Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Ferrari 312B

Per noi nati a Piastrella Valley negli anni ’70, oltre alla polvere sollevata dai Camioni pieni di piastrelle o della terra necessaria per fabbricarle, non era raro che nei pomeriggi invernali arrivasse come sottofondo ai giochi in cortile, l’urlo a 10000 giri delle Ferrari da F1. La pista di Fiorano era in linea d’aria dalle nostre orecchie si e no 3/4 Km e se eravamo fortunati qualcuno ci caricava in macchina in fretta, per portarci a vedere quei bolidi rossi al di là della rete verde a rombi, fra i suoi dei rombi o i sibili del turbo. Se sei nato a Piastrella Valley prima del 1980, hai un bel da dirti disinteressato all’automobilismo, ma la Ferrari ce l’hai volente o nolente addosso e anche un po’ dentro, perché quei ruggiti che arrivavano nel vento, erano come il canto delle sirene e il fascino di quelle macchine fatte strane e che gli altri bimbi potevano vedere solo in TV, noi a pochi metri dal naso, irresistibile.

Pur non essendo quindi un infoiato di automobili, non ho resistito e mi sono sentito obbligato a dedicare un’oretta e mezza alla storia della Ferrari 312B, riassunta nel documentario di Andrea Marini.

Una storia che si sviluppa su due piani, in costante intreccio per tessere la trama e dettare le regole. Il primo racconta il tentativo di recupero da parte dell’ex pilota Paolo Barilla, di uno dei 4 esemplari fabbricati di questa che a detta di molti ha rappresentato la svolta storica nella tecnologia delle Formula 1 e il punto di svolta definitivo per la Ferrari che grazie a questa automobile si poteva finalmente gettare nel mito senza più riserve alcune; il secondo va a ripercorrere personaggi, storie, circuiti, atmosfere e immagini dell’epoca in cui la F312B nasceva e iniziava a spopolare. Aneddoti di e su personaggi come Niki Lauda, Jacky Ickx, Jackie Stewart, giusto per citare i miti che hanno contribuito al racconto, con testimonianze dirette.

Quello che si evince dalla pellicola è un mondo che fa a pugni con quello dell’attuale circus: olio per terra pulito con stracci, lancette dell’orologio che corrono avanti mentre si prova a risolvere il problema, metallo, saldatrici, rumore che assorda, officine e sullo sfondo le storie dei cavalieri che cercavano di domare e cavalcare questi mostri di tecnologia artigianale, pericolosi, a volte letali.

Ferrari_F1_1200x675.jpg

È il romanticismo a farla da padrone. I piloti non erano schivi supereroi sfavillanti, ma sfrontati, spacconi, antipatici o simpatici, pieni di donne, vizi, ambizione e follia, ma soprattutto: normalissimi eroi. Lo erano per noi bambini dell’epoca che piangemmo quando morì Gilles Villeneuve; eroi intrisi dall’odore della benzina nella quale era sempre possibile arrostire: bastava un piccolo errore ai 300 Km all’ora su trabiccoli fatti a mano, con motori più simili a belve feroci che a gioielli di tecnologia, fatti con “la matita e il tecnigrafo” (come dice lo stesso Forghieri), per andar in fiamme o in pezzi, assieme a bulloni e lamiere. L’odore di benzina trasuda dalle immagini, assieme alla passione smodata di persone d’altri tempi, di ingegnerei che parlano in dialetto modenese con meccanici, mentre assieme, testa e abilità creano mostri inarrivabili, quando tutto era fantasia, idee, coraggio.

La nostalgia viene segata delle scioccanti immagini di nuvole di morte e rimane solo una domanda: chi glielo faceva fare? L’amore per la vittoria, verrebbe da dire. Quella da sudare, faticare, cercare assieme al lavoro, l’impegno e il sapersi rialzare dopo i fallimenti. La vittoria del coraggio e del mettersi in secondo piano, fino a rischiare la vita pur di raggiungerla.

Un film che riporta a quando vincere era difficile e non alla portata di tutti. Esultare per aver primeggiato era solo l’inizio della strada per tentare di raggiungere una nuova vittoria. Viene quasi il sospetto che  fosse il viaggio la vera cosa importante, molto più del fine. Non c’è dubbio alcuno, invece sul fatto che il mondo conosceva le regole ed i rischi dei vincitori e che non tutti erano nati per esserlo: condizione accettata serenamente da entrambe le parti. Chi seduto a pochi centimetri dall’asfalto sfrecciante, chi comodamente in tribuna o sul divano a fare il tifo.

Un film che suonerebbe retorico, se solo non parlasse di un mondo che è esistito veramente e che quindi ricorda a tutti come è possibile vivere più intensamente: non è necessario rischiare la vita, basta avere coraggio, anche quello di fallire.

 

 



Una risposta a “Ferrari 312B”

  1. […] ho già scritto dopo aver visto Ferrari 312 B, per chi è nato dalle nostre parti, anche se delle auto e […]

    "Mi piace"

Scrivi una risposta a Le Mans ’66 – La Grande Sfida – Bar Snob Cancella risposta

Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

Newsletter

Scopri di più da Bar Snob

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere