Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


LEI NON SA CHE SOGNO IO – PUNTATA 42 – FRANCESCO D.A.

Quando Francesco entra nella stanzetta di registrazione nella sede dell’Anffas di Sassuolo, dove stiamo registrando le nuove puntate di Lei Non Sa Che Sogno Io, sembra che sia lievemente intimorito dai vari marchingegni che gli si parano davanti (e dal trambusto di cavi volanti che spaventano un po’ anche me, a volte). In realtà è molto probabile che si trattasse più semplicemente di curiosità. Poco male: entrambe le reazioni sono più che conosciute a queste latitudini e non facendoci intimidire partiamo.

Il nostro ospite in realtà parte subito in quarta a raccontarci del suo lavoro all’Altra Bottega di Via Martiri Partigiani a Sassuolo, con tono forte, chiaro e deciso. Un saluto ai genitori, ma soprattutto allo zio Gianni, che a quanto pare ha il grande merito (almeno dal mio punto di vista), di aver instradato ad ascolti di livello il nostro ospite. Ovviamente sono galvanizzato dalla cosa e mi concedo un po’ di indagini sull’argomento. Nel frattempo salta fuori che Francesco viene da Serramazzoni col Berlingo Rosso, ha ventotto anni e lo Zio Gianni diventa sempre più mito grazie al fatto che possiede una 500 Abart. Io continuo a spistolare alla ricerca del gruppo giusto per il primo ascolto e immediatamente emerge anche la passione di Francesco per i lavori manuali. Ma ora bando alle ciance: Einsturzende Neubauten, parte un pezzo in sottofondo e Francesco semplicemente glissa con un: SI.

Dopo il primo ottimo ascolto si parla di arbricoltura. Il cane Rumba accompagna sui campi Francesco, mentre sempre lo Zio Gianni lavora: piantumazioni eccellenti.

Rockettaro, amante delle piante, per un ex DJ rock e un perito agrario come me è assolutamente manna dal cielo. Mi sento più che a casa grazie a Francesco, che ascolta con pazienza i miei racconti sui miei lavori di giardinaggio. Oltre a Rumba c’è anche Ninni, il gatto e il fratello Enrico, che insegna la chitarra. Musica da tutti i cantoni insomma, compreso l’ukulele di Gianni, ma lui preferisce ascoltare gli altri. Beh a questo punto ci lanciamo sui Pixies: immancabile arriva l’assenso di Francesco.

Parliamo un po’ di amicizia ed emerge subito il nome di Simone, che fa il matto. Francesco ride e si diverte al solo pensiero delle gag del suo amico. Si trova a suo agio per fortuna e quello che inizialmente pareva imbarazzo o timidezza, pare proprio essersi dissolta totalmente (se mai c’è stato). Un po’ di gossip e la serenità che gli concedono le attività in Anffas. Tranquillo e appagato, almeno per il momento. Arriviamo così alle curiosità di Mario Pelati: musica anche qui e palazzo e parco ducale. Poi Rock’n’ roll con Yo la Tengo: questa sera ci sbizzarriamo.

Bea ci racconta del Fontanazzo: bravissima! E che piacere risentirla dopo tanto tempo: la primissima ospite di Lei Non Sa Che Sogno Io, per la rubrica turistica dei ragazzi dell’Anfass (se volete approfondire basta cliccare su: non sono perfetto ma sono accogliente). Francesco dice che sta bene e che si diverte e così pare. Sereno e tranquillo, si gode la musica e l’esperienza in modo rilassato. Ama viaggiare e ricorda con piacere il viaggio coi ragazzi dell’Anffas per la sua prima volta fuori casa senza i genitori: gli si illumina il sorriso e idem vale per gli occhi, ripercorrendo coi ricordi le emozioni di quell’occasione. Si parla poi di motocross e di acrobazie in macchina, molto divertente e molto rock’n’roll.

Piscina e Karatè per la pagina sportiva: Francesco è cintura verde e saluta il mastro Baccaro (con la B!). Da come ne parla si capisce quanto lo appassioni questo sport e arte marziale, di cui prova a spiegarci qualche dettaglio (i bastoni inseparabili…), e noi baskettari e calciofili non possiamo che rimanere ad ascoltare, imparare qualcosa di nuovo e rigare dritto.

Federico è sempre allegro e in effetti non manca di spargere copiosamente sorrisi in giro, soprattutto quando nell’aria c’è del Rock’n’roll che questa sera di certo non ci facciamo mancare. Pavement a stupire anche il nostro ospite, che questa sera molto sul pezzo musicalmente, qui ha però qualcosa da imparare dal vecchio ex Dj. Molto rock’n’roll anche il diniego a farsi fare delle foto…solo verso la conclusione di programma dice che, ok, se vuole Monch può fargli una foto. Molto legato alle educatrici ci tiene a ricordarle, figlie comprese: il lavoro in negozio pare proprio entusiasmarlo, indubbiamente un pezzo molto importante della sua vita.

Francesco dice anche che gli piace leggere, però usa anche il telefono…un Oppo. Io nemmeno sapevo che esistesse un telefono con quel nome. Ma siamo arrivati anche al momento meraviglioso delle letture di Sandro, parola d’ordine “Telefono”, che il nostro interprete declina in “cabina telefonica”: un racconto di quando non solo non esistevano i telefonini o gli smartphone, ma addirittura in pochi avevano il telefono in casa e per chiamare, Le cabine telefoniche, luoghi di condivisione, dove il protagonista dice di non amare usare il telefono “ancora caldo” dalla telefonata precedente, ma non perché, come mi è venuto istintivo pensare, per timori sanitari o per ribrezzo nel condividere uno strumento che è stato così a stretto contatto con la bocca di uno sconosciuto, ma semplicemente perché ha portato parole di morte…sempre meraviglioso il modo di leggere di Sandro e la sua capacità di estrappolare brani così pieni e intensi. Questa volta è una poesia di Raymond Carver, che diventa un racconto. Un tuffo nel passato e dentro alla mancanza di Privacy, a cui tanto pariamo legati adesso e che un tempo era semplice utopia, ma dove c’era forse più empatia, proprio grazie a questa condivisione forzata.

Ultime note prima dei saluti finali, affidati alle distorsioni e ai feedback di Ride, che anticipano una piccola discussione su “Guida galattica per autostoppisti” e poi parliamo anche un po’ di Cinema che pare Francesco ami molto: tutti i film. Sparliamo un po’ del film che ha vinto gli Oscar, mentre Francesco ci ascolta paziente e sorridente come sempre. È un po’ stanco e ha volglia di chiudere, senza troppi fronzoli e così facciamo.

Bella serata ricca di musica, letture e soprattutto sorrisi rilassati.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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