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Più che altro per non dimenticar(Si)


Tossici

Come molti, anch’io ho seguito con interesse lo sviluppo della campagna elettorale prima e delle elezioni poi, negli Stati Uniti. Così anche per me era quasi d’obbligo ascoltare le prime parole del rieletto (e non è un dettaglio), Presidente Trump, nel giorno del suo insediamento. Per lavoro, conosco molte persone che vivono o che frequentano più che spesso il Nuovo Mondo e così non di rado ho avuto modo di parlare con chi sosteneva la necessità che venisse votato proprio Trump. Onestamente la cosa mi sorprendeva: persone che ritenevo intelligenti e seppur di destra, non certo dei pazzi sprovveduti.

Dopo aver ascoltato le parole del discorso di ieri sera, forse perché buttate lì tutte insieme, ho unito i puntini e capito una volta per tutte cosa può collegare quella che a mio dire è follia a persone che folli non sono e che anzi si misurano tutti i santi giorni con problemi pratici difficili da risolvere e che dimostrano non di rado un talento che non posso che invidiare per la capacità di realizzazione. Il trait d’union fra queste cose che mi appaiono inconciliabili è la paura.

Il mondo occidentale, ha paura di perdere il predominio culturale, o in alcuni casi, semplicemente il benessere, il frutto dei propri sacrifici e per farlo si affiderebbe anche al diavolo. Probabilmente è ciò che ha fatto. Non è la prima volta che accade nel mondo e non c’è davvero da stupirsi se accade di nuovo.

Sono tante le cose preoccupanti dette in quel discorso (a mio avviso tutte), ma quella che non mi lascia tranquillo in particolare è il convinto “Drill baby drill” pronunciato a strappare prepotentemente la coscienza su un problema senza appelli come il Global Warming. Se negli Stati uniti decidono di fare cose che non condivido, che reputo sbagliate, posso indignarmi, denunciare, strillare contro queste cose, ma dovrei poi farlo contro tutti quei posti nel mondo in cui certe storture stanno andando di gran moda: l’Italia in primis. Battermi idealmente o comunque nel mio piccolo in modo più pratico per i diritti civili, per la dignità delle minoranze, per denunciare un sistema economico fallimentare e malato, è possibile. Quantomeno la consapevolezza che tutte queste cose non siano irreversibili, mi fa dare un senso al continuare anche semplicemente a discutere su questi temi.

Ma sul discorso climatico, qui rischiamo veramente di essere, come siamo, degli spettatori impotenti di fronte al colpo di grazia ad una situazione già molto compromessa sulla quale si stava comunque facendo troppo poco. Qui si potrebbe entrare (o forse siamo già entrati), nel campo dell’irreversibilità. E tutto questo per paura, ancora, ma una paura disgustosa: la paura dettata dal capriccio e guidata dall’avidità.

L’amministrazione trumpiana ha sdoganato definitivamente concetti che erano purtroppo ben presenti, ma che almeno si provavano a camuffare con scuse, bugie, panegirici. Si è determinato che la prepotenza di un popolo, che non intende rinunciare a nulla, possa mettere a repentaglio il futuro proprio e di tutto il globo, anche il nostro. Chi lo sta seguendo per piaggeria (vedi il nostro Presindente del Consiglio), non capisce che qui si è aperta la strada ad un ragionamento che taglia fuori alleanze e amicizie: se non è prima, sarà dopo, si sarà fatti fuori dal banchetto, se mai questo ci sarà (e credo di no). Qui si è definito un principio ben preciso: chi non è americano, non conta.

Parliamoci chiaro: anche dalle nostre parti non stiamo facendo abbastanza e la refrattarietà a tutte le misure che cercano di lenire almeno idealmente il problema clima. Ma se in questo caso anche la Cina (che di certo non è stata esempio da seguire negli scorsi decenni), si dice preoccupata, direi che è il minimo che lo siamo anche noi.

Questo sdoganamento da parte di una delle principali potenze mondiali, nonché riferimento incontrastato per l’occidente, oltre ad essere un danno enorme di suo, rende chiaro che nel mondo c’è una grave crisi di pensiero, un cortocircuito che impedisce di capire esattamente la correlazione fra causa ed effetto; qui si va in effetti oltre l’individualismo, che è legge non scritta, ma inattaccabile nella società capitalistica e del profitto, qui si va nel campo della dipendenza da capitalismo e consumismo. Dipendenza che offusca ogni tipo di ragionamento logico, che fa tuffare anche insospettabili nelle braccia del negazionismo più becero. Siamo drogati e abbiamo perso la testa, completamente. Tossici che non vedono altro che la propria droga come soluzione, pronti a calpestare tutto e tutti, figli e amici pur di non rinunciare alla propria dose.

Che sul tema climatico il problema sia da sempre quello è ormai indiscutibile, direi, ma almeno di facciata (e poco, troppo poco di sostanza), si erano stabiliti dei principii, un’accettazione e un riconoscimento del problema: qui con un colpo di spugna negazionista si sta dicendo che la bolletta energetica di un popolo (e di tutti quelli che a ruota purtroppo, prepariamoci, seguiranno l’esempio per avviare un gioco al massacro, con la legge del più forte come unico orizzonte), sia più importante di quello che sta portando già oggi catastrofi, morte e sofferenza in tutto il mondo.

Dice Trump che lui vuole far finire tutte le guerre e spegnere quelle possibili sul nascere, ma questo comportamento va esattamente dalla parte opposta e non può che scatenare ancora di più gli stessi conflitti che stanno divorando il mondo anche ora ed aprirne dei nuovi, man, mano che il cerchio si chiuderà e restringerà il perimetro entro il quale staranno sempre meno privilegiati. L’energia, l’acqua, quindi la sopravvivenza saranno beni per pochi e qui qualcuno sta furbescamente nascondendo il fatto che non ce n’è abbastanza per tutti, anzi, ce ne sarà sempre meno. Lo so, non pensate che questa cosa possa interessarvi…sta proprio qui l’errore grave che stiamo facendo tutti e quando la tranvata arriverà saremo completamente scoperti e indifesi e non ci resterà che beccarla sui denti, perché sì, le politiche energetiche annunciate da Trump, l’uscita degli USA dal patto di Parigi (e non ultimo dallOrganizzazione Mondiale della Sanità), sono semplicemente una bastonata nei denti al futuro di tutto il mondo e non è detto che i danni siano reversibili, anzi, probabilmente, come detto prima, il colpo di grazia ad un bastione che già stava vacillando. Quello della civiltà, probabilmente quello dell’umanità.

Perché, ripeto, siamo dei tossici e i tossici non ragionano e non sanno vedere oltre la propria necessità di droga e sopratutto i tossici sono soli, anzi peggio: tutti contro tutti.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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