
Fabio entra nello studiolo di registrazione che come sempre abbiamo allestito nella sede dell’Anffas di Sassuolo dell’Albero d’Oro, mentre Laura sta ancora finendo di raccontarci la sua storia. Laura viene colpita, anzi rapita dalla sua esile e timida figura che si appiccica al muro, proprio vicino all’attaccapanni ancora ingombro delle giacche invernali a cui ci sta costringendo questa primavera gelida. Ha uno sguardo che si perde nel profondo, mi verrebbe da dire timido e ben oltre il riservato, forse anche un po’ sospettoso. Quando giunge il suo momento, però, non esita un istante a sedersi di fronte a noi e pronunciare per l’appunto senza indugi l’ormai rituale frase “Sono Fabio e vi racconto la mia storia”…poi come sempre i Suicide e la loro Dream baby Dream, da sempre nostra sigla…
Partiamo subito a parlare di cibo, anche se Fabio parrebbe non essere troppo interessato all’argomento almeno stando alla sua fisionomia decisamente “sottile”. Ci rammarichiamo per l’assenza delle colombe pasquali e il nostro ospite gioca subito il jolli citando la Pizza. Si parte bene e con una grande classico, insomma. Si trova il tempo di parlare di un Podcast che proprio in questi giorni è divenuto di grande notorietà e che io avevo ascoltato proprio nel periodo della registrazione (consigliatissimo “DOI” di Alberto Grandi), dove si sfatano proprio i grandi classici della supposta storia culinaria italiana. Anche Fabio ci fa sapere che ama cucinare e la sua specialità sono gli involtini: propongo subito una cena in cui io e Marcello mangiamo i piatti che in questi mesi i nostri ospiti hanno millantato di saper cucinare.

Fabio è giovanissimo, solo 17 anni e viene dalla sponda reggiana del Secchia, anzi dalle prime collinette che sovrastano il fiume, precisamente da Cadiroggio, studente al Gobetti di Scandiano per divenire operatore Socio Sanitario. Scelta che non ci sa motivare, ma che ora pensa “certamente” quella giusta. Poi una sorpresona: Fabio a scuola fa radio! Intervistano gli ospiti, quindi un po’ quello che facciamo noi, ma Fabio ha avuto l’onore d’intervistare il medaglia d’oro olimpico Stafano Baldini: invidia. Parlando di questo progetto Fabio s’illumina e si percepisce la sua passione, che ovviamente non posso che condividere. Che meraviglia. Se volete sentire il programma potete trovarlo qui.
Studia per divenire OSS, dunque, ma il suo sogno in realtà sarebbe fare l’elettricista, passione che gli arriva direttamente dallo zio, con cui vive e che qualche volta lo porta con sé durante i lavori. Gli piacerebbe aprire una sua ditta per lavori elettrici. Sogni che ovviamente speriamo si possano trasformare in realtà.
Fabio non ha molta voglia di raccontare delle amicizie a scuola e delle sue giornate scolastiche, anche se dice che gli piace andare a scuola, ma cambia decisamente tono quando ci parla di Teatro e dello spettacolo a cui partecipa come attore in Anffas e del basket. Gli piace anche la musica, ma come al solito noi vecchiacci non conosciamo gli artisti citati dai ragazzi e quindi un po’ per colpa nostra l’argomento decade forse un po’ velocemente.
Fabio sembra un po’ stanco, come lo è delle mascherine e della pandemia: e chi non lo è. Forse gli facciamo troppe domande, quelle sbagliate? Fabio educatamente continua a risponderci anche se sempre con meno enfasi e tende un po’ a perdersi quando noi, forse con questa smania di riempire il programma, insistiamo. Parlando di amici all’Anffas torna ad accendersi quando ci parla di Giovanni, nostro vecchio ospite qui a Lei non Sa che Sogno io. Fabio ci dice anche che ama fare lavori in giardino e ci parla di Aria la sua cagnolina che ogni tanto ringhia e ci dice che non ama le curiosità, ma noi con la rubrica delle curiosità di Monch, che per la seconda volta ci porta nelle pagine di Sassuolo di profilo del Prof. Pelati e qui si parla della Guglia.
Il Palazzo ducale è bello. E come non dare ragione a Fabio, che continua a farci capire che la sua diretta semplicità ci deve bastare, perché non ha così voglia di spiegare troppe cose. Non lo fa con dispetto o stizza, semplicemente ce lo fa capire con i suoi occhi sinceri e un po’ malinconici, ma sempre vivi e sul pezzo. A microfoni spenti ci sentiamo in obbligo di chieder al nostro ospite se stiamo facendo qualcosa che non va e lui semplicemente ci fa sapere che non ha problemi a parlare con noi di certe cose, ma che non gli va troppo di ripeterle al microfono. Ovviamente non possiamo e non dobbiamo fare altro che rispettare la sua scelta e magari smettere di forzare come erroneamente, anche se in buona fede abbiamo fatto fino a quel momento.

Parlando di televisione, Fabio ci racconta della sua piccola passione per il programma televisivo i Soliti Ignoti. Ci viene un po’ di casino fra il gioco dei pacchi e anche qui l’errore è nostro. L’unica cosa certa è che in RAI ormai fa tutto Amadeus. Corriamo alle letture di Sandro Campani con la parola d’ordine “Fuga”. Tutta da seguire come al solito. Meravigliosa lettura ancora presa dal libro già protagonista nella puntata precedente e quindi inerente la prima guerra mondiale, vista dagli occhi e poi messa in prosa da Fritz Weber. La lettura di Sandro convince anche Fabio, inizialmente molto titubante.
Monch riesce a strappare un sorriso a Fabio facendolo parlare degli educatori dell’Anffas in particolare di un paio che abbiamo conosciuto anche qui a Lei non sa che sono io. Simpatiche e brave. Ma Fabio è davvero molto stanco: normalmente sarebbe già a dormire da un po’ e oltre alla sua naturale timidezza e riservatezza, inizia ad essere forte anche la stanchezza. Così dopo un ultimo ascolto musicale, finalmente lo liberiamo, lui ci saluta con un semplice e onesto: CIAO
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