Sono più di due mesi che non vado al cinema, anche perché soprattutto nell’ultimo mese è capitato di tutto e ogni sera c’era qualcosa che mi teneva impegnato in pratiche decisamente meno piacevoli che godersi il grande schermo.
Mi avvicino all’entrata dell’Emiro di Rubiera più per voglia di cinema, quindi, che per desiderio di vedere una pellicola in particolare. Spulciando il cartellone e dopo aver dato un’occhiata preventiva a cast e trailer, mi indirizzo un po’ alla cieca su “La trama Fenicia”, che mi pare l’unica proiezione fra quelle proposte che potrebbe interessarmi. Sono ovviamente attratto dalla presenza di Benicio del Toro, non dalla Regia di Wes Anderson, che ammetto, nella mia ignoranza di non conoscere.
Preciso, perché facendomi poi aiutare dopo la visione del film da alcuni commenti di chi di cinema ne sa più di me (cosa abbastanza semplice in effetti), leggo che questo film ricalca fedelmente, fin troppo, le precedenti produzioni del regista statunitense. Eccentrico, leggo nelle varie descrizioni che parlano di lui e a me viene da commentare “alla faccia dell’eccentrico!”.

Sì perché devo ammettere che mi sono divertito un sacco a seguire questo film, ma onestamente credo di non averci capito praticamente nulla. Sempre che ci fosse poi qualcosa da capire. Il sarcasmo e comunque le fantasiose soluzioni di una trama che pare semplice, ma si complica con mille derivazioni possibili e personaggi che si accalcano, flashback paradisiaci che si intersecano con una realtà geometrica e incredibile, mi tengono legato alla poltrona. Ero come sempre solo, ma se per caso avessi avuto qualcuno di fianco a me, penso che lo avrei guardato almeno 30 volte durante il film con un sorriso ebete e divertito, ma con un grandissimo punto di domanda nello sguardo, chiedendoglio: ma cosa stiamo guardando?
Del Toro vale il prezzo del biglietto (va, beh, qualsosina in più, anche perché oggi per il cinema si pagavano solo 3.50 €, cosa che con mia piacevole sorpresa ho scoperto solo all’ingresso), e anche se gli occhi di ghiaccio di Mia Threapleton possono confondere i sensi, l’altro personaggio a farmi sbellicare è quello di Bjorn, interpretato da Michael Cera.
Poco più di un’ora e mezza in cui seduto nel buio della sala posso godermi immagini eleganti e dal perfezionismo quasi maniacale, colori e costumi che ammaliano e poco male se chi ne capisce dice che questo è un film che non serve a nulla e che questo regista ha già fatto almeno due volte. A parte che per me era tutto nuovo, io come al solito dal cinema mi aspetto emozioni e anche se non ho capito esattamente perché, La Trama Fenicia mi ha dato quelle giuste. Un po’ di inspiegabile, ma potentissimo amore a pelle, che delle volte vale almeno quanto ragionate storie d’amore. Risate non sguaiate, date da un umorismo giusto per me. Una bella avventura insomma, nel momento giusto: delle volte, la fortuna!

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