Sono diversi giorni che ho il desiderio di fissare con qualche riga i pensieri di questo periodo e regolarmente desisto, mi dico che non serve a nulla, che può solo portarmi rogne espormi (e ne ho ampia esperienza), che per una volta meglio se taccio che ce ne sono già troppi a dire la loro e non se ne accorgerebbe praticamente nessuno della mia. Poi però mi ricordo che mi piace confrontarmi e non ultimo mi piace molto usare questo blog anche come mia memoria futura, per potermi rileggere e utilizzarmi come ispirazione in momenti bui o aiutarmi ad affrontare meglio momenti confusi, in futuro. Capita così che, oggi, mentre stavo per scrivere un post su Facebook su una notizia di attualità, mi fermo di botto, perché noto che il post sta diventando una bella mappazza e così decido di trasformalo in questo post. So benissimo che poche righe su Facebook avrebbero raggiunto più persone e quindi il mio pensiero avrebbe avuto più risalto (quantomeno più lettori e forse più like…ecco), ma so anche che non mi riesce bene il giochino degli slogan e così, pazienza. Leggerà chi ne avrà voglia e se ne avrà voglia.
La notizia di attualità da cui ero partito a scrivere è questa: Il Presidente di Confindustria di Macerata, tal Guzzini, dice che le persone sono stanche di questa situazione dovuta alle restrizioni per il contenimento della pandemia che stiamo attraversando e ammetto che dice una cosa molto vera: stanchissimo lo sono io per primo e ne parlavo con molti amici in questi giorni. Vien da dire che non se ne può proprio più di questa vita mozzata, di questo non poter fare le cose che ci piacciono, di non poter vedere le persone se non a distanza, di non poter fare baracca e tutto il resto. Vien da dire per l’appunto e non ci trovo nulla di male.
Guzzini, poi, dice che bisogna riaprire e “se qualcuno morirà, pazienza”. Questa frase la metto fra virgolette, perché dice proprio così. Sarebbe facile, ora, servisse e bastasse un tiro al piccione verso questo Guzzini (che ovviamente partirà, a fare il paio a disumanità con le sue parole), ma bisogna ammettere che un po’ come è accaduto negli ultimi anni su argomenti politici, tipo l’immigrazione, che se uno muore affogato, bastava stesse a casa sua e vedrai che non moriva affogato lui e i suoi figli, dicevo, bisogna ammettere che ormai lo sdoganamento di un pensiero inumano è talmente consolidato, che qualcuno con fare saccente ci verrà a dire che Guzzini dice solo una cosa discutibile, non un’agghiacciante porcata da gretto e meschino, materialista. Sempre che non si sia dei “buonisti”. L’umanità del capitalismo e del sistema basato sulle “leggi di mercato” è questa qua, poi magari fa la beneficienza per lavarsi la coscienza e sentirsi pure toga, ma questo è quello che è intrinseco in determinate logiche. Vero: non c’è di che stupirsi. Quindi al di là del ribrezzo e dello sdegno che provo sentendo frasi tipo questa, non sobbalzo esterefatto, ma piuttosto mi scopro davvero più preoccupato dalle moltitudini di potenziali “poverino è morto…pazienza”, che adesso stanno annuendo istintivamente, ad accettare implicitamente questo pensiero, come possibile ed anzi, come ormai ineluttabile, anziché pensare che forse si dovrebbe provare a mettere mano al sistema che eventualmente lo rende tecnicamente tale. Perché questa roba è umanamente merda senza se e senza ma. Senza contare che, appunto, quello di cui si dirà “è morto…pazienza”, potrebbe essere lui, perché a dispetto di quello che mi pare evidente in tanti pensino, le cose non capitano sempre e solo agli altri.
Ribadisco quindi il concetto che provai a spiegare anche qualche giorno fa: serve empatia per capire chi soffre anche per cose “non indispensabili”; serve smetterla di fare i machi e dire che nel ’44 si stava peggio, che questo o quello non serve. Siamo tutti compressi in una situazione che ci sta destabilizzando, limando e stressando, fino a snaturarci. Questa cosa va capita e basta con i fenomeni che saltano i fossi alla lunga e che sanno esattamente come si vive e cosa serve per davvero, mica le stronzate che mancano agli altri. Basta azzannare boriosamente e stupidamente chi ammette che gli manca lo stadio, sciare, le birre con gli amici e la gara a chi mangia più scacchetti al pranzo di Natale. Non c’è nulla di male a soffrire anche di queste cose e chi non ne soffre, chi non prova un moto istintivo di ribellione al soffocamento che stiamo subendo, forse dovrebbe fare un po’ i conti con la propria apatia, non con la leggerezza degli altri. Che non lo è salvo che…
Ecco, detto questo, passiamo oltre, all’altra faccia della medaglia per dire che serve anche umanità e intelligenza, fermezza e senso di responsabilità per non pretendere di vivere normalmente in mezzo ad una situazione straordinaria. Siamo tutti stanchi, non siamo tutti delle merde disumane o anche semplicemente dei bimbi viziati che pensano solo ai diritti e non al fatto che quelli nascano dalla disponibilità intrinseca nella difesa degli stessi, di autolimitarli quando rischiano di ledere quelli altrui. Però questa cosa sta emergendo in modo dirompente e sempre più: in troppi stanno perdendo di vista la differenza fondamentale e sostanziale che passa dal lamentarsi di una sofferenza, di lasciarsi andare a qualche sfogo d’insofferenza per ciò che si sta vivendo e il pretendere di fare come nulla fosse. Avere voglia di vivere normalmente (qualsiasi cosa rappresenterà domani), è umano, farlo in mezzo a questo casino può essere molto stupido. Non per principio o per perbenismo, proprio per questioni tecniche e scientifiche. Poi certo la scienza ormai è schiacciata fra mille opinioni e mille negazionismi, quindi, capisco che qualcuno la confonda proprio con pebenismo o come principii da cui sarebbe legittimo dissentire, che ognuno ha i propri. No la scienza non è un’idea e per confutare le tesi, ci vogliono delle prove, non dei sospetti e delle teorie complottistiche.

Ma tornando a noi ed ai diritti: Se in questi giorni vedi una strada affollata è certo che rimane un tuo diritto poter andare in quella strada: tanto certo come che se t’infili in una strada affollata in questo periodo stai sbagliando, quantomeno rischiando di fare dei danni dal punto di vista epidemiologico: non solo a te stesso ma a tutti quelli che poi incontrerai da lì in avanti. Dalla tua nonnina al salumiere. Ho sempre rifuggito l’idea che i comportamenti individuali dovessero prendersi la responsabilità dei grandi problemi, che sia sul clima, sull’economia ed ora sulla diffusione del virus, ma ora anche su questo bisogna ammettere che non si può sempre dare la colpa alla classe dirigente. Che questa sia tristemente inadeguata lo sta dimostrando ad ogni piè sospinto e sarebbe bello poter sperare a breve che ne stesse nascendo una capace e in grado di guidarci fuori dalle secche che sempre più asseteranno la nostra civiltà, ma per ora all’orizzonte non mi pare sia visibile nulla di tutto ciò: nessuna alternativa e nessun bocciolo pronto a dispiegare i propri petali. Spero ovviamente di sbagliarmi e di essere solo ottuso nella vista e corrotto dal pessimismo. Ciò che è certo e si sta vedendo in questi giorni è il frutto avvelenato dell’individualismo e del relativismo individuale.
Pretendere oggi, significa non aver capito che i nostri diritti nascono da un patto sociale accettato da chi questi diritti gli ha ottenuti, combattendo e manifestando. L’assioma è semplice e potrebbe suonare retorico: non v’è diritto senza assunzione di doveri. Non c’è uno dei due elementi che inizia prima dell’altro. Devono andare avanti in parallelo e scansarsi ogni qualvolta c’è più bisogno di una o dell’altra cosa. Oggi chiedere il diritto alla libertà totale, tradisce l’ormai definitivo allontanamento dalla coscienza sociale di tutti noi. Mette sotto i riflettori il bug su cui ci stiamo incagliando da molti anni e che ora fa saltare il banco: non c’è più senso di comunità e responsabilizzazione degli individui a rispettare oltre che ai propri, i diritti altrui.
Quindi Sign. Guzzini, lei ha detto una cosa contraria al senso di comunità che ha permesso a lei di vivere una vita basata sul mito della produttività e del consumo. Lei senza quelli che oggi invece che annuire egoisticamente alle sue parole grottesche, da queste si sentono accoltellati nell’intimo e che ancora sanno resistere alla tentazione di farsi coccolare dall’egocentrismo e da teorie che somigliano tanto a quelle dell’eugenetica nazista, furba, individualista e cinicamente disumana, beh senza quelli che hanno conservato ancora l’umanità e il senso di appartenenza alla propria comunità e la consapevolezza che senza comunità non c’è civiltà, lei quella cravattina elegante, forse oggi non l’avrebbe addosso e non sarebbe sul pulpito da cui dice queste parole inconcepibili, perché tutto quello che viviamo oggi, non è frutto d’altro che di una società basata sull’umanità, che permette che qualcuno la viva per il lavoro e il profitto.
Certe oscenità possono esistere solo perché l’illuminazione dei pensatori del passato, che ci hanno regalato la Costituzione e le basi della nostra Cultura, forse non immaginavano che la deriva potesse arrivare a tanto. Sono stati ingenui? O pensavano che comunque, alla fine, senza umanità la comunità si sarebbe sgretolata e quindi anche chi solo per profitto ne abbisogna, l’avrebbe difesa seppur per puro interesse?
Ecco Sig. Guzzini e tutti voi che annuite alle sue parole: forse oltre che delle persone prive dei fondamenti minimi dell’umanità e del senso di comunità, siete anche dei suicidi e dei pessimi “imprenditori”?

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