
Lei non sa che sogno io è un progetto meraviglioso, che spesso mi porta a conoscere persone straordinarie e non di rado ad imparare come si sta al mondo, o comunque qualcosa di utile a quel fine, da queste. Ci sono però momenti in cui anche le parti migliori della propria vita vengono un po’ offuscate dalla quotidianità e dalla stanchezza che le giornate cariche d’impegni e di stress vari caricano sulle spalle, che una volta a sera, non sanno proprio più come stare dritte e come potranno supportare il resto del corpo per godersi la magia della propria passione. Questa, la passione, pare proprio a rischio di spegnersi sotto il macigno di questi sempre più costanti momenti faticosi o in cui si pensa di non averne abbastanza per tutto e purtroppo, si sa, la selezione deve sempre ricadere su ciò che è indispensabile. Sul dovere. Spesso a discapito di quello che veramente ci fa sentire la vita come qualcosa di squisito e imperdibile. Ecco era una serata di quelle lì, quella in cui dovevamo trovarci a registrare le nuove puntate di Lei non sa che sogno io nella sede Anffas dell’Albero d’oro di Sassuolo. Una serata umidiccia e ancora freschina a dispetto del calendario che indicava chiaramente che eravamo già ben dentro la primavera. Soprattutto una serata di quelle che non vedi l’ora sia il mattino dopo e che non sai se avrai la forza di affrontare. Sono così spossato e avvilito che risparmio anche le parole mentre monto l’impianto, in un quasi religioso silenzio, rotto solo da frasi d’educazione. Poi arriva Serghei e così il fato ti sbatte in faccia che la passione ha solo bisogno della scintilla giusta per esplodere nuovamente e non importa quanto tu sia stanco, scoglionato e finanche demotivato. Ci vogliono veramente pochi istanti per accorgersi che questa sera, in realtà, è una serata di quelle fortunate da segnare sul calendario, ma soprattutto, tanto per cominciare, da vivere e assaporare senza lasciar cadere una goccia della gioia che il nostro ospite porta con sè e sprigiona senza parsimonia.
Io non so nemmeno quanta voglia abbia ora di raccontarvi la cronaca di quella serata: non vorrei mai rovinarvi qualche sorpresa e il gusto di poterla sorbire direttamente dalla fonte. Non so nemmeno se io sia in grado di raccontarla senza rischiare di annacquare la meraviglia che è stata. “voglio raccontarvi le mie cose belle e le mie cose che mi fanno ridere”. Così è stato, fino a fare venire a noi i crampi, per una delle serate più divertenti a memoria recente.
Sergei si presenta: è nato a Mosca 18 anni fa, ma è in Italia da quando è infante e appena la nonna Rosanna l’ha visto non s’è trattenuta ed ha subito esclamato “ooooh che bel bambino!”. Comincia subito a farci divertire, con la sua straripante felicità e con il suo tono scanzonato e il suo modo di recitare i suoi racconti. Il suo entusiasmo è a dir poco contagioso e soprattutto la sua verve è incontenibile. Inarrestabile. Incendiario.
Vive a Prignano con la sua famiglia, ma intende viaggiare ed ha già in programma un giro in Sicilia. Io e Monch dobbiamo subito mettere un argine e limitarci a mettere un po’ d’ordine, per il resto Sergei fa tutto da solo e lo fa meravigliosamente. Prima dell’ascolto musicale che apre la scaletta della serata, il nostro ospite riesce subito a mettermi in buca con il nome dei nuovi personaggi musicali: sono proprio un ignorante. Gioco un carico con Beastie Boys…
Partiti a sfrombola io e Sergei, con lui è davvero automatico mettersi a correre, travolti dal suo ritmo veloce, un po’ zigzagante, ma sempre avvincente. Monch calma i bollenti spiriti e si fa raccontare della scuola. La materia preferita di Serghei è l’informatica. Lui è informatico. Anche parecchio social…però non conosce Sheldon Cooper: male, molto male. 1-1.

È un attimo iniziare a parlare di TV. Con “Paperissima è un programma ridicolo” e con “gong”, rischiamo di perdere per asfissia da ilarità il nostro Monch. Anch’io che facevo fatica a parlare e a vedere oltre il grigio fino a poche decine di minuti prima, ora sono completamente assorbito dalla simpatia naturale e avvolgente di Sergei. Un fiume in piena di buon umore che ci sta scaldando e ci sta assorberndo totalemente, facendoci dimenticare ogni lato negativo delle giornate e del periodo. Un piccolo miracolo, tutto condensato in questo ragazzone biondo .
Il nostro ospite non si tiene proprio e anche a microfoni spenti scalpita e ci ricorda che ha voglia di raccontarci tante cose belle, come ad esempio il perché sul suo profilo Facebook usi come immagine la Union Jack: adora l’inglese e parlare inglese. Sgattaiolo un po’ per non fare brutte figure, con il mio (pessimo): qualche esempio e poi un invito a seguirlo sui Social. Ma è grande aiutante anche della mamma. Infastidito dal rumore del frullino per tagliare l’erba dei vicini, copre questo fastisioso e invadente effetto sonoro…tirando l’aspirapolvere…
Siamo in un vortice di divertimento e di sincerità. Con questo spaccato di vita comune mettono di nuovo a rischio di soffocamento Monch che come tutti nella stanza, non riesce più a smettere di ridere. Io cerco di rimanere concentrato, per evitare la deriva, davvero dietro l’angolo…farsi portare via del flusso continuo di Serghei è davvero dolce e piacevole, ma un po’ d’ordine è nostra responsabilità tenerlo. Fra un siparietto e l’altro arriviamo di nuovo a parlare dei Color e di Stash, il cantante preferito di Serghei. Ma non c’è tempo di soffermarsi troppo sull’argomento, o meglio, non capisco bene come ma si arriva a parlare di treni. Collegamenti che non so se esitano, insomma, ma quello che è certo è che Serghei continuerà a prendere il treno, Pop o se preferite, Filippo o treno Stash. Punto.
Star dietro a Serghei è davvero un’impresa e Monch si diverte come un pesce nel mare, ma ora deve raccontarci qualcosa estratto da “Sassuolo di Profilo” del Prof. Pelati: Piazza Piccola è la protagonista di questa sera.
Ora si parla di Teatro: Serghei si prepara a recitare in uno spettacolo, che nel momento in cui si scrive è già andato in scena, ma noi abbiamo il piacere di sentire il racconto della scena direttamente da parte del protagonista. Scena delle sedie, scena del limbo (e scatta anche la canzoncina), noi diventiamo sempre più comprimari e Serghei tiene su la baracca da solo, mentre continuamo a divertirci come dei matti. Dietro ogni frase è in agguato una risata e non finisce qua, anche se purtroppo dobbiamo rinunciare a Sandro, che per un “disguido tecnico” non riesce a registrare la sua lettura che doveva avere come parola chiave “pigrizia”…s’è scordato…
Mancava lo sport e per Serghei il preferito è il Basket e qui scatta anche la storia esilarante su “Simone piccolo e Simone Grande”, ma prima si parla di Riccardo che si tiene sempre stretto il carrello delle palle e fa rumori strani. Tifoso di calcio e mi arriva una coltellata…incasso e vado oltre, mentre ora si parla di ciò che da fastidio a Serghei: i rumori forti. E la tecnica è sempre quella di prima: per coprire un rumore fastidioso lui ne cerca uno ancora più forte, come ad esempio la musica: molto interessante e rock’n’roll. Il tono serioso dura giusto 30 secondi, ma poi l’esplosione di gioia torna a investire tutti. Critiche per la campana del vetro e le smerigliatrici (che così imparo che cosa siano).
La tristezza arriva solo quando mancano delle persone. Come la nonna che lo ha lasciato da poco. Dolce e affettuoso, oltre che gioioso e allegro. Purtroppo la storia fantastica di Serghei va verso il termine, o meglio, i tempo per ascoltare le sue storie si dirige verso il capolinea, perché sono convinto che si sarebbe potuti andare avanti ancora delle ore. Purtroppo, però coi saluti finali ci congediamo da lui, dopo questa maratona di emozioni che ha saputo rendere davvero speciale una serata altrimenti destinata ad essere triste…aspetta…aspetta…aspetta…si starebbe qui davvero ancora tanto. Faccio partire la sigla dopo i convenevoli finali, carico di gratitudine, oltre che rincuorato e rinfrancato nello spirito.
Grazie Serghei…sei uno spettacolo di rara bellezza, anzi unica.
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