Se la volta scorsa ero arrivato lunghino, qui temo di essere al limite dell’indecente. Me ne scuso soprattutto con Marcello, che anche nel sesto numero di Sul Serio, mi concede un prezioso spazio per dire la mia su temi di attualità. In questo caso un tema che ci allarga sul globale, ma che sicuramente ha una ricaduta importante anche sul locale: la siccità. Sembra strano parlarne quando da mesi non fa che piovere e di fatto la primavera ci ha concesso solo poche giornate, ma spesso l’apparenza inganna e certi fenomeni vanno valutati nel lungo periodo, non certo nell’occasione singola. Non è una rondine che fa primavera dice il vecchio adagio che parafrasato ci potrebbe far dire che non è una primavera piovosa che risolve il problema della siccità. Purtroppo in molti faticano a fidarsi di ciò che ci dicono i Climatologi e quasi nel tentativo di mettere la testa sotto la sabbia, pur di non vedere ciò che ci attende, continuano ad attaccarsi a eventi che sono da considerarsi sporadici e non determinanti, se inseriti in un quadro decisamente allarmante. Capisco che la cosa sia forse di difficile soluzione, ma continuare a negare l’evidenza, ostacolare le soluzioni, addirittura fare marcia indietro su progetti di riduzione del danno ambientale che erano già avviati e il tutto in nome dell’economia, ci sta portando dritti in un baratro e ad un punto di non ritorno. Come chi mi conosce sa bene, non ho nemmeno troppa simpatia per i fanatici e soprattutto per i moralizzatori, che spesso dicono cose giuste, ma senza la capacità di constestualizzarle e dunque renderle attuabili. I modaioli, poi, che fanno ossessivamente bene una cosa, ma ne dimenticano altre 100 di negative, spero di non averli in mezzo ai piedi mai. Serve consapevolezza, conoscenza e più che spirito ecologico (che fa tanto figo, ma a quanto pare sta ottenendo meno di quanto si spera e soprattutto serve, quindi chi insiste su certi tasti qualche domanda sarebbe bene se la facesse sull’efficacia della propria azione), serve semplicemente lo spirito di sopravvivenza, che a quanto pare abbiamo relegato nel taschino, bistrattato come il grillo parlante di pinocchio: smettiamola di fare ciò che ci fa sentire belli, iniziamo a mettere più energie possibili per gartantirci la sopravvivenza e il futuro per i nostri figli/nipoti. Ultima riflessione che mi sento di aggiungere, che ho provato e applicato sulla mia pelle anche nel recente e che spero di riuscire a sublimare in comportamenti utili sempre più spesso: ci sono momenti in cui è necessario contarsi e anche chi si è disperso nei rivoli del particolarismo, farebbe bene a riconfluire nel fiume principale della direzione più simile alla propria idea. Se c’è qualcuno che ha il tuo stesso obbiettivo, anche se vuole farlo per una strada che non ti piace, in modi che non ti convincono e anche se fra le cose che dice non le condividi tutte, insomma, anche se sei convinto che tu lo faresti meglio, cerca di non intralciarlo e se possibile sostienilo, anche solo contandosi e mettendo il tuo nome di fianco al suo. Io l’ho fatto nel mio piccolo: forse non servirà a nulla, ma preferisco stare con chi critico, che con chi mi pare folle. Sulla politica non ce la faccio, ma sull’associazionismo ci sto provando, almeno con adesioni e sostegno formale. Sul prima persona datemi tempo: sono pur sempre uno snob…

Vi ricordate quando le opposizioni politiche cittadine mettevano in croce i Sindaci in carica sul piano neve? NEVE???
Cercate di fare mente locale e di ricordare una nevicata degna di nota, non il “lampionismo” coreografico, che comincia esso stesso ad essere una rarità. A dispetto di quelli che vorrebbero l’estate tutto l’anno, urge ricordare che gli inverni non inverni, senza neve e senza gelate, possono fare felici gli amanti dell’aperitivo in piazza, ma di certo non la natura e quindi noi che ne facciamo parte. Come insistono a dire innumerevoli climatologi da tempo immemore, anche la nostra zona geografica (Pianura Padana e Pedemontana Appenninica), rischia cicli siccitosi tali da desertificare il terreno nell’arco di alcuni decenni. Desertificare! Senza il freddo anche i malanni proliferano: eh sì, non ci si ammala col freddo, ma coi patogeni, che stanno meglio nel tepore.
Cosa ci possiamo fare noi? Ho sempre pensato e non cambio idea, sul fatto che gli atti individuali di virtuosismo “ecologico” siano gocce nel mare, addirittura controproducenti quando diventano fanatici e terreno di ottuso scontro identitario. Certo è però peggio l’immobilismo. Quindi, noi non solo possiamo, ma dobbiamo fare mente locale, capire e prendere atto di ciò che accade: più caldo, più energia, più eventi estremi, più “disastri naturali”. Di conseguenza, se abbiamo a cuore la nostra vita, quella dei nostri figli e dei nostri nipoti, non possiamo per pigrizia, paura o peggio, avidità continuare a girare la testa dall’altra parte.
La politica, quindi le persone che votiamo, devono darci conto di questo; lo devono fare i partiti e le imprese economiche, perché il qualunquismo, il negazionismo, l’arroganza del profitto stanno precludendo il futuro. La mancanza di neve salverà i Sindaci dalle critiche sulla pulizia delle strade, ma non dal dover risolvere il problema dell’acqua nei rubinetti dei propri cittadini per 6/8 mesi l’anno: prima di quanto pensiate, anche qui. La soluzione, la vera rivoluzione culturale è dunque smetterla di fare quello che ci fa sentire liberi, belli, vincenti, come nelle pubblicità, ma iniziare a fare ciò che è necessario per la vita.
Dicevano un tempo: sotto la neve pane, sotto la pioggia fame. Non era ecologia, solo sopravvivenza.

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