Il sole splende e dopo una primavera che ha riservato freddo, pioggia e neve, pare che stia finalmente arrivando la bella stagione, ma l’inverno è stato come sempre lungo, seppur con temperature record e a tratti ha somigliato più ad un infinito autunno. Mesi bui e cupi, dove solo le lucine di Natale del centro del nostro paesone, Sassuolo, hanno portato un po’ di allegria in un grigiore che insiste e che pare aumentare, allargandosi a macchia d’olio e scoraggiando in un circolo vizioso qualsivoglia tentativo di forma di vita sociale, commerciale, identitaria, che non sia di natura elitaria, ma nel senso più profondo del termine, squisitamente e finalmente, popolare. Sassuolo piano, piano si spegne e perde sempre più pezzi. Forse la mia età e la scarsa frequentazione delle vie del centro mi stanno facendo perdere qualche novità e non parlo del solito bar dove bere bollicine a prezzi VIP: parlo di vita popolare vera, per tutti e soprattutto per tutti i gusti. Di vita, che non è consumismo o eventi sparpagliati nel calendario. Se è così me ne scuso e potete insultarmi, ma non confondiamo le pere con le mele, quanto meno. Io parlo di un centro in cui sentirsi a casa, sia che ti piacciano i Clash, che l’ultimo successo Trap o la Musica Jazz. La riapertura del Carani è una buona notizia, ma non possiamo illuderci che sia sufficiente. Fra poco ci saranno le elezioni amministrative e purtroppo sulla bocca di tutti i candidati ha più successo la parola “sicurezza”, che non “vivibilità”, che penso dovrebbe essere la vera mira per chiunque abbia a cuore la nostra città, mi viene da dire che me lo aspetto in particolare da chi si professa progressista. Per la mia delusione e per quella di centinaia di cittadini orfani di speranza, niente di tutto questo all’orizzonte. Non sarà con le telecamere in più o con i daspo urbani, con l’imbellettamento ideologico per benpensanti che si ridarà vita sociale, economica, commerciale e identitaria alla nostra città, non certo con dei parcheggi multipiano, anziché guardare avanti ad una città fatta di e per le persone e non di lamiere parcheggiate e gas di scarico, catene anonime e aperitivi inn. Sogno ancora che cambi il paradigma che resiste più reazionario che mai, ma intanto ho partecipato all’ennesimo funerale laico per uno dei baluardi culturali e ideologici, prima che semplice negozio. Da lì le riflessioni che poi ho cercato di riassumere nello spazio che ho avuto l’onore di poter utilizzare anche sulla terza uscita di Sul Serio (scarica qui il numero 3). L’argomento è complicatissimo e meriterebbe una seria riflessione da parte della politica locale e dalle associazioni, ma non ne parla nessuno, perché il benessere della popolazione a quanto pare (e non me lo spiego), non porta voti come lo spauracchio dell’uomo nero.

Se ripenso al Centro di Sassuolo di quando ero ragazzino (anni 80/90), ho forse un ricordo romanticizzato. Cresciuto nelle protettive “mura” borgatare dei fratini, fra il parco e soprattutto quelle a faccia vista del campetto della San, per me arrivare in Via Menotti o nel fighetto Viale XX Settembre, nei rinomati bar che ti facevano tanto sentire “Cittadino”, pareva di andare in un’altra dimensione e così in effetti era. Forse per quello stentavo a rendermi conto di ciò che poco più tardi, quando Reggio e Modena prima, Bologna e Milano poi, divennero le nuove abitudini, risultò palese: il centro di Sassuolo era privo di qualsivoglia attrazione degna di nota. Era grigio e maltenuto. Orgogliosamente e ostinatamente reazionario.
Nel corso degli anni ’10 del duemila, ebbi poi un grandissimo e romanticissimo ritorno di fiamma per il nostro Paesone. Se qualcuno diceva che Sassuolo era brutta, mi arrabbiavo e tentavo di dissuaderlo. Ma mi rendevo conto che in effetti, al netto del potenziale qualcosa non andava. Ho sempre espresso poche e semplici, forse banali idee per migliorare e non mi sono mai rassegnato a definirle irrealizzabili, utopistiche e anzi, mi sono sempre chiesto: com’è possibile non arrivare a capire che sono inevitabili?
In questi giorni (inizio Febbraio 2024), ho però subito una martellata al già risicato ottimismo, partecipando a quello che definirei il funerale laico di uno dei luoghi di culto cittadini, da sempre uno strappo all’immobilismo e al conservatorismo borghesuccio sassolese. Dopo l’Oasis, il Joker / 101, il Fassbinder, chiudeva anche e per sempre l’USAIR dell’amico Andrea detto Pio. Un’altra attività commerciale che abbandona le sempre più bigie vie del centro cittadino, dirà qualcuno. A mio avviso molto di più e soprattutto: un avamposto di civiltà, di energia, di vita, in una cittadina votata al pragmatico cercare il benessere economico: a tal punto da sacrificare il piacere, che dovrebbe essere in realtà ciò che rende così attraente il benessere stesso.
Pio serenamente mi ha detto che era giunto il momento e che si sente (a ragione), orgoglioso di avere “tenuto botta” trent’anni (30 ANNI!!!). Quel luogo era una sorta di istituzione culturale, frequentemente avversata (quanta municipale inviata dai benpensanti a fermare punk rock, trick di skate, assembramenti “sospetti”). Non c’è quindi da essere tristi (forse), ogni cosa ha il suo tempo e nulla è eterno, ma certo mi pare impossibile non essere seriamente preoccupato per il vuoto che lascia. Probabilmente il vuoto c’era già da tempo ed io stoltamente non me ne sono accorto. Ecco preoccupato per l’amico, ma anche o forse soprattutto, per la vitalità della nostra cittadina. Speriamo io sia solo troppo vecchio e fuori dai giochi per vedere che qualcosa, fosse anche qualcosa che a me non piace, non interessa, non ritenga degno, ma di energico, reale, genuino, URGENTE, stia aspettando di offrire ai nostri figli e al centro di Sassuolo, la scappatoia al suicidio nel bieco e grottesco profitto commerciale: qualcosa non necessariamente rivoluzionario, ma di rottura con la pace dei sensi consumistica insita nelle grandi catene e nei negozi alla moda, nei bar tutti uguali dove bere bollicine; qualcosa se non proprio scandaloso, che nel bene e nel male, sia in grado di far parlare di sé e che renda Sassuolo e il suo centro nuovamente ed anche solo per una tessera del mosaico, interessante. Forse mi accontenterei di non banale.

Lascia un commento