Tutte le mattine ho l’abitudine di farmi fare compagnia dalle notizie della radio, uno dei pochi momenti in cui probabilmente sto connesso con il mondo main stream dell’informazione e del mondo in sé. Non lo dico con vanto, sia ben inteso, anzi. Qualche volta è per l’appunto pura compagnia, perché mentre penso alle mie cose lascio il sottofondo, sentendo, ma senza ascoltare. Ci sono però occasione in cui le notizie mi attirano e mi costringono ad una maggiore attenzione. Probabilmente per una mai sopita passione per la politica o meglio, per riconoscere le fregature e le storture che stanno sotto la comunicazione politica. Quasi fosse un risarcimento per le tante volte in cui hanno con successo preso per il culo me, poter sgamare i giochetti insiti nei giri di parole, quasi a dire: ah ah, ma chi credete di fregare?!? Insomma una roba inutile se non per solleticare un po’ l’ego e probabilmente un desiderio di rivincita o ancor peggio di vendetta. Niente di più inutile, lo ripeto, se non fosse che, probabilmente, se la capacità degli elettori di non credere alle puttanate si tramutasse anche in capacità di scegliere (non da parte degli elettori, ma delle forze politiche), esponenti in grado di portare idee e soluzioni, non solo comunicazione e consenso, forse vivremo in un mondo migliore tutti quanti. Ma mi sto allargando troppo e su un territorio davvero complicato, quello dell’ideologia o qualcuno direbbe dall’alto del suo saggio cinismo, dell’utopia: torniamo alle notizie della radio.
Non mi ricordavo nemmeno che in questi giorni ci fossero le elezioni in Abruzzo e questa mattina ho sentito i commenti sulla vittoria e quindi sulla conferma del governatore uscente appartenente allo schieramento di destra. Fin qui tutto ok, niente di strano di questi tempi: vittoria storica dice il vincitore, colpa dell’astensionismo dicono gli sconfitti. Alt! Colpa dell’astensionismo? Ancora con questa storia? Sempre colpa di qualcosa che non sei tu, se ti va male ciò su cui avevi lavorato?
Si sarà già capito dove si vuole andare a parare con questa breve e inutile riflessione sul mondo della politica, ma tant’è: scrivere in questo periodo mi serve e quindi lo faccio senza poi dover rendere conto a nessuno (più del solito). Anche perché qui mica legge nessuno di norma, quindi un gran danno non penso proprio di farlo in ogni modo.
Quando ho sentito riportate le dichiarazioni dei leader dello schieramento sconfitto (sinistra ‘sto cazzo, ma per piacere, dateci un taglio), ho pensato a quella volta in cui ero ancora partecipe in modo attivo della vita politica di Sassuolo come Consigliere Comunale ed ero nella sede del PD cittadino, visto che all’epoca ero anche iscritto. Era la mattina dopo una delle tante sconfitte elettorali del periodo, forse un referendum, probabilmente quello di Renzi. Una delle esponenti principali della giunta di allora entrò imbufalita dalla porta della sede e guardando il soffitto con occhi di fiamma, proclamò: “anche questa volta gli elettori non hanno capito”. Più o meno quello che ho già sentito dire alla Schlein (che inizialmente mi piaceva proprio come politica), diverse volte. Insomma, cambiano gli interpreti, non la musica.
Fra l’altro quell’esponente è ancora una delle principali nell’agone politico di Piastrella Valley, mentre io e molte delle persone che avevano cercato di spiegare ben prima di diverse sconfitte, perché si sarebbe perso, ci siamo e/o siamo stati allontanati dalla vita politica della città. E il PD continua a perdere e la destra a stravincere praticamente ovunque, soprattutto nella cultura politica del paese. Ora, io non voglio mica dire che ci sia una correlazione diretta fra le due cose, ma magari lo dico lo stesso, perché tanto non costa niente farsi delle domande. Anche quelle che paiono così presuntuose e autoreferenziali (ma non è mica così, veh…davvero, se lo fosse la gente che se le fa sarebbe ancora lì a difendere lo scranno). Riflettere, anziché lottare a testa bassa per salvare il proprio sedere, ma ben più spesso il proprio ego dalla scure dell’autocritica insomma, non lo fa nessuno, ma dovrebbe essere così, perché se uno si ponesse il problema e si facesse qualche domanda, anziché dire sempre che è colpa degli altri che non hanno capito, forse dopo un po’ si smetterebbe di perdere? Mi rendo conto dell’ingenuità del discorso ed anche del fatto che tutto è molto complesso e non si può ridurre ai minimi termini come probabilmente sto facendo io e, toh, l’ha fatto la destra per diventare il fulcro del pensiero politico nel nostro paese e vincere.

Presuntuosi e incapaci che non siete altro, mettetevelo in testa una volta per tutte: l’astensione non è incomprensione dell’elettorato: è incapacità della proposta di essere interessante; l’astensione non è protesta: è disperazione; l’astensione non è neutra: è un voto palese. Non sono le persone che non vi capiscono, ma l’esatto contrario: sono sempre di più quelli che vi hanno capito benissimo e hanno capito benissimo che quando avevate la bacchetta da direttore in mano non avete fatto quello che promettevate e che era necessario e che continuate a promettere farete oggi. Sono ridicoli quelli che continuano a proporsi dopo essere stati un fallimento e a me fanno rabbia anche quelli che si riciclano dopo aver sostenuto lo sfacelo, perché bisognava essere fedeli alla linea (o alla propria carriera?): un po’ come fare marce per la pace dopo aver sostenuto chi ha voluto la guerra anche e semplicemente lasciandogliela fare, anziché impedendoglielo combattendo. Chi si astiene ha capito benissimo che non siete credibili che siete ridicoli: più o meno come me che sto qua a parlare da solo, perché forse ho paura di tornarvelo a dire in faccia, visto che all’epoca non servì a nulla e mi costò tantissimo a livello personale. Ma non paura di voi, solo di soffrire ancora della stessa delusione.
Fra paraculi ci si intende, insomma.
–
🎵 Lucio Battisti 🎵

Lascia un commento