Vi piacciono i film di guerra? A me moltissimo, da sempre e mi piace un sacco mettere in rapporto quelli del vecchio cinema, con quelli più recenti, per paragonarli e elaborarne l’evoluzione.
Bello analizzare i messaggi che venivano lanciati in quelli dell’immediato dopoguerra, quindi fino agli anni 60/70: edulcorati, eroici, retorici. Certamente molto contrastanti con quelli che fin dagli anni ’90 tendevano a smontare proprio la retorica e a scendere nel dettaglio di chi la viveva quella guerra, con grandi cult movie dove la psicologia del soldato era più importante dello spettacolo di un’esplosione e la critica alla guerra, il pacifismo, puntavano il dito sulla brutalità che rovinava generazioni e le annichiliva.
Poi è arrivato Spielberg con Salvate il “Soldato Ryan”, che dal punto di vista della retorica e della trama rimane ben ancorato ad una tradizione ormai macinata e consolidata, ma che apriva la strada ad un realismo traumatizzante, che fino a quel momento era stato tenuto a bada e nascosto, anche a causa della paura e non solo della tecnologia o del genio del regista e del suo entourage.

“The Liberator” è una mini serie animata e questa è la grande novità, per quanto mi riguarda. Un’animazione bellissima, ma non spettacolare nel senso scenografico del termine. Tetra e a tratti lugubre, per raccontare tempi che a questi aggettivi sicuramente rispondevano. Soluzioni molto stilose e seriamente impegnative. Sarebbe stato molto più semplice far zampillare sangue ovunque, ma in realtà si sceglie di non nascondere, ma nemmeno di enfatizzare e quindi il sangue c’è ma non come protagonista.
Una storia semplice ed eroica. Un grande classico si potrebbe dire. Richiami alla lealtà e all’eroismo di chi in realtà tiene solo fede alla proprio propensione all’onestà. Potrebbe anche insegnare qualcosa a chi vive i nostri tempi rendendoli ciò che sono (tutti noi, nessuno o quasi escluso, s’intende), ma proprio per come sono coloro che li vivono, temo che nessun vero insegnamento sulla coerenza e sulla fermezza di principii potrebbe attecchire.
C’è anche lo spiegone su come gli uomini in guerra cambino e di fatto che non esistono buoni e cattivi durante un conflitto, ma solo combattenti che possono cedere alla pressione e masticare i propri nervi facendo ciò che mai si sarebbe nemmeno sognato prima d’imbattersi nella brutale realtà di quella che fu la seconda guerra mondiale e le atrocità del nazismo.
Insomma niente di imprescindibile, ma se vi piacciono i film di guerra e avete voglia di provare un’esperienza estetica nuova o comunque diversa, perché no. Anzi, direi proprio alla domanda se ne vale la pena, senza approcciare con eccessive aspettative, ma sì, assolutamente sì, perché non manca proprio nulla. Gli ingredienti ci sono tutti per passarsi alcune ore e lasciarsi raccontare una solita, ma bella storia di come erano gli uomini di quei tempi, in quei tempi, a causa di quei tempi.

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