De Andrè mi emoziona fin’ai lacrimoni
Penso d’istinto a chi sbuffando afferma
Che la poesia non serva a nulla:
Lo dice chi pensa di non averne bisogno
A chi non manca una carezza nel buio
Chi petto in fuori si bea dell’ego
O forse solo di un momento di gloria
Pensando che sarà sempre così
Che magari ha anche ragione
C’è chi di gomma cade sempre in piedi
Anche quella rozza può salvare dal tonfo
Dal crepitìo dei cuori spaccati
Baluardo vanesio per chi non si guarda
Per chi non si vede nel proprio riflesso
Se non attraverso il proprio dolore
Anfratto per chi deve urlare il suo male
Non per patetica debolezza
Non certo per aver compassione
Ma solo per semplice, spaesata umiltà
Rifugio per poter tirar fiato, che
Accettare il dolore è un obbligo crudele
M’affogare in silenzio stupido orgoglio


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