Venezia è uno delle città più belle al mondo e una di quelle a cui sono più legato. Qui ho molti ricordi che si dividono in decine di diverse occasioni, che mi portano indietro fino alla mia giovinezza, ma anche al recente. Di questo devo ringraziare l’amico Matteo che quando ha deciso di creare la sua vita e la sua carriera qui, inevitabilmente ha “deciso” di portare con se anche il suo amico, compagno delle elementari. Se posso vado a trovarlo almeno una volta all’anno, ma in passato le mie visite erano decisamente più frequenti. Un bel vizio che spesso mi ha portato a conoscere la città lagunare nel suo profondo e soprattutto nelle sue pieghe più rcondite, meno luminose. Inizio il week-end camminando con l’amico ormai autoctono e con lui fra chiacchiere, birrette e cicchetti ci spostiamo dalla stazione dei treni, dove arrivo poco dopo l’orario di cena, fino alla sua abitazione, nella verdeggiante Sant’Elena (vi ricordate che ne avevo parlato qui?), dove arriviamo quando è ormai notte fonda.
Il sabato me lo godo tornando nei clamorosi ambienti dell’Arsenale, dove è in corso la Binnale d’Arte che quest’anno porta il titolo “May You Live In Interesting Times“, frase che incarna lo spirito del Fake che a furia di essere reiterato, diviene realà. Ed è su questo tema che gira la bellissima mostra, che riesco a godermi grazie alle spiegazioni, senza le quali non avrei ovvianente capito nulla. Anche la visita alla Biennale d’Arte è ormai per me un piacevole classico, ma se penso a cosa mi manca in quel di Venezia è la visione di almeno una pellicola fra quelle proiettate durante la scintillante kermesse che si svolte ogni anno sul Lido veneziano. Presto detto: l’amico mi regala anche questa esperienza.
Arriviamo al Lido tramite il breve tratto di laguna che separa gli imbarcaderi di San’Elena e la lunga e stretta striscia di terra in cui è situato fra le altre cose il Palazzo del Cinema, nei pressi del quale arriviamo tramite un autobus (mi fa veramente strano qui, ma tant’è). Attraversiamo i probabilmente necessari, ma grotteschi controlli per accedere all’area del Festival, fra mitra spianati e perquisizioni, divise e sguardi sospettosi. Sono molto felice quando ci lasciamo alle spalle questo siparietto sulla sicurezza (ma ripeto, qui probabimente davvero necessaria, visto la caratura della manifestazione), e ci immergiamo nella festosa, mapacata e patinata atmosfera del Festival. Manca ancora un po’ alla proiezione e dopo esserci assicurati i biglietti, mangiamo un boccone, poi, proprio mentre i protagonisti e il regista del film che fra poco andremo a gustare stanno sfilando su uno dei più ambiti red carpet del globo, andiamo a prendere posto all’interno della scintillante ed immensa sala del Palazzo del cinema. Posti ottimi i nostri perla visione e a due passi proprio dagli ospiti d’onore, pronti a guardare il frutto del proprio lavoro assieme a noi.
Adults in the room inizia sull’immenso schermo e per mia grande gioia ad un volume che spettina. Il tema è molto semplice: la crisi greca o meglio il racconto da parte di uno dei protagonisti diretti di come invece che risolverla, lasi è acuita in nome dell’austerità e del rispetto integerrimo degli accordi sottoscritti dai governi uscenti. Il film è tratto dal libro scritto su quel convulso periodo dal colui che ricopriva il cruciale compito di ministro dell’economia nell’esecutivo Tsipras, ovvero Yanis Varoufakis.

Il regista Costa-Gavras (premiato prima della proiezione), ci porta all’interno di dialoghi, sotterfugi, incoerenze e oscenità della politica, con dialoghi serrati e maschere di cera con le queli i protagonisti di un giro su instabili montagne russe, celano le proprie emozioni sapientemente. Il piano B di Varoufakis e la credibilità del matematico greco vengono esaltate dall’incedere della storia, che lascia allibiti.
Sembrano passati molti anni, ma in realtà siamo si e no ad un lustro di distanza da quegli avvenimenti e a guardare bene ciò che sta accadendo non si può che sperare che chi ha commesso l’imperdonabile errore di voler umiliare un popolo, in nome del cinismo della finanza, che appare anche nella pellicola come un’arrogante ed ingombrante ombra grigia, capace solo di difendere i propri interessi, in barba alla solidarietà o anche solo ad un umano sentimento di comprensione.
L’affascinante Costa-Gavras, naturalizzato francese, ma di origine greca (e chi conosce un po’ i greci sa che in loro batte forte un orgoglio nazionalistico fortissimo, forse sproporzionato, ma assolutamente genuino), non lemanda a dire e spinge fortissimo per celebrare il suo dissenso nei confronti dell’austerity.
Poco dietro di noi siede anche la bellissima Valeria Golino, che nel film recita una piccola parte (la moglie di Varoufakis), in un sicuro greco. A lei è riservata una festa calorosissima al momento delle presentazioni, a testimoniare l’affetto che per lei nutre il pubblico “di casa”. Al tavolo delle trattative siede anche (nei panni di Mario Draghi), Francesco Acquaroli che forse in molti, nel recente hanno visto nella serie “Suburra”, dove interpreta Samurai.
Il film è davvero impegnativo e a tratti mette a dura prova. Raramente si appoggia al facile alleggerimento dato da immagini di repertorio. Un film che assomiglia ad un documentario, che cerca di essere lineare. Certo è l’espressione di una sola campana, che però nessuno ha mai smentito, ma anzi spesso confermato con l’arroganza di chi dice “eh allora, sì è andata così, cosa vi aspettavate, di essere graziati? Il mondo è così che funziona!”.
Sono due ore abbondanti d’informazioni e di racconto che fanno venire voglia di tornare a rinverdire gli ormai sbiaditi ricordi di quel periodo (abbiamo davvero la memoria corta!), costruite in modo da non lasciare respiro e alibi. Sono la condanna del vigliacco alibi di chi ancora una volta si difende dicendo che stava solo eseguendo degli ordini, dichi pensa di disimpegnarsi dalle proprie responsabilità additando il sitema, quando di fatto ne era ingranaggio consenziente e spesso determinante. Il sistema sotto accusa, che però fa ciò che l’istinto di sopravvivenza insegna: badare ai fatti propri. Peccato che non semprele cose siano così lineari e certi collassi, andrebbe capito non con semplice indulgenza, ma con intelligenza e quel briciolo di umile lungimiranza, sono solo l’inizio di un’epidemia, che inevitabilente distruggerà anche chi per orgoglio o egoismo ha deciso di non curare i primi focolai, nella stolta convinzione che le cose brutte riguardano sempre e solo gli altri.
Senza pensarci e un po’ contro le mie abitudini in merito, mi alzo assieme all’intera sala a tributare con un convinto applauso l’opera appena sfumata nei titoli di coda e dietro al regista spunta il lucido cranio proprio di Varoufakis, quello vero. Non sono tipo da VIP, ma gli lancio anch’io un occhiata ed un occhilino. Chissà se l’ha notato.
Grazie Ginna!

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