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Più che altro per non dimenticar(Si)


Emiliano Mazzoni – Emiliano Mazzoni (Private Stanze, 2020)

Può darsi che nel giudicare l’opera di un amico a cui si vuole bene e che si ammira come persona, oltre che come artista, ci possa scappare di essere troppo indulgenti di fronte agli errori o comunque eccessivamente entusiasti nei confronti di quello che di buono fanno. Non lo posso escludere quindi nemmeno al cospetto dell’ultimo disco uscito a sorpresa (ma qui ho avuto esaustiva spiegazione), di Emiliano Mazzoni.

Se parli di Emiliano con le persone che lo conoscono durante l’esercizio della sua professione, dunque come gestore di un Pizzorante Risteria nell’alto appennino modenese, ti diranno che è un tipo strano, uno simpatico, ma un po’ matto. Io non ho mai pensato questo di Emiliano, anche quando non avevo la confidenza che con mia grande gioia si è creata fra noi negli ultimi anni, perché per me sia al ristorante che nei suoi dischi, Emiliano è semplicemente una persona schietta e in questo caso la sua naturale propensione a segare ipocriti fronzoli pare raggiungere livelli rasenti la purezza.

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Un disco che ti porta delicatamente in giro su melodie che non hanno bisogno di essere ruffiane per convincerti a seguirle e testi che contengono parole, concetti e visioni a tratti oniriche o da dimensione parallela, ma che ti fanno sempre sentire in un posto al sicuro. Un classico modernissimo. La capacità di essere avanti senza bisogno di fare nulla di nuovo e di pirotecnico. 

Un disco che va con quella che può sembrare timidezza, ma in realtà è un inno alla decisione, con un incedere che rasserena anche quando parla di cose inquietanti. Una dolcezza così cristallina che quando arriva, anche se non stavi ascoltando con attenzione, ti invade e ti avvolge in maniera liquida. Una voce talmente piena di passione e piacevole armonia che andrebbe ascoltata anche a sillabare parole senza senso. Uno strumento, quello principale fra tutti quelli delicatamente utilizzati per farle da contorno discreto e raffinatissimo.

Citazione obbligatoria per la copertina: anch’essa senza fronzoli, anzi oserei dire: semplicemente squisita!

A questo punto, se poi volete saperne di più, meglio se ve lo ascoltate, perché non si può possono poi fare gli arzigogoli su un disco che per prima cosa li evita, per colpire dritto al cuore e che da più di due settimane non riesco a smettere di ascoltare.

Bravo Emiliano, che meraviglia che ci hai regalato!



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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