È il giorno di Santo Stefano e per quanto non ami particolarmente quando le sale dei cinema sono troppo piene (l’educazione delle persone di questi tempi non mi pare screditare il mio punto di vista) e visti i miei programmi per le restanti giornate di ferie invernali, avendo come unica finestra proprio quel giorno, seppur un po’ riluttante, mi concedo la visione dell’imperdibile (spoiler: sicuro?), polpettone storico.
Si fa un gran parlare di quello che a tutti gli effetti può essere considerato l’ennesimo remake dei film dedicati in passato al processo di Norimberga ed io ammetto il mio amore spassionato per quello uscito nel 2000 con protagonista un bellissimo (fin troppo), Alec Baldwin nei panni del procuratore Jackson. In questo caso il ruolo è affidato a un bravissimo, ma decisamente meno altisonante Michael Shannon. Qui i carichi da novanta e quindi il focus, vengono concentrati su Russel Crowe, nei panni di Hermann Göring e di Rami Malek che interpreta lo psicologo Douglas Kelly.
Potrei cavarmela ora in pochissime righe e probabilmente così sarà, nel riprendere lo spoiler poc’anzi fatto: il film non solo non è imperdibile, ma ritengo addirittura evitabile. Perché tanta severità da parte mia? Senza troppi fronzoli il paragone con il Norimberga del 2000 non regge minimamente. Per evitare che il mio già dichiarato amore per quella pelliccola diventasse pregiudiziale della memoria di “quando era meglio quando si stava peggio”, certo, colpevole di essere come spesso accade figlia dell’americanizzazione dei film Holliwoodiani (è grazie al…) e anche un po’ succube della moda di quel periodo per i cosìdetti legal triller (che peraltro mi sono sempre piaciuti un sacco), me lo sono riguardato oggi pomeriggio, a distanza di un paio di giorni dalla visione al cinema della nuova riproposizione.

Dicevo che il paragone non regge fra le due pellicole e credo sia così proprio perché sebbene entrambe un po’ troppo pompate sulla retorica dei buoni e dei cattivi (ma essendo entrambi ispirati ai fatti reali e ai verbali del processo stesso, non vedo come poteva accadere altrimenti), trovo che la nuova versione sia scarnificata di pathos e di narrativa. Si punta spesso ad esasperare in maniera macchiettistica questo o quel personaggio e così anche un ottimo Russel Crowe deve cedere il passo ad un immenso Brian Cox, così come un semisconosciuto Matt Craven faccia un figurone rispetto all’interpretazione isterica e a tratti surreale di Rami Malek.
Senza aggiugere altro, perché troppo non si può a mio avviso aggiungere, pare proprio che la volontà fosse esattamente quella di dare meno occasioni di riflessione e più pappa pronta, più retorica e meno idea di cosa significò quel processo. Insomma che si volesse arrivare ad un pubblico meno capace di concentrarsi e bisognoso di obbligatori eccessi, colpi di scena e spadoni ideologici, che sono evidentemente portanti della storia e anche della pellicola del 2000, ma che qui paiono già masticati in una pappetta predigerita. Una riproposizione che serve forse nel 2025 per un pubblico che vuole sentirsi dire esattamente cosa pensare: come se chi sono i buoni e i cattivi fosse davvero in discussione in questa storia. Ma forse il guaio è che è così ai tempi nostri? Siamo finiti così in basso dal dover spiegare le cose come ai bambini e relegare il succo in manciate di minuti in una pellicola che ne dura ben 148?
Teoricamente i due film sono basati su due libri differenti, ma a vederli in sequenza tutto sommato rapida, pare evidente come in realtà le analogie siano clamorose e che quest’ultima versione sia una palese semplificazione e a tratti una spettacolarizzazione del film del 2000. Perché non sappiamo più capire concetti più impegnativi e dobbiamo passare obbligatoriamente da altri più semplici, perché non ci sappiamo concentrare? Il dubbio mi è venuto, anche sentendo i giudizi su altre pellicole che mi dicono “sì sono stronzate, ma così la gente può capirle”.
Sarò e ovviamente sono Snob (eh siete qua…), ma questa mi pare una caduta a picco verso l’idiozia, quindi più che un dubbio questo pensiero, dopo questa visione si è consolidata in me.
Su una cosa non ho dubbi: se v’interessa l’argomento risparmiate i soldi del biglietto per questo Norimberga e armandovi di pazienza per sopportare ritmi più lenti di un cinema che non c’è più e qualche inutile storia romantica (eh il romanticismo agli albori del nuovo millennio era obbligatorio!), guardatevi quello del 2000, che con tutti i suoi difetti, lo ripeto, batte 10 a 0 questo inutile e pessimo remake.

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