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Più che altro per non dimenticar(Si)


The Queen’s Gambit

Come ben sa chi ha avuto la pazienza di leggermi su questo blog nel corso del tempo, nutro una grande passione per le storie di banditi e/o allacciate alla realtà. Mi innamoro delle monografie su grandi del passato, così come di storie riprese dalla realtà di piccoli personaggi di cui magari non avevo mai sentito parlare. Una costante, quindi, per me riuscire a traslare nella linea della storia ciò che mi si stava raccontando, se non con riferimenti diretti e quindi il classico “Based on a true story”, almeno con una verosimiltà capace di farmi sembrare tutto molto vero.

Ecco, questa seconda ipotesi, forse mi ha fatto innamorare di questa serie TV: acclamatissima e chiaccheratissima. 

Fin da questo punto mi viene però da fare una considerazione. Probabilmente “The Queen’s Gambit” (“La Regina degli scacchi” nella maccaronica traduzione: in realtà il tirolo originale non elogia la protagonista, ma ricorda un’apertura scacchistica spesso citata anche nella serie, ovvero il Gambetto di donna…che chiaramente non so cosa sia…), tratto dall’omonimo romanzo di Walter Tevis, non è una serie o una miniserie TV, bensì un lunghissimo film diviso in episodi per permettere allo spettatore di prendere fiato, se lo desidera. Ad avere un po’ di coraggio e ovviamente tempo, infatti, lo si potrebbe guardare tutto d’un fiato, come praticamente ho fatto, visto che, nonostante la lunghezza media delle puntate di circa un’ora ciascuna, sono andato da cima a fondo in circa tre steps.

In realtà penso proprio che per gustarsi bene il tutto, sia necessario stringere i tempi fra una puntata e l’altra, per non perdere il flusso emozionale che attraversa l’intera opera, in un’altalena fra cupo e scintillante che risulta ipnotico.

L’ipnotismo è una delle chiavi che penso siano fondamentali in questo lavoro cinematografico e che sia il vero protagonista assieme alla magnetica Helizabeth Harmon (Beth), interpretato da una stupenda Anya Taylor-Joy.  Bellissima e appunto magnetica, per non dire, semplicemente… ipnotica. Fai davvero fatica a staccarle gli occhi di dosso e a resistere al vortice creato dai suoi occhi profondi e quella boccuccia a culo di gallina, sempre ben piantata in una smorfietta di superiorità naturale. Beth è superiore alla media e anche se più che consapevolamente, s’impone istintivamente sugli altri con un fascino che va ben oltre la meraviglia della sua figura incorniciata da una rossa e sempre alla moda criniera. Ipnotica…non mi viene davvero in mente termine più azzeccato.

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La storia è ambientata negli anni 60 americani e la fotografia, nonoché la scenografia e le ambientazioni rendono elettrica la parte centrale della serie TV, che viaggia su una leggerezza che in momenti così foschi come quelli che stiamo vivendo, da veramente piccole ed emozionali boccate di ossigeno. La musica completa il tutto, ma fa anche da spartiacque quando risulta necessario tornare coi piedi per terra e smorzare i bollenti spirriti accesi dall’entusiasmo. Il gioco fra cupo e scintillante non smette dei mozzare il fiato in rapidi sali scendi da montagne russe, che favoriscono il battito cardiaco elevato, così come l’adrenalina che scorre costantemente, tenendo chi guarda incollato allo schermo, come gli occhi profondi di Beth sulle sue scacchiere immaginarie. Non si possono ignorare, non si può fare a meno di lasciarsi rapire e andare fino a fine partita. La musica dicevamo: eleggo come sequenza più intensa quella in cui Beth balla sfrenata “Venus” di Shocking Blue…una scena che crea tumulto interiore, perché sai già come andrà a finire, ma proprio come la protagonista risulta impossibile non alzare il volume e lasciarsi trascinare nella ruffiana melodia danzereccia della Hit…

Certo i più intransigenti segheranno la leggerezza e il pop un po’ Happydaysianio e soprattutto la retorica con cui si affronta l’argomento della guerra fredda, ma se ci si da il tempo di arrivare alla scena della partita finale, certo un po’ pomposa, teatrale e da classico lieto fine, ci si renderebbe conto che i russi non li si vuole affatto dipingere come i freddi e cattivi, ma anzi, a conti fatti ne esce un elogio al loro gioco di squadra e alla loro seria capacità di accettare la sconfitta…insomma seppur un po’ pacchianuccia e non certo originalissima, la vera critica è all’individualismo e alla boria Yankee.

Una storia che tiene dunque incollati e che ha tutti i crismi classici per offrire emozioni semplici, ma non per questo meno genuine e intense. “The Queen’s Gambit” rapisce per l’intensità e soprattutto per la qualità con cui è girato, organizzato e proposto, in effetti non tanto per l’originalità di una sceneggiatura in realtà piuttosto risaputa nelle linee guida e che non offre molto di più di quanto ci si può immaginare. La cura dei dettagli fanno la differenza assoluta fra questa serie e molte che possono di fatto assomigliarle nell’impianto di fondo: come nel gioco degli scacchi la cosa importante è non sbagliare e pare proprio che qui non si sbagli niente, anzi, nelle piccole cose si trova un inconfutabile successo.  Una storia da gustarsi coi sensi e la spontaineità, lasciandosi trasportare dal cuore, più che dal cervello e dalla riflessione.  

L’unica vera delusione è scoprire che Beth Harmon è personaggio di pura fantasia: no, purtroppo non esiste e non è mai esistita. Brutto, ma decisamente più accettabile anche il rendersi conto che di scacchi io continui a non capire nulla e mai capirò nulla…



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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