Sorrentino non mi ha mai fatto innamorare: lo hanno fatto alcuni dei suoi film, ma altri mi hanno lasciato un senso di dubbio addosso e altri ancora non mi sono proprio piaciuti. Questo mi è piaciuto molto, ma a distanza di qualche giorno devo ammettere che non mi ha lasciato gran ché.
Ho atteso apposta qualche giorno prima di scrivere a mia memoria il solito piccolo commento sull’ultima visione cinematografica, proprio perché non sapevo dare una spiegazione al mio entusiasmo iniziale. Già nei venti minuti di auto per tornare a casa mi son messo a pensare ad altro, quasi che il film fosse stato solo un’ombra di passaggio. Una boccata d’acqua fresca dopo una camminata. Stupenda come poche cose nell’istante in cui ne godi, ma sempre d’acqua si sta parlando, non di Barolo.
Fine a sé stesso? Beh, questo forse sarebbe esagerato dirlo, ma al netto di tutto certamente non molto più che una fiammata. Anzi un meraviglioso fuoco artificiale di fronte a cui spalancare la bocca dallo stupore, ma che si perde nella memoria mentre nell’aria c’è ancora odere di polvere da sparo ed i frammenti di cartone scendono ondeggiando dal cielo, come unici testimoni dello spettacolo da poco finito.

Servillo, poi, lo ammetto: bravissimo. Cosa gli vuoi andare a dire a Servillo??? Io lo accenno solo, sottovoce, per non essere incriminato di lesa maestà, ma a me ha un po’ rotto le scatole. Anzi no, mi ha proprio rotto il cazzo. Che sembra sempre lo stesso personaggio o forse sempre quello gli fanno fare? In questo caso, un po’ sì.
Immagini stupende, perché Sorrentino è bravo abbondantemente sopra la media e lo è talmente tanto che lo capisce anche uno come me, che di solito al cinema non ha troppa voglia di mettersi a cavillare sulla fotografia o le inquadrature (a differenza di quel pensionato rompicoglioni dietro di me, che con continue analisi decantate con un “simpaticissimo” accento parmigiano, su ogni singola luce e angolazione/movimento della macchina da presa e un sacco di troiate simili, voleva far colpo con la sua nuova morosa …ed io dico siamo in 10 in sala, ma perché proprio dietro di me…a 70 anni suonati, a fare l’intellettuale per rimorchiare…dai…).
Un film a tratti pesantuccio che parlava di leggerezza, soprattutto, fra le altre cose. E va bene, ci mancherebbe, perché poi come non essere d’accordo sul filo conduttore, sulla morale. Ma forse un po’ scontauccio come modo di affrontarla?
La mia scena preferita: quella che non ho capito esattamente cosa c’entrasse (forse sono tante le cose che non ho capito, anzi di certo), cioè quella della tavolata degli alpini. Quando si mettono a cantare tutti assieme, mi sono commosso. Eh, oh, a me gli alpini che cantano commuovono, forse perché mi legano a ricordi personali. No, non ho fatto l’alpino, ma ne ho conosciuti tanti.
Però cosa mi rimane di inquadrature mozzafiato e appunto, fotografia incredibile? Cosa mi lascia questa visione a distanza di qualche giorno: poco o niente di cui avere voglia di parlare. Di certo l’entusiasmo s’è spento praticamente assieme al proiettore. Ce ne fossero eh di film così, capaci di farti spalancare la bocca più volte in un paio d’ore, che non in un paio d’anni della grigia vita di tutti i giorni. Ma a me piacciono le storie oltre che alla bravura dei registi e se proprio ve lo devo dire, questa storia non è che mi abbia proprio impressionato. Ed infatti al momento non ho molto altro da dire su “La Grazia”.
Che vada riguardato?

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