Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Preacher

Non ho praticamente mai letto fumetti in vita mia, salvo qualche Topolino e il Corriere dei Piccoli da bambino, ma chissà come mai, ogni qualvolta mi capita di imbattermi nell’adattamento cinematografico di qualche Graphic Novel, mi innamoro a prima vista e rimango risucchiato e affascinato fino a perdermi dentro le storie in modo irrimediabile.

E Preacher non ha sbagliato.

Quattro stagioni che partano da lontano, ora che ci sono arrivato in fondo lo posso ben vedere e che hanno gli ingredienti, sì per farmi sorridere, ma non mi pare proprio per folgorarmi. Questa cosa la pensavo mentre guardavo le prime stralunate avventure dei personaggi della cui amicizia, di lì a poco, non avrei più potuto fare a meno. E mentre lo pensavo, sgranavo un episodio dopo l’altro, mi godevo i bagni di splatter e mi sganasciavo per le imprese di un vampiro cazzone, tossicodipendente, certo, ma sempre amorevole e attento agli altri e della panterona nera alla riconquista del suo ragazzo, anche se adesso ha deciso di mettersi il collarino e fare il predicatore.

Cassidy, assieme a Tupil e Jessy è la spina dorsale di questa strana storia che viaggia ai confini fra paradiso e inferno e riesce a rendere ancora più complicato ciò che, se mai fosse, ci raccontano quelli che ci credono. Quante domande faareste a Dio se lo incontraste? Siete sicuri che lui vi risponderebbe e come lo farebbe?

Domande e avventure. Tensione e colpi di scena. Amicizia e odio. Una serie TV piena di così tanta realtà, mentre ti racconta di angeli che fanno sesso con demoni, di sette segrete che dominano il mondo (altro che BigPharma e i grandi complotti internazionali!!!), di gente che mandata all’inferno riesce a fuggirne, dicevo tanta realtà nell’inverosimile che fra un sorriso e un ghigno di schifo per l’ennesima rissa ultrasplatter (che Tarantino spostati proprio), ti costringe a piantarci qualche riflessione. Ma non troppe, perché poi qua c’è da divertirsi innanzi tutto e da appassionarsi. Da lasciarsi andare, principalmente: mollare gli ormeggi e farsi trasportare senza troppe domande dentro ad un’avventura che ne contiene altre cento e che pare non avere fondo.

Un predicatore davvero tosto Jessy Custer, fedele e alla ricerca letterale, non metaforica di Dio, che però ha deciso di sfuggire rombante in sella ad una bellissima Harley Davidson Dyna Glide. Un potere da supereroe e un cawboy giustamente arrabbiato con tutti.

Ne vedrete delle belle e non parlo solo degli occhioni da Cerbiatto di Tupil O’hare, che ipnotizzano assieme al suo look ultra seventies, o delle origini di Jessy e della sua nonnina in affari con satana, sodalizio che rimane in piedi, almeno fino a quando non entra in scena Hitler.

Follia? Sì, pura follia visionaria. Esattamente da fumetto, anche se di fumetti io non so proprio nulla.

C’è poi la purezza di Eugene, tanto ripugnante fisicamente, quanto delizioso nell’animo. Ma qui non si salva nessuno e tutti prima o poi si lasciano andare all’ira o all’egoismo, alla compassione o alla pietà, all’istinto o alla riflessione utilitaristica. Soprattutto tutti dobbiamo prepararci all’apocalisse, quella che però, nonostante gli sforzi e le congiure del sadico e mutilatissimo Herr Starr, non arriva come era programmato, ma da dentro ognuno dei personaggi: anché Gesù. L’unico che pare non ne abbia bisogno è quello sballato di Humperdoo.

Fantasia e potenza narrativa a go-go. Quel tocco d’irriverenza alle tradizioni religiose occidentali fondamentali per far riuscire tutto l’impianto e un finale che proprio non ti potevi aspettare dopo le primissime puntate. Avvincente, Preacher, cresce man, mano che avanza e aggiunge costantemente personaggi clamorosi e storie incredibili. A volte sembra che ci sia quasi troppa carne al fuoco e che si sia perso il filo, ma in realtà tutto ha senso. Soprattutto le fiamme finali, che s’intravedono sfumate, mentre l’esplicito, anzi, l’ostentato erano stati il leit motiv di tutti e 43 gli episodi fino a lì.

Cassidy è per distacco il mio preferito. Ma penso che questo sia vincere facile.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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