Forse se lo ricorderanno alcuni amici di quando ero ragazzo, che per un periodo mediamente lungo ho amato follemente terrorizzarmi con i film Horror. Ridordo ancora, in particolare, un’estate di inizio anni ’90, quando a turno invitavo alcuni di loro a partecipare a piccole maratone a base di Dario Argento o altri grandi classici del genere. Era proprio un trip dal quale non riuscivo a liberarmi e soprattutto molto strano, perché a me gli horror, anche quelli più scontati e banali, fanno davvero molta paura.
Piano, piano questa mania che si consumava regolarmente di sera e non sempre in compagnia, con il lettore VhS che fumava dal tanto smanettare fra zombie e indemoniati, finì. Ebbi poi una decina di anni più tardi un feeling rinnovato e in quell’occasione mi assicurai le copie personali in DVD di molti di quelle pellicole che non si stancavano di farmi venire la pelle d’oca. Questa volta finì in modo più brusco: uscì The Ring, che solo a scriverne il titolo ora mi viene da guardarmi alle spalle e quello mi fece così tanta paura che per esorcizzarlo lo dovetti far vedere a tutti e vederlo io stesso almeno 15 volte. Ricordo ancora una visione notturna a Valestra a casa della Francesca e Ponch, fuori all’aperto, immersi nel buio della campagna e delle colline, coi boschi vicino e soprattutto del mio viaggio di ritorno in solitaria giù per la strada di Magliatica, che feci il più forte possibile perché spaventato come un bambino. MI stomacai? Troppa paura…beh da allora stetti parecchio alla larga dai film dichiaratamente di genere. Forse dentro di me sentivo anche che mai nulla avrebbe potuto farmi più paura. Almeno a livello cinematografico, s’intende!

Quando mi fu suggerito recentemente di provare a guardare American Horror Story, dentro di me dissi “sì, col cazzo…che non ci sono già abbastanza motivi per non dormire la notte, ci mancano solo i mostri”. Però poi mi comportai proprio come quegli scemi del film horror, che mentre tu dici “scappa!”, loro vanno a vedere cos’era quel rumore in cantina, che sennò il film non ci sarebbe lo so, ma tutti ce lo chiediamo, dai, almeno una volta: perché sei andato in cantina, stronzo! Ovvio che c’era un mostro o qualcosa di simile pronto ad ammazzarti e a farmi paura, sei in un film horror! Ma, soprattutto, ora io devo andare in cantina di corsa e sudando freddo, tutta per colpa tua e della tua stupidità di andare in cantina a vedere cos’era quel rumore sinistro! Insomma, per farla breve: ho spinto play anche se dentro di me continuavo a dire col cazzo.
Premetto che mi sono spaventato a morte fin dalla sigla della prima stagione e naturalmente alla fine della prima puntata rimasi lì a guardarmi le spalle per un po’. Si sa mai chi poteva esserci. Però non ero morto di paura. Passata la nottata senza incubi, ho deciso così che potevo provare a procedere, finché come spesso accade con le serie che piano, piano ti consquistano, è diventata una piccola droga da sorbire ogni volta che se ne presentasse l’occasione. Me la sono bevuta in un sorso lungo e intenso e alla fine ho anche fatto ruttino spavaldamente dicendo: buona, ma non così forte.
Piccolo passo indietro. American Horror Story è una serie che ricalca i grandi temi classici dell’horror americano, suddividendoli stagione per stagione. Le stagioni non hanno consequenzialità, quindi potete anche guardarle in ordine sparso. Le puntate no, quelle le dovete guardare in fila sennò vi rovinate tutto. Almeno io questo l’ho letto e me l’hanno detto, perché poi ne ho viste per ora solo due di stagioni ed in effetti fra le due non c’è nesso di trama.
Nella prima stagione il tema è “Murder House” di fatto: La Casa e anche un po’ non aprite quella porta, ma qui la gente non è costretta a rifugiarsi per un temporale o per scappare, qui ci va proprio a stare pensando che sia una figata di casa. Non mancano gli ingredienti e la suspance più tradizionale, nemmeno un po’ di splatter e di tensione emotiva, ma in effetti non fa poi così tanta paura. Il cliché classico è talmente rispettato che pare appositamente rivangare l’ingenuità dello stile anni 70-80. Ci siamo abituati a ben peggio e soprattutto a qualcosa di più mentale, psicologico. Poi non c’è da dimenticarsi l’American del titolo: Stanis La Rochelle direbbe “molto italiano”, io dico “molto americano”, soprattutto il finale.
Questo vale anche per la stagione due “Asylum” dove a fare da collegamento c’è l’attrice di riferimento, ovvero una strepitosa Jessica Lange, che in questa seconda stagione è assieme a Joseph Finnies protagonista assoluta: per intensità e bravura. Un valore aggiunto e azzeccatissima nel ruolo di Suor Jude.
Dopo pochi episodi scrivo anche a chi mi ha suggerito la serie: stagione uno-stagione uno 3-0. Poi andrà a gusti, ma a parte l’inizio un po’, penso volutamente, ma troppo B-Movie, si dipana mettendoci dentro di tutto e di più: il manicomio e quindi i matti, che dite quello che vi pare, mettono inquietudine, poi le violenze e lo squallore di quel posto, il pregiudizio, la meschinità, l’arroganza, l’arrivismo gli alien, i serial killer, i nazisti e per me la ciliegina sulla torta…il diavolo con relativa possessione. Eh sì…per tornare ai miei trascorsi: sono rimasto traumatizzato da ragazzetto quando vidi l’Esorcista, che anche se adesso a voi vi fa ridere tutti, a me fa ancora cagare sotto, quindi per me l’indemoniato (davvero molto citazione di Regan MacNeil anche se qui un ragazzotto maschio), mi fa guardare spesso sotto la copertina con cui mi scaldo le gambe sul divano…
Purtroppo o forse per fortuna, più vado avanti, meno paura mi fa e più diventa prevedibile e una storia triller più che horror, proprio perché davvero fedele ai grandi classici, ma continuo a godermi la seconda stagione fino in fondo, anche se, pure questa finisce un po’ troppo americana. Ce ne mettono dentro talmente tante che ad un certo punto ti chiedi come possano far collimare tutto senza incartarsi: spesso, dopo mille capriole è la semplicità a risolverla, ma non dico altro, sennò poi vi rovino la storia e gli spaghetti.

Dopo le prime due stagioni, beh, devo ammettere che non si tratta certo di un capolavoro assoluto, ma che è davvero fatto bene, soprattutto nel ripercorrere le evidenti citazioni. Ci sono piccole cadute di stile, che però ti chiedi se non siano state fatte apposta a loro volta per citare l’ingenuità e la pacchianeria di alcuni horror old school. Non saprei. Certo è che soprattutto “Asylum” me la sono goduta da matti e un po’ di strizza me l’ha regalata, ma soprattutto parecchia compagnia in questo periodo in cui pare proprio che il vero horror sia la vita vera…ecco probabilmente perché non sono morto di paura, a dispetto delle previsioni e anche delle potenzialità.
Ora piccola pausa, magari con un po’ di Bud Spencer e Terence Hill, poi sotto con la stagione tre, che ce ne sono addirittura nove da guardare…

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