Si crepa dal caldo e si arriva un po’ sottotono all’apertura del Bar. Forse si ha la mente altrove e sotto, sotto non ci sarebbe nemmeno tutta questa voglia. Dopo la prima mezzoretta con tanta musica e poche chiacchiere, arrivano però Vincenzo e Josè a ravvivare la serata. Sono entrambi docenti di scula media e media superiore e con loro parliamo a lungo di ciò che è stato fare scuola in lockdown e molto anche di come si immaginano e sperano sarà la scuola (se ci sarà), dal prossimo settembre. Una discussione intensa e ricca di spunti. Orgoglio giustificato, speranze, ma anche un filo di disillusione che serpeggia nelle parole che non vogliono mentire e mentirsi. Ultima parte con le consuete rubriche. Poi si chiude senza trascinarsi troppo, dopo aver parlato di Fake News e di come ormai non ci sia più un punto di riferimento nella serietà di analisi, purtroppo a tutto tondo.

CLICCA SULLA BARRA SOTTOSTANTE PER ASCOLTARE IL PODCAST
COPERTINA
Negli ultimi anni ci è capitato di poter vedere un po’ di tutto quello che probabilmente non ci saremmo mai aspettati e che probabilmente pensavamo non potesse proprio accadere. Eravamo sicuri che certe cose non sarebbero mai e poi mai cambiate.
Per dirla semplice, davamo per scontate un sacco di cose.
Talmente per scontate che le facevamo combaciare con la definizione di normale.
Ma di scontato e di normale, ahinoi, non c’è proprio niente e vien da dire sempre meno.
Non lo è andare a lavorare e fatta la propria fatica tornarsene a casa a godersi famiglia, divano e frigo. Potrebbe sempre capitare (e purtroppo capita più di quanto immaginiamo e soprattutto sempre più), di lasciarci la pelle sul lavoro. Per sfortuna, per imperizia, perché qualcuno ha risparmiato sulla sicurezza, per stupidità.
O mentre ci si va o si torna.
Abbiamo dato per scontato che bastava impegnarsi per vivere una vita onesta.
Studiare per avere un lavoro migliore.
Abbiamo dato per scontato lo stesso studiare: la scuola.
Nulla è scontato, nulla è più garantito a quanto pare.
Di chi è la colpa?
C’è una colpa?
Non la definirei così, perché comporterebbe vedere il mio punto di vista messo sopra quello vigente e questo ho imparato che oltre che essere controproducente, spesso è proprio sbagliato.
Certo è una responsabilità. Ma quella non la vuole mai nessuno e sembra, leggendo con curiosa, ma diffidente disillusione, che crescano esponenzialmente quelli che pur di non fare i conti con le proprie se ne inventano di tutti i colori.
Sì, farebbero decisamente meno fatica a fare le cose (dico io), come si deve, ma gli scoccia proprio e così allungano stupidamente un brodo che finirà per andargli di traverso.
Comunque a questo punto la cosa potrebbe quasi chiamarsi colpa, perché non è nemmeno una scelta, quanto piuttosto un istinto, davvero singolare. Ma come si suol dire: chi segue i propri istinti, non c’ha mica colpa; che nel nostro popolano vuol anche dire che non ci arriva a capire che ne ha e quindi di fatto come fai a fargliene una, di colpe?
Un po’ come il sistema immunitario che serve per difenderci dalle malattie, ma che a volte è troppo veemente con la risposta e finisce per accopparci. Ma non lo fa mica apposta…certo…vallo a spiegare a quelli che ci schiattano, ma tanto son schiattati: acqua passata. Avanti coi carri! Per fortuna non si deve spiegare niente a chi è schiattato.
Insomma, la domanda potrebbe allora essere: vale la pena prendersela con qualcuno?
Beh, temo non se ne possa fare a meno. Altro istinto. Un riferimento ci vuole. Non siamo fatti per il caso e per il fatalismo. Deve esserci sempre e comunque un colpevole.
Alla fine chi pensa di esserlo ci rimane quasi sempre in mezzo, fatalista, intendo.
Io onestamente sto perdendo sempre più convinzioni. A partire da quelle su di me. Sugli altri non ne parliamo.
E non è una cosa per forza positiva. Anzi, io la vivo proprio come uno schifo.
Quindi, a tutti quelli che (me compreso!) “non date per scontato nulla” vorrei dire che è una bella mossa paracula per giustificare un mondo in cui ormai accettiamo che accada di tutto e sempre con questo merda di fatalismo a sostituire risposte più complesse, complete e mirate alla domanda.
Si fa presto a dire non dare nulla di scontato, che potremmo morire da un momento all’altro, che non dobbiamo più stupirci di nulla!
Così il gioco è fatto!
Si passa anche per saggi, per svegli, per quelli che hanno capito come si sta al mondo.
Invece sarebbe davvero giusto che ognuno di noi avesse il diritto a dare qualcosina per scontato e non solo che “ricordati che devi morire”, che anche quella è una risposta di merda e di chi non rispetta il fatto che tutti dovrebbero avere il diritto a vivere una vita con qualche certezza.
La cosa buffa è che mentre si dice “non date per scontato nulla”, si sta affermando che devi dare per scontato che la vita e le persone siano una merda, quindi di non rompere poi troppo le scatole e di tirare dritto a produrre, consumare e crepare e se sei furbo sii merda anche te, che è il modo migliore per stare al passo.
Comunque io se posso, cerco proprio di scordarmelo che devo morire…

VINILE IN SPOLVERO
ROCK IT – EMPEROR SLY – 12″ (ZIP DOG, 1998)
Del trio che è passato alla storia con il nome di Emperor Sly, onestamente potrei raccontarvi veramente pochissimo, visto che mi sono imbattuto in loro solo in occasione di questa loro uscita discografica, che, grazie ad un campionamento di quelli ad uncino, ha allamato un pubblico molto ampio. Maranzissimo sia nella versione houseggiante, cioè quella ascoltata, che quella più breakbeat sull’altro lato di questo docici pollici, che ci ha portato nuovamente a fine anni ’90, quando nelle sezioni elettroniche delle serate, non era difficile lasciarsi aandare a queste ruffianate danzerecce. Inutile mentire e nascondere ciò che è stato: in cuor nostro lo sappiamo e comunque, ormai, il tutto è caduto in prescrizione…
SCHEGGE SONEEKE
OUR FAVORITE SHOP – THE STYLE COUNCIL – LP (POLYDOR, 1985)

Sapeste quanto ho amato i Jam e quindi il Paul Weller più rock’n’roll, più sbarazzino e immediato! Per un certo periodo solo Police riuscivano a tenere “sotto” la mia passione per la formazione capitanata da questo istrionico artista. Recentemente i miei figli si sono presi un trip che supera di gran lunga il mio di allora e mi propinano il Best Off di Jam in continuazione (con una predilizione spasmodica per “A bomb in Wardour Street”, che ormai mi esce dalle orecchie). Ma perché vi sto parlando di Jam, anziché di Style Council e di questo disco? Semplicemente perché non sono mai riuscito a digerire fino in fondo lo stacco abissale che divide i due progetti musicali e quindi a prendere in simpatia quello a tratti stucchevole e troppo patinato che Weller condivideva con Mick Talbot. Discussioni infinite con Max su questa band, che non ho mai capito se lui amasse veramente o se semplicemente doveva dire che erano fighi. Perché fighi è forse la parola giusta. Solo che essere fighi non è sempre la scelta che convince i passionali come me…infatti sono ancora qua a capire fino a che punto mi piacciano. Fatto sta che i loro primi tre dischi (da molti considerati i fondamentali), risiedono anche nella mia personale discografia, quasi a tributare la storia anche se non la capisci. Come i classici nelle librerie. Ovviamente non potevano mancare nemmeno sugli scaffali dell Soneek Room di Casa Corsini a Spezzano.
A SUA INSAPUTA
Se anche la Merkel fosse veramente la figlia di Hitler, cosa significherebbe veramente? Cosa vorrebbe dire? Anche questo si potrebbe chiedere a chi insiste nel propinare questa bufala e a far fare le capriole alle Fake News come dice Lara nel post che ho scelto questa settimana per il “A sua insaputa”. Il prblema è che la fake news sono imbattibili, perché sono necessarie a chi non sa fare a meno di non accettare il mondo in cui vive e deve per forza trovare il colpevole di tutto. E l’amore di sentirsi vittima di qualcosa batte la logica, la ragione e anche l’umanità, ormai…triste, ma è ciò che è. Certe cose non si cambiano con le politiche di un Social o restrizioni. Forse potreanno iniziare a cambiare quando il nichilismo invece che acettato come caratteristica, tornerà ad essere un difetto, ma di quelli brutti…di cui vergognarsi. Sempre che questo avvenga mai e qualche dubbietto io ce lo avrei…
Nel giorno dell’anniversario della notte dei lunghi coltelli, mi imbatto in questa foto e scopro che le fake news hanno fatto una capriola.
La didascalia è la solita fregnaccia semplice: “Angela Merkel è la figlia di Hitler.”
Ma adesso, in aggiunta, girano le versioni con le finte verifiche da parte dei siti anti-bufala.
Io resto sempre affascinata dalle molteplici manifestazioni dell’ingegno umano; oggi vedo che c’è qualcuno che ha preso la foto (vera), con una didascalia (falsa) già smentita, e ha sentito la necessità di ritagliare il commento sbugiardato e metterla giù di nuovo con la banda verde, il pollicione su e la patente di ‘notizia vera’.
La balla è gigantesca, ma per evitare la prima semplice verifica da parte dei lettori superficiali, basta scrivere che qualcun altro ha controllato prima, per evitare anche solo la fatica.
E la balla ricomincia a girare.
Lara Mammi (Facebook 30 VI 2020)
A SUA INSAPUTA

Il mondo cambia e sempre più velocemente. C’è chi si ostina e che si mette di traverso. Ridicolo. Assolutamente ridicolo voler fermare questo trend che è parte integrante della storia. Siamo stati fortunati nel vivere un’epoca molto più vivace e comoda rispetto ai nostri nonni e per molti di noi dei nostri genitori, ma a dispetto loro dobbiamo fare i conti con punti di riferimento che si squagliano in continuazione. Che fossero negativi o positivi non conta: erano certezze. Non ne abbiamo più anche se forse ne avremmo diritto. Non è cosa e no c’è Madonna che tenga…anzi non c’è Dio che tenga…la scelta è forse sempre più radicale: nascondersi e uscire dal mondo o ridicolizzarsi nel tentativo di scimmiottare l’odierno accettabile?
– Dio?
– Sì?
– Ti disturbo?
– Ma figurati, non stavo facendo niente.
– Niente?
– Niente di niente.
– Si vede.
– Come dici?
– Lascia perdere, senti posso parlarti?
– Dimmi tutto.
– Io ho un problema. Be’, non uno solo. È che non me ne va bene una, mi sembra di fallire in tutto quello che faccio, di perdere continuamente terreno, di cadere ciclicamente negli stessi errori, nelle stesse routine…
– Ho capito, che modello sei?
– Eh?
– Che modello sei?
– Non ho inteso.
– L’anno, zio. L’anno di produzione.
– Ah, 1986.
– Eh va be’, figlio mio…
– Cosa?
– Ma ci credo che c’hai tutti ‘sti problemi, sei un modello di tre generazioni fa.
– E che vuol dire?
– Vuol dire che c’è una cosa che si chiama obsolescenza programmata, stellina, per cui te non puoi performare al top per tutta la vita, altrimenti che senso ha che io butti fuori nuovi modelli.
– Ma io pensavo…
– Cosa vuoi pensare? Quando sei nato eri la novità, tutti ti volevano bene, ti trattavano coi guanti, ti facevano le foto, ti mostravano ai parenti. Te lo ricordi? Recensioni entusiaste, grandi speranze. Il futuro è qui. Fino al 2005 eri ancora competitivo, poi basta. Sei uscito dal mercato.
– Come sono uscito dal mercato?
– Sono arrivati nuovi modelli, con nuove specifiche, migliori prestazioni.
– Ma io non mi sento per niente un vecchio modello.
– Lo sei.
– Vaffanculo.
– Dai, su, per favore non offenderti, non dipende da te. Tutti voi dal ’85 al ’95 siete superati.
– Provamelo.
– Va bene, c’hai i tastoni.
– Eh?
– I tastoni. C’hai ancora i tastoni. Per farti fare una cosa bisogna star lì e premerli, gli input ci mettono un’eternità a venire processati e te intanto passi il tempo a guardarti attorno come un fesso.
– In effetti mi guardo spesso attorno come un fesso.
– Lo vedi? Che altro?
– Ho molta paura del buio.
– Eccerto, non hai la torcia. Poi, diciamocelo, la forma.
– Che ha la forma?
– Non è elegante.
– Era elegante! Mi hai presentato come superslim!
– Superslim nel 2000 magari, adesso sei una bella pietra focaia. Un fermaporte.
– Sai cosa? Ho sempre sonno.
– La batteria. C’hai una batteria che fa schifo. E poi ti surriscaldi.
– Ecco perché sudo tanto e litigo per i parcheggi! E la sensazione che mi tormenta di non riuscire a trasmettere l’immagine giusta di me?
– Perché hai una fotocamera di merda.
– Questo spiega anche perché mi sento sempre tutto sfocato.
– Va be’, però ci devi far pace con questa faccenda. Succede a tutti. Il modello prima del tuo, quello dei tuoi genitori, non sa manco andare su internet.
– Sì ho capito però a loro hai messo la pensione.
– E a te ho messo le emoji.
– -.-
– Guarda come sei carino quando fai la faccia imbronciata. Senti, se la cosa ti preoccupa tanto perché non ti fai un aggiornamento.
– Cioè?
– Ma che ne so, vai a letto con una di diciotto anni, ti iscrivi in palestra, prendi lezioni di kayak. Fai qualcosa che ti faccia sentire più vicino ai modelli nuovi. Oppure no, oppure ampli la memoria.
– In che modo?
– Ti sposi. La memoria raddoppia istantaneamente, ti si installano in automatico nuove interessanti app, però devi rimuovere tutte le password.
– Non so se sono pronto.
– Sai cosa fai? Prendi un modello nuovo.
– Cioè faccio…
– … un figlio sì. Tu, l’abbiamo capito, ormai sei sorpassato. E allora dico, procurati un modello nuovo, ultima generazione, con tutte le cosine a posto. Senza quei brutti graffi che c’hai te, lo schermo tutto rigato e il fatto che ogni tanto ti riavvii senza motivo. Potrebbe essere la soluzione.
– Non lo so…
– Rifletti, un modello con la memoria libera, ci puoi installare dentro tutto quello che vuoi, le app che preferisci, controllo totale e magari questo giro viene fuori anche una cosa fatta bene. Magari questa volta riesce a durare e diventa un modello performante, che ne sai?
– Magari ci penso…
– Ecco, bravo pensaci. Ti posso ricondizionare se vuoi?
– Ah sì?
– Ma sì. C’è solo l’imbarazzo della scelta. Religione, politica, chirurgia estetica, krav maga. Ti rinnovi. E non far quella faccia, dai. Va bene non c’avrai la stabilità dei modelli precedenti o la velocità di quelli successivi, ma hai qualcosa che nessun altro modello ha: la resistenza agli urti.
– Tutto qui?
– E ti pare poco? Gli ultimi modelli cascano una volta e son da buttare, tu no. Ti possono lanciare dal terzo piano e tu continui ad accenderti.
– Non mi sembra un grande vantaggio.
– Fidati, per quello che vi aspetta lo è.
– Senti, un’ultimissima. Non riesco a trovare le ambizioni.
– Le ambizioni?
– Sì.
– No, quelle te le abbiamo levate per metterci snake.
– Snake.
– Sì.
– È bello snake.
– Grazie.
– Ma non riesco mai a vincere.
– È fatto apposta.
SCALETTA MUSICALE
- SHUDDER / KING OF SNAKE – UNDERWORLD
- TREN GRAN GOLDIE – EINSTURZENDE NEUBAUTEN
- ROCKIT (BAD DOG MIX) – EMPEROR SLY (VINILE IN SPOLVERO)
- LOST COASTLINES – OKKERVIL RIVER
- CONCENTRATION – QUANNUM
- FROZEN DOPAMINA – GABBER ELEGANZA & HDMIRROR
- INFINITE FUTURE – DANIEL AVERY
- ALL GONE AWAY – STYLE COUNCIL (SCHEGGE SONEEKE)

Lascia un commento