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Più che altro per non dimenticar(Si)


La Scelta – Angelo Del Boca (Neri Pozza)

Ho fatto questo pensiero decine e decine di volte, soprattutto negli anni della mia giovinezza, quindi ben prima che il suggerimento dell’amico Pierpaolo, che tramite noto Social incitava alla lettura di questo libro, arrivasse alle mie orecchie qualche mese orsono: da che parte sarei stato se avessi avuto 20 anni dopo l’8 Settembre 1943? Naturalmente d’istinto e non tanto per il mio conclamato amore per le camminate e l’aria buona, per i panorami e la sensazione di immenso che solo fra le rocce dei crinali riesco a provare , dicevo, non per questi motivi, ma probabilmente per una presunzione istintiva, emotiva, quanto immotivata dalla ratio, mi veniva da gettarmi nel pronunciare, quasi con sdegno (come poteva anche solo sfiorare me o chiunque altro il semplice e più piccolo dubbio): MONTAGNA!

Non sono mai stato un pacifista, ma non ho nemmeno mai fatto a botte in vita mia. Beh, le ho prese una volta alla fermata dell’autobus fuori della scuola, in un’intorpidito pomeriggio autunnale , subito dopo l’ultima ora pomeridiana di Agraria, ma quello non fa testo. Il solo pensiero di picchiare qualcuno mi da fastidio, anche se a volte la voglia è ovviamente venuta. È prima ancora che una repulsione fisica, qualcosa di mentale: combattere non è la mia cosa. Non con le mani. Poi però pensavo che lì non potevi mica scegliere, salvo non trovassi coraggio, animo e modo di imboscarti, ma questa ipotesi, conoscendo il mio proverbiale e a volte stupido istinto alla partecipazione, se non addirittura all’interventismo, mi pare l’unica che ragionevolmente non avrebbe potuto trovare realizzazione. Dovevi quindi scegliere e non era solo una questione morale.

Questo tendiamo a fare troppo spesso: la morale, senza prima preoccuparci di analizzare il contesto e realizzare che capire non è giustificare o addirittura tradire la nostra opinione, anche quando diametralmente opposta a quella che cerchiamo di analizzare. Ci sono dei limiti, che qualcuno oggi, con l’eccesso di zelo nell’imporsi a tutti i costi e in modo totalitario e quasi acritico la comprensione dell’altro, tende a sfondare, toccando dopo una bella piroetta a trecentosessanta gradi l’antagonista ideologico. Su questo non c’è e non penso ci debba essere dubbio e quindi si deve trovare il modo di rimanere aggrappati allo scopo della riflessione, non allo specchiarsi nella posa che si ha mentre si riflette, facendo diventare questa immagine di noi il fine, perdendo quello iniziale: porsi dei dubbi. Dubbi veri, non strumentali o smaccatamente, quanto ottusamente e dogmaticamente ideologici: su noi stessi e sui nostri perché, ma sopratutto sui perché degli altri.

Forse per l’incedere dell’età questo dubbio, quello del “sarei andato con la repubblica sociale o in Montagna”, non mi si è presentato poi così spesso negli ultimi anni, ma non per questo si è esaurita e si rivela inattuale la trafila di domande che affollano le mie meditazioni a tal proposito e dopo l’istintiva e già sopra citata risposta, lanciata a fionda, più che altro per imporre la speranza sulla possibilità, o meglio sull’eventualità, mettendola a tacere, che non si sa mai, non ne ho ancora saputo dare una vera di risposte. In realtà temo non possa essercene alcuna, proprio perché se uno vuole affrontare il tema seriamente deve ammettere che le condizioni ambientali, culturali e contingenti di quel periodo sarebbero irriproducibili ai giorni nostri e soprattutto non si può buttare via il bagaglio di letture, finanche di retoriche imposte e non sempre onestamente nella nostra formazione.

Un libro profondo e onesto. Non accondiscendente, ma attentissimo a valutare e capire davvero tutte le sfumature che hanno portato a diversi perché. Un libro che rimane attuale e soprattutto che insegna a soffermarsi sul dubbio, che non è debolezza, ma forza. I dubbi, non v’è dubbio (mi si scusi il gioco di parole), vanno sciolti e non possono essere eterni. Questo libro racconta le scelte, senza giudicarle. Le racconta contestualizzandole e spiegandone il percorso. Ha rispetto di tutte, anche di quelle più raccapriccianti (per me lettore, perché ripeto: non v’è alcuna spinta palese e nemmeno subdola, in una direzione o nell’altra all’interno del libro).

Dopo averlo letto, non ho fugato i miei dubbi su cosa avrei scelto, ma certo ho messo un mattoncino in più nella mia crescente capacità di stare alla larga dei facili istinti e dalla mia stessa, terribile, retorica, che per uno come me vuol dire come per l’orso stare lontano dal miele. Un mattoncino in più per cercare di vivere con più consapevolezza e quindi (pare un paradosso, ma non lo è), controllo le fiammate istintive, per concentrarsi sui perché le cose accadono. Durante, nel mentre, non è necessario spogliarsi delle proprie idee, o metterle al riparo e custodirle gelosamente in disparte, che non vengano mai intaccate, perché se sono solide, vere, oneste non può essere un dubbio il colpevole della loro eventuale capitolazione, ma lo sarebbe solo qualcosa di positivo, come la crescita interiore e personale in consapevolezza e oggettività.

La Scelta è un libro facile da leggere, anche per chi come me non ha particolare cultura. È filosofia popolare e di un’epoca che non nego mi manca, pur non avendola mai vissuta se non attraverso la convivenza con i miei nonni e coloro che per un motivo o per l’altro ho frequentato in giovinezza, mentre loro erano già anziani. Filosofia pregna di significati, di saggezza e di sincerità e nello stesso tempo immediata e genuina: quasi ingenua. È la narrazione di come provare a capire le altre persone, sia il modo migliore di scegliere consapevolmente se stare con loro o meno. Parrebbe una banalità, ma purtroppo così non è, visto la superficialità con cui sempre più sovente, prendiamo una direzione e ne ripudiamo la responsabilità. La nostra distrazione e il nostro pressapochismo divengono paradossalemente la maniera più frequente con cui tendiamo a giustificare, anziché rivedere con coscienza le nostre scelte. Qui si trova, quindi, anche la narrazione dell’esperienza lenta e ormai dimenticata della riflessione e della presa di responsabilità delle proprie scelte e della disponibilità sempre meno comune dell’ammettere i propri errori. Di accettare gli errori, non come una condanna, ma come un’eventualità a cui deve essere concessa compresione e salvo casi limite, la possibilità di redenzione. Senza sconti, ma per tutti e (quasi), per tutto.

Fossi in voi sceglierei di leggerlo a patto che scegliate di farlo con onestà, coraggio e liberi dai pregiudizi e della spocchia culturale derivanti dalla vostra formazione. Detto questo mi viene ancora da gridare istintivamente MONTAGNA!, ma intimamente convinto e ancora un po’ più consapevole della verità che è: NON LO SO.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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