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Più che altro per non dimenticar(Si)


LEI NON SA CHE SOGNO IO – PUNTATA 31 – MIRCO

Fa un caldo boia in questa prima serata d’estate. Sembra di essere in luglio inoltrato e probabilmente per questo c’è aria di svago nell’aria. Ci troviamo come sempre intorno alle otto di sera alla sede Anffas dell’Albero d’Oro per le registrazioni di Lei Non Sa Che Sogno Io: le ultime registrazioni per la precisione. Mentre monto l’impianto arriva il primo ospite della serata, Mirco. O meglio arriva prima il suo largo e magnetico sorriso, che coinvolge tutto il viso tondo e simpatico, tirando gli occhi in un’espressione che risulta irresistibile. Proprio durante i preparativi scopriamo che il secondo ospite non potrà raggiungerci e dunque quella che parte con la classica frase di rito “Ciao sono (Mirco) e questa è la mia storia”, sarà l’ultima registrazione, per l’ultima puntata di questa stagione del nostro programma, la prima andata in onda anche sulle gloriose frequenze di Radio Antenna 1 (di cui per l’occasione, o forse per puro caso, indosso l’iconica maglietta).

L’impressione che ci divertiremo come dei matti è palpabile ed è proprio questo che mi viene istintivo dire appena apro il microfono, con la risata contagiosa di Mirco che si fa sentire immediatamente in sottofondo. L’entusiasmo del nostro ospite è incredibile e a tratti incontenibile. Ci vuole raccontare niente po, po di meno che tutta la sua vita. L’atmosfera è un po’ caotica, ma assolutamente divertente e piacevole. Scanzonata. Tre giandoni che si mettono subito a parlare di brindisi e di vino.

A Mirco piace l’estate e in particolare il mare e Monch lo stuzzica immediatamente parlando di ragazze: proprio una bella atmosfera festaiola, che emoziona Mirco, rigososamente con la C. . Viene da Montegibbio, ma scende all’Anffas tutti i giorni e noi si continua a scherzare e ci si continua a divertire. Di punto in bianco si entra in argomento sentimentale, ma stoppiamo un po’ l’entusiasmo anche per un piccolo fraintendimento. Dopo parecchi minuti di tentennamento ci confessa che gli piace tanto la Stefy, una delle ragazze dell’Anffas. Forse da fuori il nostro divertente caos che si è venuto a creare, rende non sempre comprensibile il flusso di pensieri, ma l’armonia fra noi è totale e così leggera da regalare l’impressione quasi di essere al bar fra amici. Manca solo il vino tanto millantato all’inizio, sostituito dall’acqua, ma per il resto la serenità è totale.

Mirco ama la musica in generale e nel tempo libero guarda la TV e si diverte un sacco a fare il braghero con le trasmissioni di gossip del pomeriggio. Ride come un matto e continua a trasmettere emozionante allegria. Vive con la mamma, la zia e lo Zio Armando, che fa tutto ed è sempre impegnato. Gli amici Bolognesi direbbero di Mirco che è una cartola: incredibile è il suo influsso positivo. Vorrebbe cambiare qualcosina nella sua vita, magari trovando una ragazza di cui innamorarsi, cosa che era accaduta tanto tempo fa. Momento un po’ malinconico, con Mirco che ci racconta di una storia d’amore finita e che lo ha fatto stare tanto male: ci lecchiamo un po’ le ferite a vicenda e ci troviamo solidali fin dagli sguardi. Sappiamo tutti cosa succede in quei momenti e che però non bisogna smettere di sognare di stare bene, magari parlando di quell’altro di sogni, cioè di avere una casa al mare, che lui preferisce di gran lunga alla montagna. Il rumore delle onde e l’acqua che lo rende felice e lo fa stare benissimo.

Tempo qualche minuto e si torna alla goliardia e si torna a parlare di cibo e di vino. In quattro e quattr’otto organizziamo una cena a base di funghi, prima di cedere la parola a “Sassuolo di Profilo” di Mario Pelati, da cui Monch estrae un brano che questa volta ci porta a parlare del Sassolino. Tanto per cambiare momenti di piacevole condivisione a base di dolci e liquori. Baracca, dice Mirco, che entra in strega di risate. Finalmente nel caos allegro in cui siamo immersi, Monch riesce a trovare lo spazio per leggere il brano della serata, che si dipana nel consueto stile barocco e colto. Ci mancava solo la Zuppa Inglese per continuare a stare in clima festaiolo, che viene davvero spontaneo cavalcare in questa allegra serata, poi arriva anche il Limoncino e la confessione di Mirco su quella volta che ha alzato un po’ il gomito col vino: non si ricorda molto, solo che il vino era buono. Che divertimento!

Atmosfere musicali tranquille con Kings of Convenience ci introducono allo sport. Mirco è tifoso del Milan e della Ferrari. I due compagni di serata mi erudiscono sulla stagione della Rossa, poi Monch anticipa la rubrica del Giandone con il racconto della sua volata a Londra (ah ah ah ah…ha fatto la battuta…), per la comunione della nipote. Al rientro viaggio in piedi, come in autobus perché non gli hanno concesso un posto consono alla sua altezza. E non è questione di rango, ma proprio di spazi.

Si entra a questo punto su un argomento che ci impone di mettere da parte la goliardia della serata: il papà di Mirco che non vive con lui, ma in montagna nella casa dei nonni paterni. Cambia espressione il nostro ospite e si legge la sua sofferenza nell’ammettere che lo vede poco, molto meno di quanto desidererebbe. L’empatia con lui cresce e un po’ di malinconia arriva inevitabilmente, soprattutto quando ci confessa con assoluta consapevolezza, che purtroppo le cose non andranno come lui vorrebbe: non cambieranno in meglio, bisogna solo farsene una ragione, ma è difficile non soffrirne, nonostante questa consapevolezza. Piccolo tuffo al cuore. Non me l’aspettavo, mi coglie un po’ impreparato. Farfuglio qualcosa di probabilmente inutile e speriamo non troppo fuori luogo. Mirco mi insegna che on bisogna mettere da parte le emozioni, nemmeno quelle che ci fanno soffrire e che affrontarle è meglio che nasconderle sotto la sabbia. È dura, ma va fatto: non c’è alternativa. Ci stringiamo attorno a lui e ci smarriamo un po’ nella malinconia. Non possiamo farci nulla e questo ci rende ancora più tristi. Dentro di me parte un turbine misto fra tristezza e rabbia, dal quale cerchiamo di uscire con i meravigliosi racconti letti da Sandro Campani, nel quale ci rifugiamo per riprendere un po’ fiato da questo momento di intensità emotiva molto elevato: Pigrizia è la parola “Pian della Tortilla” di Steinbeck è il libro dell’estratto. Come al solito Sandro ci folgora e ci avvince con la dolcezza di questo racconto di amici svaccati, che si godono l’ozio e si prende del “Sugaman”. Non poteva esserci brano più azzeccato per aiutarci. Grazie Sandro!

Billie Holiday ci accompagna ai saluti finali. Ancora goliardia che ritorna con rinnovato slancio e desiderio di stare bene. Ecco cosa mi insegna Mirco: che bisogna trovare il modo di stare bene, noostante tutto. Le cose belle nella vita sono davvero tante e molte di più di quelle brutte, che certo, possono proiettare la propria ombra e magari eclissare il nostro sole per un po’, ma guai abbandonarsi al tetro. Consapevolezza, ma anche amor proprio e per la vita.

Torniamo ad essere degli amiconi che si spintonano sguaiatamente, di ritorno da una marachella. Mirco ci fa una testa tanta con Marika per tutto il viaggio musicale, ma poi quando è il momento, appena lo incalziamo a microfoni aperti, fa il “Sugaman” e cerca di sgattaiolare; noi lo bracchiamo e ormai come una cumpa navigata continuiamo a scherzare fra noi, prendendoci in giro, senza dolo, come solo i buoni amici sanno fare. C’è anche modo di parlare un po’ di Covid: pesante per Mirco, così come per tutti noi. Finisce in allegria e con una serata divertentissima, grazie al nostro ultimo ospite della stagione numero 3 di Lei Non Sa Che Sogno io (anche se io ero convinto fosse la quarta…).

Mirco continua a sorridere, soprattutto con gli occhi. Spero che quella cena si faccia davvero, perché una serata a tavola a ridere e scherzare con lui dev’essere davvero divertente e impagabile. Intanto lo è stata questa puntata e ce la mettiamo in saccoccia, con gioia e sentendoci fortunatissimi per avere il privilegio di conoscere persone come lui.

Scende la lacrimuccia, ma è davvero venuto il momento di chiudere. Ci si sente a Settembre: non mancate.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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