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Più che altro per non dimenticar(Si)


Blade Runner 2049

Ho lasciato sedimentare la visione per circa una settimana, durante la quale non mi sono potuto esimere dal leggere e a volte discutere di persona sulla pellicola più chiacchierata di questo scorcio iniziale di Autunno 2017: Blade Runner 2049. Alla fine, però, vedendo tutto questo monolitico entusiasmo e questa convinta promozione a pieni voti del film, mi è salita l’indole molesta e il desiderio di prendermi la libertà di uscire dal coro entusiasta, senza comunque attaccarmi al megafono del contestarore.

Per onestà penso sia giusto ammettere fin da subito che non sono uno di quelli che si guarda il primo Blade Runner una o più volte l’anno e quindi di non essere uno sfegatato sostenitore della cupa saga iniziata da Ridley Scott (qui produttore), nell’ormai lontanissimo 1982. Sempre come premessa doverosa, devo ammettere che non sono impazzito nemmeno per l’acclamatissimo “The Arrival” dell’ormai iper blasonato Denis Villeneuve.

Temo che ciò che non mi fece amare alla follia “The Arrival”, contribuisca alla parziale delusione per questa visione. Sia nel precedente lavoro, che in questo film, infatti, la verbosità stilistica del regista Canadese risulta antipatica costante, che mi diventa a tratti addirittura indigesta. Se da un lato può servire a celebrare e a far ridondare il punto esclamativo su un indiscutibile talento, per una regia dinamica e fantasiosa, per la fotografia superlativa e per ambientazioni mozzafiato, sposate a suoni crepuscolari e cupi che obbligano ad affossarsi nella poltroncina del cinema, dall’altro non fa altro che dilapidare malamente proprio il quasi perfetto lavoro della prima parte di film, capace di inondare di pathos e tensione. Per dirla semplice: tirarla troppo lunga per ribadire quanto si è in gamba, rovina l’atmosfera. Ma non è una questione solo e squisitamente di tempi (anche se qui si dilatano inspiegabilmente in almeno un paio di frangenti, allungando a mio avviso la pellicola di almeno 15/20 minuti assolutamente evitabili), quanto più di un ritmo che si perde in loop che a forza di dai e dai, risultano finanche stucchevoli e confondono una trama alla quale non regalano certo vivacità e tantomeno particolarità, ma solo dispersione, con sovrastrutture un po’ pompose e vanitose. Villeneuve si specchia molto e se la suona e se la canta un po’ troppo, giusto per tornare alla sintesi.

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Sulla storia, beh, molto interessanti i corti “prequel” affidati a “stimati colleghi”, come ha più volte spiegato lo stesso regista: davvero un’ottima idea. Suggerisco calorosamente di visionarli prima di affrontare i 163 minuti del lungometraggio: come antipasti davvero utili ad addentrarsi nel corretto modo nella storia; come collegamento altrimenti assai labile col nobile predecessore uscito 35 anni fa.

Personaggi, interpretazioni e cast credo siano un elemento di forza indiscutibile: oserei dire inattaccabile. A dire il vero le critiche non sono mancate, in particolare alla faccia un po’ così di Gosling, ma mi vien da dire che siano derivate più da antipatie di pelle, che da una vera e propria analisi oggettiva. Personalmente ho trovato: facce perfette, ritorni perfetti (Harrison Ford), sinuosità perfette (Ana de Armas), cinismo perfetto (Jared Leto).

Peccato per questa vanità del regista, che sento acclamato, ma che continua a lasciarmi quel retrogusto amarognolo e di lieve insoddisfazione all’uscita della sala, dopo la visione delle sue opere.

 

 

 



Una risposta a “Blade Runner 2049”

  1. […] non andiamo per niente d’accordo. Se già ero stato critico con “Arrival” e con “Blade Runner 2049” (qui il mio commento dell’epoca), devo confermare un po’ le motivazioni che mi portarono a non amare particolarmente quelle […]

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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