieri sera, giorno d’uscita della nuova pellicola firmata dall’ItaloStatuniteste Giulia Louise Steigerwalt, anticipata da un trailer colorato, e incalzante sul ritmo di Just Can’t Get Enough dei Depeche Mode (brano a cui lego ricordi bellissimi della mia pre-adolescenza e che ogni volta che sento mi fa essere per l’appunto allegro), mi decido quasi alla cieca, ma convinto da questi pochi elementi ad entrare in sala nella speranza di trovare ciò di cui sento di avere bisogno.
Diva Futura parla dell’ascesa dell’omonima agenzia di spettacoli guidata da Riccardo Schicchi che ha visto non solo nascere, ma prosperare l’industria dell’erotismo e della pornografia a cavallo fra gli anni’70/80 e ’90 del secolo scorso e delle storie umane e professionali delle persone che ne sono state principali protagoniste.
“Il porno lo guardano tutti” dice Pietro Castellitto nell’interpretare Schicchi, ma nessuno lo ammette e magari qualcuno se ne vergogna anche, nella puritana e benpensante società Italiana di allora, ma paradossalmente molto più in quella di oggi. Fatto sta che anche il Film che racconta questa storia deve aver smosso proprio un sentimento di ipocrita vergogna, visto che in sala sono completamente solo durante la visione. Forse è solo un caso, non è in effetti la prima volta che accade, ma in effetti mi fa molto specie con un film fresco, fresco d’uscita. Comunque, condizione oserei dire invidiabile e me la godo al massimo.
Dicevo che mi sono avvicinato a questa proiezione convinto di andare a vedere un film vivace, dinamico, allegro: mi accorgo dopo non molto che le cose non stanno esattamente così. Non dico purtroppo, perché non constato la cosa con delusione, bensì con piacevole sorpresa.
Certo, ci sono flash di bizzarria colorata e allegra leggerezza. Quando nell’andirivieni cronologico in cui si sviluppa il film ad essere protagonisti sono gli anni ’80 si raggiunge ovviamente l’apice della festa, perché nei ricordi di Debora Attanasio, raccolti nel suo libro “Non dite alla mamma che faccio la segretaria – Memorie di una ragazza normale alla corte del re dell’hard“, a cui è ispirato e di fatto tratto il film, sono proprio questi gli anni del successo di Diva Futura e conseguentemente della svolta epocale nel costume della società italiana E così le artiste di Schicchi non sono semplicemente protagoniste del sotterraneo mondo del porno, ma divengono in maniera dirompente delle autentiche dive, che affollano la TV pubblica e i programmi per famiglie.
La figura di Schicchi ci viene dunque raccontata di prima mano dalla sua segretaria e viene fatto dando molto spazio al lato affettivo ed umano; non è quindi detto che da questo non sia anche un po’ distorto, certo è che ne esce qualcosa di decisamente diverso da quello che anch’io ricordo bene, perché all’epoca (primi anni ’90), pensai quello che probabilmente pensarono in tanti testosteronici, invidiosi e stupidi maschi all’epoca: ma come fa questo rospetto a stare con delle donne così belle?!? Non c’interessava conoscere Schicchi, ma solo giudicarlo dal piedistallo delle nostre animalesche categorie, grette e superficiali.
Schicchi viene qui descritto come un puro, ingenuo, gentile, dolce, visionario, e soprattutto il contrario del pappa viscido, figure da cui però è attorniato e da cui si vuole fermamente distinguere con nettezza e decisione. Lo fa fino a rimanere schiacciato (a volte subsolamente fregato), da loro, in pratica da un mostro che ha contribuito a creare, seppur involontariamente. Nel racconto si spinge molto nel dare all’ambiente di Diva Futura un’aurea di ambiente sano e rispettoso, che cozza moltissimo con l’immagine che probabilmente a tutti noi verrebbe istintivo appiccicare.
È proprio sul concetto che l’abito non fa il monaco che si basa un piano importante di lettura del film, con una societè moralista, ma non morale, dove si scontrano le brutture che tutti conosciamo attraverso la cronaca e la condanna moralista di chi, non senza capirne le conseguenze sulla propria esistenza (guardare l’intervista di Baudo alla stupenda e sfortunata Moana Pozzi per vedere la consapevolezza di ciò), decide di fare la pornostar come mestiere. Con Amoralità, non Immoralità.

Ma dietro tutte le illazioni possibili, c’è anche tanta sofferenza e così dopo gli sprazzi di allegria iniziale, eccoci con la lettura più profonda dei vari personaggi, perdonne, delle varie persone che costruiscono questa storia e qui ci scappano anche delle lacrimucce. Fortuna che sono da solo e nessuno mi può vedere.
Un film dunque molto intenso, che vuole parlare di persone e di ipocrisia, ma anche di una visione che nasce pura, ma che si scontra con il mondo reale e inevitabilmente finisce suo malgrado nel calderone e come già si diceva, per sdoganare altro, che lo corrompe in qualcosa di tremendo, di veramente volgare e finto. Ma l’idea iniziale non era quella e alle idee, alle visioni, bisogna portare rispetto, così come alle persone, che fino a che scelgono per sé stesse vanno sempre rispettate.
Un messaggio difficile quello lanciato dal film, il più difficile di tutti in quest’epoca di grandi battaglie moralistiche, ma dalla morale in naufragio. Il rispetto vero e totale per la libertà e per le persone che non sono mai una cosa sola, ma hanno più sfaccettature. Non c’è niente di più disumano che l’etichettatura e la marchiatura a fuoco. Non c’è nulla di più squallido della logica delle reputazioni, soprattutto se basata sulla superficialità.Il porno lo guardano tutti; il sesso e l’erotismo sono una parte della nostra vita e sono la stessa cosa dell’amore, diceva Moana, forse perché non ha fatto in tempo a vedere cosa sono diventati il sesso e anche il porno ai tempi nostri, ben diverso da quello che era nella “mission” di Diva Futura.
Ma qui la timida e apparentemente fuori contesto Debora, dice una cosa pesante a Schicchi: non si può pretendere di capire e poter rappresentare le fantasie di tutti, soprattutto perché non sempre le fantasie sono positive e sognanti, come quelle che fin da bambino lo hanno mosso nella sua passione artistica ed umana.
La morale del film si può forse e dunque racchiudere molto semplicemente in quella frase e in un’altra battuta pronunciata senza stupore, ma con grande e affranta presa di coscienza dal sognatore forse ormai disilluso Schicchi: “Gli istinti peggiori emergono sempre, in tutto e tutti”. Putroppo non riesco a dargli torto.

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