Ho sempre pensato di non essere tagliato per la fantascienza.
Sono quelle cose che t’inculchi nel cervello da solo e che a furia di ripeterle non puoi fare a meno che credere. Un po’ come per i broccoli. Dici che fanno schifo, non li mangi, poi una volta ti decidi e azzardi: li mangi e di solito, per la maggior parte delle persone, fanno schifo davvero, ma a qualcuno poi capita di accorgersi che in realtà gli piacciono. A me ad esempio piacciono moltissimo i broccoli, specialmente sulla pizza “Bandiera” di Rock. Ma non siamo qua a parlare di Broccoli, pizze e pizzerie storiche sassolesi; era solo un esempio, che a questo punto spero si sia capito.
Nel mondo della letteratura, del cinema e dell’intrattenimento i miei broccoli sono sempre stati la fantascienza, o per essere più precisi Star Wars. Sì perché in realtà, mi basta aprire il cassettino dei ricordi per vedermi giocare da bimbo con un “Aquila” giocattolo. Non l’animale, bensì l’astronave di “Spazio 1999”.. Io ci andavo matto per quell’astronavina di plastica e di conseguenza per il Telefilm, che allora le “serie TV” si chiamavano così.
Ricordo distintamente anche molte notti estive, di quelle in cui non hai voglia di startene a rosolare nelle spolte lenzuola e così una birretta da bere, con Star Treck in replica notturna su TMC, potevano salvarti la vita. Erano passati molti anni da quei voli con l’Aquila nella cameretta e parecchi anche dall’uscita originale della celeberrima serie. Ma alla fine il fascino delle divise color pastello, attillate, coi pantaloni a zampa; di quegli strani esseri bugnosi, ma non per questo obbligatoriamente cattivi, riusciva ancora una volta ad accalappiarmi, senza però farmi sentire obbligato a partecipare a raduni o a sentirmi in dovere di iscrivermi ad un club, ad una comunità di integralisti.
Non era insomma il piacere di guardare Star Treck o Spazio 1999 a tenermi lontano da Star Wars, bensì il semplice fatto che la prima visione dell’Episodio IV – Una Nuova Speranza (che secondo me all’epoca, però non si chiamava così, ma magari mi ricordo male), mi aveva profondamente annoiato.
In campo letterario, poi, non ho mai preso nemmeno in considerazione l’idea di leggere Asimov o colleghi vari. Si era dunque realizzata l’equazione completa e perfetta per me: fantascienza=broccoli.
Per tanti anni non ci ho nemmeno provato e più vedevo crescere la fotta per le nuove uscite di Star Wars, più nella mia testa si consolidava quell’idea snob per cui “roba da sfigati”…
Poi sono usciti Gravity ed Interstellar. Era un periodo in cui pur di andare al cinema, azzardavo. Ho visto pellicole di cui mi vergognerei anche solo di conservare il biglietto d’ingresso, ma quando vidi prima uno (soprattutto), poi l’altro, ci rimasi secco e l’equazione iniziò a vacillare in me. Anni ed anni passati nella convinzione che la fantascienza (ma sotto, sotto, soprattutto Star Wars), non fossero un mio problema, scricchiolava. Smarrito mi trovavo ad allungare l’orecchio quando qualcuno parlava dell’uscita del primo episodio della nuova Trilogia (Sequel) della saga di Lucas, a vergognarmi un po’ del non cogliere le citazioni basate sulle battute epiche di Han (Ian-Jan) Solo e compagni.
Insomma ho tardato una trentina di anni abbondanti prima di entrare a piè pari nella saga spaziale ormai più celebre della storia del cinema, ma alla fine credo di poter dire di aver ceduto di schianto…
Un passo indietro allo scorso anno, quando ero ancora convinto che Star Wars non mi piacesse e quando lo dicevo c’era chi mi guardava come un pazzo ed altri che non mi degnavano nemmeno di una risposta . Il mio amico Tacco, che però mi vuole bene, non si arrese e, ora non ricordo in che modo, sotto l’effetto di quanto vino e in quale circostanza, ma mi fece promettere di dargli un’opportunità per convertirmi. Fu così che una serata dello scorso inverno, con molte birre pronte da bere e dopo un’abbondante cena all’emiliana, mi svaccai sul suo divano e partì la striscia di scritte gialle su fondo stellato che annunciava l’inizio dell’Episodio IV. Quella sera/notte bevvi ad avide sorsate, oltre a parecchie Stiegl, tutta la trilogia originale fermandomi si e no per andare in bagno (che la birra, si sa…). Ne uscii frantumato e redento. Dal giorno dopo cercai di cancellare ogni traccia della mia infedeltà e mi lasciai accalappiare dalla forza.
Devo ammettere che mi mancano ancora gli episodi della seconda trilogia (quella prequel), ma non ho perso tempo a garantirmi la visione del nuovo uscito, nonostante il predecessore, recuperato tramite Netflix, avesse un po’ smorzato i miei entusiasmi.
Ecco, qui finisce la lunga premessa ed inizia l’approfondimento sul nuovo Episodio di Star Wars, quindi chi va oltre, magari si rovina la visione, perché avviso mi da qui in poi sarà pieno di spoiler.
La battaglia con cui inizia il film mi esalta come fossi un bambino. Mi trovo a saltellare sulla poltrona del cinema e per poco non mi metto a gridare per fare il tifo. Le battaglie in questo film sono davvero…spaziali! Non chiedetemi di fare paralleli e collegamenti col passato, perché sono ancora un novizio, ma a me pare che la Disney (nuova proprietaria della LucasFilm, ma sopratutto nuova linea artistica, che più che qualche adepto ha contestato), qui abbia spinto affinché non venissero tradite le atmosfere tipiche, rispecchiandone fedelmente il sentore, ma che abbia anche mixato sapientemente queste prerogative alla necessità di modernizzare l’impatto sul pubblico.
Questo diviene ancora più evidente con gesti e in particolare con battutine tipiche dei film Disney. Qualcuna ci sta altre meno, ma certo è evidente che si vuole chiudere con il passato di questa serie e soprattutto con il suo pubblico standard di riferimento, quindi 40/50enni che poche spade laser e poche maschere comprerebbero al prossimo carnevale, indirizzando senza strappi, ma con decisione lo stile verso qualcosa di più, diciamolo pure, giovanile. Questo chiaramente porta a piccoli inciampi e altre cose proprio fuori contesto (la resurrezione di Leia? era un tributo alla Fisher o proprio una cagata studiata prima?), ma anche ad alcuni azzardi che in effetti penso porteranno molte delle nuove generazioni a legarsi indissolubilmente ad una storia che promette di avere in serbo una nuova trilogia, una volta conclusa questa nel 2019. Insomma, salvo sorprese ci ciucceremo almeno un’altra decina di anni di Star Wars, ma per rendere possibile questo, lo spettro doveva obbligatoriamente allargarsi e puntare piano, piano verso la chiusura di un ciclo, per aprire ad una nuova direzione.

Luke Skywalker è probabilmente l’emblema di questo cambio di direzione e lo aiuta Yoda incendiando un feticcio fisico (l’albero con i testi sacri dei Jedi), per dire che certe cose non hanno bisogno di esistere per esserci: molto spirituale come visione, ma del resto, se non lo è uno Jedi! Poi lo stesso ormai ex giovane Skywalker critica pesantemente i vecchi e si lancia sacrificando la vita a rendere possibile la nuova generazione che inizierà a camminare nei piedi della bellissima Rey: anche la donna guerriero è un punto di rottura interessante col passato, dove le principesse erano sì fondamentali, ma più guide politiche, spirituali ed istituzionali; saggezza imprescindibile, ma fragili e indifese, quindi da salvare dalla torre dove il drago cattivo le aveva rifilate. E chi può salvare una principessa se non un cavaliere, come nella migliore tradizione machocentrica tipica delle storie e delle tradizioni narrative a cui esplicitamente Star Wars si rifà. Dalle saghe fantasy e di stampo medioevale (le spade…dai!) fino agli western, con pistoleri e banditelli che diventano eroi, ma le donne sempre a dover essere difese.
Donne timide, ma dall’animo integerrimo e coraggioso che rischiano la pelle per amore di un uomo e altre che si sacrificano per amore della propria causa, come una violissima e superglamour Laura Dern nei panni del vice ammiraglio Holdo, in una delle scene più spettacolari, eroiche ed epiche del film. Uno dei sacrifici che segnano ed indirizzano la trama del film, anche se quello chiave in questo senso è certamente quello già citato di Luke Skywalker, che assieme alla morte di Han Solo e alla scena finale (la scopa l’avete notata?), segna in maniera netta la prosecuzione della saga, come già si evidenziava, su un percorso che vuole rompere con la tradizione pura, per cogliere il favore di nuovi e giovani adepti, da tirare nelle sale con un atteggiamento più giocoso, smart direbbe qualcuno e senza troppa di quella retorica classica che piaceva tanto a noi romanticoni dei 60’s/70’s.
Provate ad esempio o voi puristi da raduno ad immaginarvi lo stesso Skywalker uscire da un nugolo di laser, incolume e per sbeffeggiare il nemico fare il gesto col palmo della mano di pulirsi la tunica all’altezza della spalla dalla polvere, come a dire: non mi hai fatto niente, riprova…ecco, io ho riso mezzora. Forse perché non sono giovane, ma ho scoperto Star Wars solo di recente o forse perché anch’io sono impazzito per questo Episodio ancor più che per “il Risveglio della forza”, che era a mio avviso molto, forse troppo legato, se non un vero e proprio tributo allo stile dei primi tre episodi usciti?
Ne sono uscite davvero delle belle: un cameo (abbondante), di un superlativo Benicio Del Toro, contrasto, amore/odio a distanza fra Rey e Kylo Ren, davvero ben riuscito e lì il bene e il male torneranno a scontrarsi inevitabilmente e attorno a questi personaggi non potrà che girare il futuro della saga. Dunque mi sa che ne vedremo delle belle, sempre sperando che la Disney sappia dare un nuovo senso a personaggi come Finn (qui divenuto un po’ sciatto e caricaturale dell’uomo redento che ormai è solo virtù e intransigenza ideologica: un po’ palloso) e non esageri con le battutine e con la fumettizzazione di altri personaggi, come ad esempio si è fatto qui a larghi tratti per il Generale Hux; perché, passi il diversivo dei Porg, la stravaganza di Maz Kanata, così come lo spaccone ingestibile, istintivo che guida i caccia della resistenza e che tratta il proprio droide come un cagnolino, ma se è oggettivamente vero che le macchiette servono per rendere più leggeri tratti di film e quindi accalappiare effettivamente il gusto di un pubblico meno intellettuale e più desideroso di entertainement, è anche vero che la storia di Star Wars non merita di finire alla pari dignità di cinepanettoni e pallottole spuntate varie.

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