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Più che altro per non dimenticar(Si)


La Velina nel Castello – Antonio Borelli – Bookabook 2019

Chi di noi non ha sognato almeno una volta nella vita di fare qualcosa di rivoluzionario, di uscire dalla stasi in cui spesso le nostre vite languono uggiose? Quante volte si è guardato di sbieco il capo, la moglie, il papà o un amico sbruffone, sognando il momento in cui a bocca aperta, sbalordito, avrebbe pensato di noi “da lui non me lo sarei mai aspettato!”.

E perché farlo? Per godere della gloria o appunto per assaporare il gusto dello stupore sulla faccia degli altri? Dell’aver impressionato, no diciamocela pure come va detta: di smerdare chi ci credeva inetti o semplicemente troppo sfigati per fare ciò che potremmo ascrivere all’ordinario, figuriamoci qualcosa di veramente memorabile?

Le feste di paese sono probabilmente il momento migliore per attuare i propri piani sovversivi e mettere in luce quello che, nessuno lo avrebbe mai detto, ma siamo capaci di fare: che si credevano quelli?!? Tutti sono lì, non manca proprio nessuno, nemmeno i più musoni e sociopatici resistono alla tentazione di vivere il giorno della festa del paese. La curiosità o forse solo l’abitudine a rispettare i doveri e gli standard in cui si è cresciuti, impongono la presenza dell’intera comunità: situazione ideale per fare il botto!

Marco non fa eccezione e agisce nel cuore di una delle poche feste paesane che animano ancora Piastrella Valley: per i non del posto il tratto della Valle del Secchia compresa fra l’ultimo tratto appenninico e l’inizio del Piano Padano; fra Roteglia e Rubiera, all’incirca, passando ovviamente per la capitale, Sassuolo e poco prima da Castellarano, dove si erge maestosa la Rocchetta. La Festa dell’Uva è il culmine per tutti coloro che amano assaporare ancora quel gusto di paese e di comunità antica, che inevitabilmente, però paga la propria provincialità, dalla quale cerca di smarcarsi con trovate innovative: basta che non si tocchi il corteo storico!

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Marco è un ragazzo che si descrive quasi come anonimo. Uno di quelli affidabili. Un elettricista che non ha mai dato problemi, ma che non ha mai avuto momenti di gloria: troppo timido? Troppo riservato? Un passato problematico e di certo qualche ansia ce l’ha. Un tipo riservato, poco incline anche ai riflettori: non come l’amico Luca che vive agognando notorietà e che si porta dietro Marco, proprio perché oltre che ad essere affidabile non potrà mai fargli ombra.

Marco è il ragazzo ideale a cui affidare la perla di questa edizione della Festa dell’Uva di Castellarano, ma…

Antonio Borelli, è un mio amico, infatti io lo chiamo come molti a Castellarano e dintorni “Cimba” (fatevelo spiegare da lui il perché di questo soprannome, io quando ci ho provato, mi sono perso circa a metà del tentativo di descriverne la genesi…). Non è mica facile scrivere un resoconto sul libro di un amico, perché poi magari dici delle cose che lo offendono e quello, col Cimba, io mi diverto un sacco a farlo di persona.

L’altra sera, appena chiuso il libro, che è il suo primo romanzo, ho subito imbracciato whatsapp per dirgli con malecelato orgoglio, anzi una certa spocchia: “Ho appena finito il libro…in 4 giorni…è già un complimento questo”. Perché in effetti a me il libro è piaciuto, anche se devo ammettere di essere ormai un pessimo lettore (come si evincerà dal vanto di aver finito le 300 pagine abbondanti e scritte fitte di questa opera), ma soprattutto di non amare particolarmente la letteratura moderna. Sono più da classici, da sempre: per quel che ne capisco, ovvio. E così, ammetto che per ambientarmi allo stile de “La velina nel castello”, ci metto un po’. Mi gira male, ma non perché giri male, anzi: è proprio colpa mia. Più che di linguaggio di sintassi. A me i libri moderni sembrano tutti scritti apposta perché poi ci si faccia un film e questa cosa non è che mi avvinca particolarmente.

Sarà poi che l’ambientazione la conosco abbastanza bene e così fatico un po’ a fare spiccare la fantasia, perché ho tutto abbastanza nitido nei miei ricordi. Poi, però! La seconda parte del libro mi conquista e riesce a coinvolgermi definitivamente, tanto che me la mangio in meno di un giorno: un’accelerazione che neanche Ben Johnson! Sembra infatti (ma anche qui, forse solo a me), che la scrittura riesca col passare delle pagine a liberarsi dalla gabbia di uno stile a cui si vuole rimanere fedeli, divenendo man mano più consapevole, più intrigante e più libera…

Lo so dei viaggi me ne faccio parecchi e spesso sono solo roba mia. Mi perdonerete voi e il Cimba per questo presuntuoso svolazzo, ma è ciò che ho pensato, sulla sdraio a San Benedetto del Tronto, cullato dal vento che squassava le palme attorno a me e da questa storia in cui faticavo a non riveder molte delle idee che so essere del mio amico, autore. Autobiografico? No, per niente, direi…

Comunque alla fine mi trovo fra le mani la mia copia autografata ed ora un po’ usurata di un libro denso, che forse a tratti pecca di piccole ingenuità, come quella di lasciare spazio sovente all’evidente desiderio di dire tante cose, a volte forse troppe, tutte in una volta. La provincia che si specchia, si auto sfotte, ma che alla fine si ritrova, per quanto il sogno di scappare, magari dopo averla fatta grossa e aver dimostrato che non si era degli sfigati, rimane se non proprio un sogno, un eterno puntiglio con cui fare i conti almeno due, tre volte a giorno.



Una risposta a “La Velina nel Castello – Antonio Borelli – Bookabook 2019”

  1. […] netto delle interruzioni per leggere altro (tipo il libro del Cimba, di cui parlo qui) e del mio perdermi fra mille impegni e altri casini (ad un certo punto in casa non si trovava più […]

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Scrivi una risposta a Faccio la mia cosa / Il Rap e tutto il resto – Frankie Hi-NRG MC (Mondadori, 2019) – Bar Snob Cancella risposta

Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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