Schiodare il culo dal divano serve sopratutto quando rischi di affogare nell’immobilismo mentale. Quando pensi che sia meglio chiudersi dentro per superbia: quella che pretenderebbe da te di macerarsi in un fasullo senso si autonomia, che non esiste. Poca scena: non va tutto bene, anzi, va tutto piuttosto da merda, ma non è che migliora nell’annullare i fili col mondo. E allora ti trovi con un ospite che questa sera parla poco, ma fa tantissimo per lenire una solitudine che questa sera il barista non avrebbe molto apprezzato: anzi, sopportato. Dalla superbia, ai cartoni animati, dalle ingiustizie, alla serenità di Rodari, dai Fiori del male al Teribbile, dall’inculator alle commoventi gesta cinematografiche di Gian Maria Volontè. E due scoppellotti alla Ragazza del Meteo, che questa sera spinge troppo sul cinismo. Senza dimenticare Alberto Angela che ci da scientifiche interpretazioni dei Minions. Poteva andare molto peggio, ma certo, speriamo che vada meglio.

ASCOLTA IL PODCAST
COPERTINA
Credo che davvero non ci rendiamo conto di quanto possiamo essere imbibiti di superbia.
Io a volte me ne accorgo e me ne vergogno quando c’inciampo, poi però succede che prima o poi ci ricado dentro e giustamente o meno, la vita non mi pare mi abbia mai fatto molti sconti in proposito. Anzi.
Attenzione però, non vorrei si confondesse la superbia con la semplice presunzione o l’alterigia, che ne sono sì e no un frammento. La superbia fa spingere l’amor di sé al di sopra di tutto ed è particolarmente subdola. Strisciante a tal punto da camuffarsi in modo da parere l’opposto di ciò che in realtà è, quindi da malinconia, riservatezza o addirittura da timidezza e modestia. Questa è la forma più pericolosa: in realtà è semplicemente una trappola in cui si rimane volutamente incastrati per lasciare il mondo chiuso fuori e non doverci fare i conti.
Li abbiamo già bastonati da queste parti gli sboroni, quelli che si sentono meglio degli altri a fare tutto e per questi basta il vecchio adagio “la Superbia è partita a cavallo ed è tornata a piedi”.
Il guaio per me è quando si è i primi a rimetterci della propria superbia, chiudendo il proprio ego in una scatola per difenderlo a tutti i costi, anche a quello di mentirsi e costruire delle sovrastrutture alla propria vita, atte solo a giustificare il perché di questa chiusura.
La superbia è non voler avere a che fare con gli altri, sentirsi bastevoli e giustificati a stare da soli quando e come si vuole. Decidere da soli come, quando e perché.
Se la chiamate libertà, per me vi sbagliate di grosso: non c’è gabbia più stretta di questa.
La superbia a volte si camuffa, dicevamo, a volte anche da tristezza, ma in realtà vuole solo essere il modo per evitare di mettersi in gioco con e per gli altri. È una forma di arroganza e di egoismo fuori scala, un’autocarcerazione che lascia seccare tutto ciò che la circonda, con apatica supponenza e un ghigno di glaciale e insensibile indifferenza. Una giustificazione al non prendersi più cura di nulla ed una maschera dietro cui rifugiare la codardia del fuggitivo.
La Superbia è ingiustizia.
Io non sopporto le ingiustizie: sono la cosa più dolorosa che mi sia mai trovato a dover affrontare.
Quando mi rendo conto di commetterne mi sento il peggiore degli esseri viventi.
Quando le subisco, mi viene l’istinto di chiudermi a riccio per non subirne altre. Ma sarebbe questo stesso un atto si superbia, intenti nel convincersi, nel credersi inizio e principio, senza bisogno del resto del mondo.
Grande bugia.
Bisogna provare a resistere alla superbia, anche di fronte alla peggiore delle ingiustizie. Se proprio, proprio, meglio la rabbia e gli sguaiati sfoghi che ne conseguono. L’indifferenza di cera che circonda la superbia mi fa stramaledire gli dei in cui non credo, per impotenza. Perché di fatto di fronte ad essa ed alla sua lucida, vigliacca e spietata fermezza, nulla si può.
Per quella degli altri intendo, per cui non credo esista antidoto e nemmeno la possibilità di schivare l’ingiustizia.
Quella te la devi sorbire. Devi trovare il modo di deglutirla, con aculei e sapore di putrido a graffiare e a disgustare la gola, che non trova conforto nemmeno quando lascia sfuggire urla casuali e improperi all’infinito.
Sono cicatrici profonde e pungenti, come quelle lasciate dalla frustata di un sadico aguzzino e se non vuoi ammalarti in maniera cronica di questo disumano peccato capitale che è la superbia, per bruttura paragonabile solo all’omicidio, devi impedirti di odiarla e quindi provarla come soluzione, altrimenti non vivi più, non come un uomo, perlomeno.
Tenete a bada la superbia, che si vive una volta sola e chi ne è afflitto, in realtà esce sempre sconfitto, di fronte all’amore per la vita.
Quella vera, cioè quella con gli altri e per gli altri, dove gli altri non sono strumento, ma indispensabile compendio a sé stessi.

LE RUBRICHE
LA RAGAZZA DEL METEO
Mi piace parlare: sennò non farei la radio. Mi piace parlare con le persone: sennò non avrei aperto il Bar Snob e mi sarei rintanato in un angolo tutto mio, senza contraddittorio, in cui parlare al microfono accontentandomi del fascino e del mistero di cui questo mezzo è intriso. Solo che mi sono proprio detto che non mi andava di parlare da solo, anche se poi capita sempre più spesso e questo probabilmente perché sono uno di quelli a cui La Ragazza del Meteo lancerebbe l’occhiata da “son qua ma non ci sono”, che si vede lontano un chilometro che hanno voglia e piacere di attaccare bottone. Non per forza per sladinare i propri problemi, ma solo per contatto. Non mi piace l’indifferenza, nemmeno fra sconosiuti. Però non mi piace nemmeno l’accondiscendenza e questo sia il più grosso problema legato al perché sempre più spesso io mi trovi a parlare da solo: ma questo è un altro problema, tutto mio, che, tranquilli, adesso non vi sto a scaraventare sul tavolo.
Meteo.
A volte mi capita di parlare con le persone, o meglio, a volte capita che le persone mi parlino. Lo so che suona surreale, ma a volte capita. Non capisco bene cosa possa spingere qualcuno a rivolgermi la parola, la mia tipica espressione da “sono qua ma non l’ho chiesto io” funziona solitamente molto bene, ma non funziona sempre. E quando capita che qualcuno mi parla può succedere che mi parli dei suoi problemi, e non mi spiego perché, nemmeno io parlo dei miei problemi con me stessa, ma va così.
Non è facile parlare con me, smonto teorie in 4 mosse, o peggio, evito di farlo per vedere dove si vuole andare fantasiosamente a parare, ma sembra sia abbastanza semplice parlare a me. Faccio una certa fatica a non rispondere e a
limitare i movimenti facciali sperando di arrivare rapidamente alla fine monologo, ci sono persone che hanno bisogno di parlare, e se sono io la sfortunata che si trovano di fronte quando questa esigenza diventa impellente, beh, chi sono io per negargli questo favore. Anche perché, come ho già avuto modo di dire, la magia si interrompe bruscamente al primo “mi devi capire”, gli imperativi mi infastidiscono, l’accondiscendenza di più, quindi di solito sono confidenze abbastanza brevi, anche perché, come disse qualcuno “chiedere è lecito, rispondere è cortesia, ma parlare dei tuoi problemi più di 60 secondi è tortura”.
LA RAGAZZA DEL METEO
VINILE IN SPOLVERO

Ci fu un tempo in cui la voce di Skin e le melodie della sua band (Skunk Anansie), giravano a palla anche in mondi intransigenti, duri e puri e aristocratici, come quello a cui mi sono sempre appoggiato. Non lo dico con vanto, ma solo come constatazione: anche a questi fustacchioni senza macchia di Antenna Uno rockstation, ogni tanto piaceva farsi cullare da ballate e rokcettoni dritti e grintosi, senza pretesa di rivoluzione alcuna. Al limite ci vantavamo di ascoltare quel gruppo da ben prima che lo proponessero i grandi e famigerati network commerciali e che quindi, noi avevamo il diritto di goderci le gesta di questi artisti. Più si andava avanti, più la fama di queste band aumentava nel mainstream e più noi andavamo in cagona e faticavamo a giustificare la loro presenza nel nostro palinsesto: ecco che arrivavano in soccorso i remixatori, che offrivano una lettura più indie e più consona. Spesso non regalavano metà delle emozioni, rispetto a quanto riuscivano a fare i brani originali, ma erano in grado di farci sentire di nuovo e totalmente alternativi. Anno 1999, Matt Quinn (ieri sera ho erroneamente detto in diretta Ed Rush per un lapsus e chiedo venia per l’errore), con lo pseudonimo Optical, mette le mani su “Secretly” e ne diluisce l’inconfondibile melodia introduttiva in un incalzante drum’n’bass. Nella versione ascoltata (Vocal Mix), si staglia il testo interpretato dall’eclettica cantante britannica, mentre sul lato opposto di questo 12″ prendeva posto la strumentale (Dub Mix). Piccole chicche, non fondamentale, nessun capolavoro: solo un pezzo in più di ciò che ci può spiegare un po’ com’eravamo.
SCHEGGE SONEEKE

Ci sono band che rimangono nel mio cuore più di altre, che non sono semplicemente le tue preferite. Sono quelle che ti viene da mettere su quando hai bisogno di conforto, di sentirti a casa e magari protetto. Ci sono band come Spiritualized che fanno tutto ciò, oltre a ricordarmi enormemente Max. In questi giorni torno indietro con la memoria a quando, in un momento che posso ricordare come simile a questo di tanti anni fa, Max mi disse cose belle e che mi aiutarono e sotto c’erano gli Spiritualized. Ricordo poi che sempre in un periodo simile me ne andai a cercar aria al Primavera di Barcellona e a tarda serata, quasi notte, potei farmi cullare da Jason Pierce e compagni, mentre dietro di loro si estendeva il mare nei quali affogavo la malinconia e dal quale mi arrivava un profumo che posso sentire anche oggi, ogni volta che torno in casa. Gli Spiritualized sono un gruppo con cui curare la malinconia e che non potevano mancare nella Soneek Room. Quando ci occupammo della selezione, in vinile trovammo nella collezione di Max solo questo EP che usciva nel 1998, circa un anno dopo l’album che conteneva questo singolo, ovvero l’epocale “Ladies and Gentleman we are floating in the space”. Una band che sfugge al tempo e alle classificazioni. Radici fonde in Spacemen 3, di cui paiono come il lato più romantico e dolce. No, no, scusate se mi ripeto. Se Spacemen 3 potevano essere urgenza e a volte rabbia, Spiritualized sicuramente sono malinconia e introspezione. Tuffatevici ogni volta che avete bisogno di un abbraccio o semplicemente necessità di alleggerire il peso che avete sulle spalle e che rischia di schiacciarvi. Non risolve, ma aiuta. Secondo voi in cosa sto sguazzando mentre ne scrivo?
THE LITTLE R’N’R SWINDLE

Ci risiamo, con quelle più che fregature sono piccole delusioni annunciate. Che formazioni come gli inglesi Zutons non siano arrivati per cambiare il corso della storia della musica, te n’eri già accorto quando ti presi una cotta per un paio di singoli contenuti nel loro album d’esordio “Who killed…The Zutons?” (2004) e di quello avresti fatto meglio ad accontentarti. E invece trovi nel cestone delle offerte (e già quello la dice lunga), il loro misconosciuto terzo ed ultimo lavoro sulla lunga distanza e che fai? In preda all’acquisto compulsivo, per aumentare la variazione cromatica sui tuoi scaffali, te lo intaschi. Lo metti nel lettore e ti accorgi che anche se l’hai pagato una fischiata, quei soldi potevi risparmiarteli. Niente di brutto o fastidioso, solo che avevi già il loro primo disco che diceva tutto e soprattutto un buon ricordo di quando programmavi con entusiasmo ed i cuoricini negli occhi i cinque di Liverpool. Ora hai buttato su di loro un’ombra che forse non meritano e che ti farà rivedere anche quell’esordio di cui ti eri convinto fosse proprio un bel disco.
A SUA INSAPUTA
Pierpaolo torna ad accaparrarsi di prepotenza questo spazio per l’ennesima settimana. Non me ne voglia, ma è un po’ la Juve del “A sua insaputa”. Questa settimana, addirittura, vi erano in lizza due post ed entrambi erano suoi. Uno più serioso, l’altro all’apparenza più morbido. Ma nelle sue parole basta scavare pochino per trovare un profondo senso di amarezza, impotenza e ingiustizia. Sì, perché possiamo fare i fenomeni fin che ci pare, ma non l’ha detto nessuno che la vita debba essere per forza una corsa nel rispetto di ferree discipline: almeno non a 2/3/6 anni. Per quello arriverà la vita a cacciare stangate nei denti, ma perché almeno si sia un po’ allenati, ci sono gli amorevoli genitori che provano a mettere avanti le cose, convinti che picchieranno più piano: anche se non è così per tutti. Certo è che i cinni, avrebbero solo ragione a pretendere di essere tali, che il rigore, la disciplina di questo mondo è un’invenzione dei grandi e a questi livelli è anche invenzione piuttosto recente, quindi di certo non indispensabile al proseguo della razza umana.
Ogni mattina è la stessa storia: mentre ripetiamo ai figli assonnati di sgaggiarsi, mentre li trasciniamo in bagno e poi al tavolo della colazione urlando da una stanza all’altra che si fa tardi, mentre infiliamo i loro corpi passivi nei pantaloni, le scarpe, le giacche, le scale, in macchina e finalmente a scuola, mi ripeto che hanno ragione loro. A volte lo dico anche: “Hai ragione”. Solo che questo lavoro sporco di disciplinamento quotidiano – mi dico – se non lo facciamo noi lo farà il mondo. E così eccoci qua nella parte del poliziotto buono, quello che in modo più suadente e meno traumatico cerca di ottenere qualcosa prima che il collega lo imponga a calci. Naturalmente sono gli stessi figli che nei giorni di festa si svegliano all’alba senza bisogno di minacce o di preghiere, venendoci a tirare giù dal letto con la spinta e l’eccitazione degli esploratori. Un po’ per vendetta – credo – ma soprattutto perché la disciplina dei corpi e dei comportamenti che cominciano a subire verso l’anno e mezzo per correre al nido, è proprio una roba mortifera.
PIERPAOLO ASCARI (09 IV 2018)
SCALETTA MUSICALE
- RIBS OUT – FUCK BUTTONS
- DUBBLE – FUNKI PORCINI
- CLEARING – GROUPER
- SECRETLY (OPTICAL VOCAL MIX) – SKUNK ANANSIE (VINILE IN SPOLVERO)
- FUGITIVE MOTEL – ELBOW
- YOU DON’T BELIEVE ME – STRAY CATS
- I THINK I’M IN LOVE – SPIRITUALIZED (SCHEGGE SONEEKE)
- N.Y. IS GOOD – BS 2000
- MARCHE FUNÈBRE – SOAP & SKIN
- KING OF PAIN – POLICE
- WHAT’S YOUR PROBLEM – ZUTONS (THE LITTLE R’N’R SWINDLE)
- BLACK HOLE SUN – BIFOLK


Lascia un commento