Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Era mio padre – Simonetta Mariani (Incontri, 2020)

Una domenica uggiosa, la prima davvero autunnale qui a Piastrella Valley in questo autunno 2020, un po’ di stanchezza e un libro appena comprato su un personaggio di cui ho sempre ascoltato le storie con curiosità e di una persona che ho avuto la fortuna d’incrociare, seppur sporadicamente e quasi “spiando” da un angolino. Erano gli anni ’90 quando Giorgio Mariani era divenuto più mitico per i suoi veri e/o presunti eccessi, che per le sue ormai lontanissime magie sul rettangolo verde, quando io lavoravo dietro il bancone del Bar Luana, proprio a fianco dello stadio Ricci di Sassuolo e lì lo “conobbi” mentre gli porgevo alcuni dei diversi pacchetti di sigarette che bruciavano sulle sue labbra ogni giorno. Lui era tornato da poco e per poco a lavorare per il Sassuolo Calcio e la sede era proprio dall’altra parte della strada. Stavo lì in silenzio, intimidito cercando di allungare un orecchio mentre lui raccontava o mentre mi diceva qualcosa di gentile. Sì, un po’ spaccone, in perenne corsa, come se dovesse scappare da qualcosa o qualcuno, ma sempre gentile e finanche dolce: questo è il ricordo che ho di quei fugaci  incontri di io ragazzo e lui ex mito del calcio nostrano e quindi del nostro provinciale paesone. Conobbi di sfuggita anche una delle figlie, che aveva aperto una panetteria proprio di fianco al Bar che porta il nome di mia madre e in cui lavoravo fin da ragazzino, per arrotondare e in certi momenti per campare. Non ricordo se fosse l’autrice di questo libro o una delle sue sorelle, poco importa. Ricordo solo che anche lei era solare e un po’ originale, proprio come il padre. Almeno per come lo vedevo io…

Il libro me lo sono divorato fra mattina e pomeriggio di oggi e mi viene da descriverlo principalmente con una parola: commovente!

Certo una figlia che scrive del  padre di cui ammette di essere follemente innamorata, può far scivolare nella scarsa oggettività, ma rimane comunque un documento prezioso. Lo sono a mio avviso soprattutto gli elementi distintivi che raccontano dei tempi in cui la storia del nostro celeberrimo compaesano è cresciuto e poi ha trovato il successo, grazie al talento come calciatore.

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Una Sassuolo e un’Italia dimenticata e si e no custodita nella memoria di chi la visse assieme allo stesso Mariani. Vite dure e persone senza fronzoli. Ammetto che leggendo ho provato ad immedesimarmi in storie che troppo spesso venivano private del lieto fine, che sembrano solo un romanzo, ma in realtà erano comuni proprio qui dove ora e ormai da decenni si prospera e si sperpera in modo che penso possa essere quasi immorale vista quanta fatica  e quanto dolore ci sono voluti per renderla possibile.

Una società in cui le persone erano ancora al centro della vita, dove i grandi rapporti erano fondamentali per scendere dalla china giusta e potevano definire chi saresti stato domani. Grandi amori, grandi passioni che sapevano andare ben oltre l’IO e dunque prescindere dal tornaconto personale, ma anche grandi persone più forti di pregiudizi e facili, pigre banalità. Slanci ben più che rari ai giorni nostri. Ti prenderesti del coglione tanto per iniziare e dello stupido se decidessi di perseverare.

Un mondo che chi come me è nato nel pieno degli anni ’70, ha fatto in tempo a conoscere da bambino, per poi vederlo mutare ad una velocità talmente vorticosa da ubriacare, più o meno come i dribbling con cui lo stesso Mariani, ci raccontano in tanti, perché di immagini purtroppo ne sono rimaste pochissime, irretiva gli avversari che se lo trovavano contro.

Un libro forse a tratti ingenuo e troppo di parte come accennavo sopra. Commemorativo, certo, ma anche uno spaccato davvero interessante su ciò che non c’è più e che probabilmente non sarà mai più: …”un mondo in cui non si andava a farsi difendere dai genitori…”. Aggiungo io: purtroppo.

Oltre al racconto della figlia Simonetta, il libro è completato da testimonianze più o meno formali. Parecchie trasudano amore e rispetto per la persona e raccontano di un uomo che oggi , vien da supporre, farebbe ancora più fatica a stare in quel mondo sempre più dorato, ma anche costruito. Ci sono le parole di compagni di squadra (De Sisti, Boninsegna) o altri addetti ai lavori, amici e infine della famiglia. C’è anche un’ampia sessione dedicata alle fotografie che documenta un Mariani in nerazzurro che discute con il suo capitano Sandro Mazzola mentre entrano in campo, fino a quelle in cui purtroppo segnato dalla malattia che lo ha portato via ancora giovane, non mancava di mostrare il suo consueto e sornione sorriso, sotto ad occhi profondi e vivaci.

Io di lui ricordo  bene quella volta che al Bar Luana arrivò con Bonimba e sembrava la cosa più normale del mondo. Non ricordo cosa ordinò per lui e il suo amico, oltre alle sigarette ovviamente, ma solo che mi disse: “Oh, questo qua era veramente forte, veh! Ma solo perché io sgobbavo e prendevo dei calci per poi passargli la palla davanti al portiere”, poi un annedoto su quella volte in cui in allenamento si erano menati come dei fabbri, per poi diventare amici “culo e pataja”. Disse proprio così. Se non avessi saputo che aveva giocato in serie A, non avrei potuto notare nessuna differenza con gli altri Clienti del bar. Il bello è che con lui, quel pomeriggio anche il mitico Bonimba sembrava così, semplicemente uno di quelli che regolarmente servivo e che ora incuriositi guardavano, o lo salutavano, mollando solo per un attimo le carte da ramino. Come un amico di un amico.

Sì, lo ammetto, sono felice di avere goduto di qualche racconto vissuto di prima mano e di avere anche io, dunque, qualche aneddoto di quella volta che Mariani fuori dal Bar raccontò di quella volta che Facchetti…

Un libro da leggere oltre la descrizione del personaggio, magari come ispirazione…lo so: utopia. Ma sono felice di coltivarla. Pare che non faccia male.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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