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Più che altro per non dimenticar(Si)


Secondo Costituzione

Sta succedendo nuovamente quello che succede ogni volta che qualcuno si azzarda a mettere in discussione il sistema, che mica lo dico io, lo dicono i numeri dei poveri che aumentano: non funziona più. Si potrebbe dire che mai ha funzionato, ma sarebbe ipocrita dirlo da questa parte del mondo, dove, in effetti, più di qualche beneficio lo si è visto per alcuni decenni. Si potrebbe quasi parlare di privilegi, visto com’è girato gran parte del pianeta nel momento in cui noi stavamo decisamente bene e altrove non s’è mai smesso di campare nella miseria. Che non è un peccato stare bene, questo dev’essere ben inteso, ma lo è pensare che esista un solo modo di stare bene al mondo, quello del consumismo. Che poi i conti si fanno alla fine e a quanto pare è giunto il momento di fare i conti per molti di noi e purtroppo non tornano. E questo ci terrorizza, questo ci fa perdere la testa, la ragione e la logica. Questo ci fa sbroccare e picchiare il primo che ci si para davanti, soprattutto s’è diverso da noi. Ma ultimamente pare che le differenze se non ci sono le andiamo a cercare col lanternino pur di attaccare briga.

In quanti sono accorsi in questi giorni a mettere il proprio mattoncino di civile retorica sul “se picchi un poliziotto, sbagli, perché stai attaccando lo stato”. Potremmo dire che grazie al cazzo, ma poi a Roma ti risponderebbero “sticazzi”, se la cosa non è reciproca. Già perché è quasi troppo scontato ricordare che allora dovrebbe valere anche l’opposto, ma così troppo spesso non è. Poi ci sono quelli che con un filo di malizia, vedono che alla fine certe cose fanno un po’ troppo comodo a chi aveva una gran voglia di zittire il dissenso, ma non sa proprio come fare, perché il dissenso ha ragioni profonde, ferrate e difficilmente smontabili. A mia madre, da piccolo, se chiedevo conto di una decisione poco convincente con buoni argomenti, e chiedevo perché, lei mi rispondeva per un po’, ma se insistevo diceva “perché sì” e se insistevo ancora magari mi allungava anche una scoppola. Funziona così? Il dissenso prima lo si smonta con dei “eh ma sono cose complesse da capire…”, poi se va avanti lo stesso lo si smonta a mazzate? Anche se potrebbe stuzzicare l’idea di chiamare complottismo questo modo autoritario di prendersi la ragione, temo che non sia la scelta azzeccata, perché poi alla fine s’è sempre scoperto che “pensare male è stato fare peccato, ma poi ci si è preso in pieno”. Solo che s’è scoperto quando poi quelli che ti dicevano complottista, possono dirti “eeeeh ancora con ‘sta storia di Genova, che son passati 25 anni…andiamo avanti dai!”. Già noi dobbiamo andare avanti, mentre qualcuno chiama chiunque non sia d’accordo con lo Status Quo: COMUNISTA. Che vuol dire ormai che ti poni dei dubbi sul sistema che, numeri alla mano, sta funzionando poco e sfasciando il mondo.

Ma ci tengo a commentare due colpi da fuoriclasse nei quali mi sono imbattuto ascoltando la radio in macchina. Il primo da parte del Ministro Nordio, che ha detto che non capisce questa gente che protesta contro l’occidente. Mentre lo diceva io ho pensato ingenuamente che l’arroganza è proprio una brutta bestia, ma alla base di quella che è l’attuale cultura occidentale (almeno di chi governa e quindi di buona parte dei cittadini che li hanno votati e messi a governare questi qua). Con questa frase apparentemente innocente il Ministro ha di fatto ammesso che secondo lui chi non è d’accordo con un certo tipo di condotta sociale (capitalismo), è anti occidentale. Ma l’occidente non è anche quello della rivoluzione Francese, quella delle grandi lotte per i diritti civili? Giusto per citare due cosucce che credo non c’entrino molto con l’idea che bisogna smanganellare chi secondo te disturba il naturale svolgersi dei porci comodi di una parte di occidentali. Che poi se la memoria non m’inganna l’occidente è anche quel posto dove sono nate un paio di dittaturine mica bionde, bionde e che hanno devastato il continente padre dell’occidente (che non lo sentano mica gli americani, che poi se ne hanno per male). O dell’occidente in barba a quelle tradizioni tanto osannate, prendiamo buoni solo gli ultimi 70 anni? Quelli della Coca-Cola e del riscaldamento globale, perché il profitto vale più della salute del mondo e quindi delle persone che lo abitano? Non è che invece vogliamo riprendere per buoni quei 20 anni là, come sembrava voler fare col suo spolverino e la testa rasata ai lati il capo dell’ICE, Bovino?

Ma il vero colpo di genio è quello di Paolo Mieli che questa mattina ha ribadito un concetto che sento spesso accostato alle curve dello stadio, quando sempre per radio ha detto che secondo lui se io sono in una manifestazione pacifica, perché io sono pacifico e vedo il chiaro segnale di uno che pacifico non è che sta entrando in azione, cioè dell’abbassarsi il passamontagna sul volto, io, sì proprio io, manifestante tranquillo, devo dire a questo qua che deve poi andare da un’altra parte a fare le sue marachelle e che non rovinasse la mia manifestazione tranquilla. Un tempo, in effetti, quando i corpi intermedi erano potenti e presenti, c’erano i famosi servizi d’ordine alle manifestazioni ed io ho sempre pensato che fossero la dimostrazione del fatto che lo Stato senza il volontariato non sa fare il suo mestiere. Solo che adesso ci dicono che il volontariato è obbligatorio, sennò è colpa di chi non lo fa se le cose vanno in vacca. Non dello Stato…

Io dico al Sig. Paolo Mieli, che fra l’altro mi sta anche simpatico e ho sempre seguito volentieri nei suoi programmi che parlano di storia, perché i documentari sul duce e sulla guerra mi hanno sempre intrippato e lui ci ha sempre sguazzato in quelle cose lì, beh, gli vorrei dire che secondo me ha detto una cazzata enorme e lo sa anche (almeno spero, perché sennò il problema è più serio del previsto). Io credo che i manifestanti tranquilli, se sono tali, magari possono anche temere ripercussioni se vanno a dire a quelli scalmanati che devono smetterla di fare casino. Io penso anche che la Polizia che ha come ruolo quello di fare ordine pubblico, debba difendere dagli scalmanati per primi proprio i manifestanti tranquilli, mica menare nel mucchio e poi quando ha spaccato la testa ad un pensionato innocuo o come successo l’altro giorno ad un fotografo (che lo diceva che era un fotografo, ma si vede che a quelli lì danno la carica a molla e finché non è finita, una volta partiti non smettono più di smaganellare anche se non c’è motivo o se capiscono che stanno smanganellando uno sbagliato), dirgli “ah ma la colpa della tua testa rotta è di quelli scalmanati ai quali tu non hai impedito di manifestare vicino a te, mica nostra che te l’abbiamo rotta, che mica lo possiamo sapere quando vi mischiate chi è lo scalmanato e chi no”.

Caro Paolo Mieli la polizia serve per difendere, non per spaccare teste e se tanta gente non si fida più della Polizia è perché in questo paese (ma mica solo qua eh), troppe volte gente che era lì per manifestare pacificamente, che come dici anche te “guai un paese in cui non si può manifestare”, non è stata difesa da chi doveva farlo, ma da questi offesa e poi pure insultata con “eh ma se vai in manifestazione lo sai che può succedere, te la sei poi cercata”. Una Polizia seria, sana e antifascista difende la democrazia, difende i manifestanti dai facinorosi, non rende pericoloso manifestare tirando nel mucchio. Che guarda caso quelli che fanno casino, poi non li beccano mai e poi salta fuori che a Genova tiravano nel mucchio, così alle “zecche rosse” passava la voglia di rompere i coglioni…e i casinisti erano un po’ troppo loro amici.

Troppo comoda dar la colpa a chi manifesta, da veri idioti o in malafede pensare che i manifestanti debbano anche fare da Polizia, soprattutto perché ne paghiamo già una e da questa vorremmo essere difesi, non manganellati. Secondo Costituzione, che è la più bella del mondo, ma il sospetto è che nessuno l’abbia mai letta sul serio.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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