Spesso e volentieri, se vado al cinema ed esco deluso non mi viene da scriverne i motivi e di riportare le mie impressioni, per paura di passare come quello che vuole fare il bastian contrario o il fenomeno. Il cinema mi piace, ma non sono un esperto e ci tengo a ribadire che quando scrivo dei film che vedo, lo faccio prevalentemente a mia memoria o eventualmente per farmi spiegare da chi la sa più lunga di me, cosa non avrei capito, fra quello che avrei dovuto capire…se c’era poi veramente qualcosa da capire, che non è sempre così. Questa volta però faccio un’eccezione, proprio per evitare di chiedermi un domani, come mai non mi è piaciuto Dune.
Cinema dunque. Concedetemi un piccolo off topic rispetto al commento sul film. Torno in una sdala dopo poco meno di due anni dall’ultima volta. Quando le visioni ripresero nell’estate 2020 decisi di non andare, forse convinto o speranzoso che sarebbe arrivato di lì a poco il momento per poter vivere quell’esperienza senza mascherine. Mi sbagliavo e così ormai i tempi erano maturi per riprendere questa bella abitudine, nonostante il mio vecchio pensiero. Tornare è stato veramente emozionante e mi ha fatto sorridere e tirare un autentico sospiro di sollievo.
Ma il bello della serata è finito lì, perché per tornare alla visione devo confermare che Duno non mi è piaciuto. Ma nemmeno un po’, per la precisione. Arrivati a questo punto devo probabilmente ammettere che io e Villeneuve non andiamo per niente d’accordo. Se già ero stato critico con “Arrival” e con “Blade Runner 2049” (qui il mio commento dell’epoca), devo confermare un po’ le motivazioni che mi portarono a non amare particolarmente quelle pellicole: verbosità, presunzione, esercizi di stile, farraginosità. In questo caso non riesco nemmeno a salvare la fotografia (tutto questo giallo e queste tenebre…che piattume) e le ambientazioni che mi sembrano dei copi incolla già visti qua e là nelle saghe fantasy della storia del cinema.

Stucchevole le forzature spirituali e intimiste. A tratti troppa roba, ad arruffare una trama consueta, ma che ha la pretesa di essere… “geniale”. Il film si sopravvaluta e si perde, allungandosi senza un vero motivo e finendo quando doveva ancora cominciare. Anche i combattimenti risultano goffi e sterilizzati con l’assenza di sangue, ma solo morti digitalizzate. Pochi e senza ritmo, senza pathos e senza emozioni di quelle che con i mezzi a disposizione potevano davvero essere di più. Questa ricerca ossessiva dell’originalità e della profondità psicologica che disperde il seme eiaculato al termine di una gigantesca, quanto asettica sega mentale.
Non andiamo d’accordo io e Villeneuve e forse per questi motivi non andremo mai d’accordo. Pazienza. Me ne farò una ragione e lui non penso se ne preoccuperà nemmeno nel caso lo venisse a sapere.

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