Un gran caldo al bancone, anzi, ai banconi del Bar Snob. Le mascherine non aiutano e tantomeno i nostri fedeli strumenti di trasmissione che sputano calore. Calore che arriva però anche dalle telefonate con cui in questa occasione si è deciso di tastare il terreno e gli umori dei locali e dei circoli d’intrattenimento/cultura. Sono Bruno giusti del Vibra e Valerio Gilioli dell’Off ad alternarsi e a confrontarsi nelle considerazioni che purtroppo lasciano un po’ di amaro in bocca, ma danno un po’ il quadro della situazione pregressa e nel limite del possibile danno un quadro di ciò che ragionevolmente ci si può attendere anche nell’ambito degli scenari più ottimistici. Una chiacchierata da seguire con attenzione e in cui emergono molte considerazioni che potranno, se ben gestite e considerate, aiutare quando il problema Covid sarà finalmente arginato a livello medico e quindi sociale. Spunti anche grazie alle nostre rubriche, un po’ di nostalgia musicale e un po’ di vitriolo finale…

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COPERTINA
Ad un certo punto ti chiedi quanto valga la pena mettersi a disquisire e dire la propria. Lo so mi sarà capitato di fare questo ragionamento almeno una decina di volte da quando circa un lustro orsono decisi di aprire questo Bar radiofonico, che oggi condivido col fido socio Andrea. Poi uno si convince che vale sempre la pena e che è giusto sforzarsi di non chiudersi eccessivamente nei propri ragionamenti, non foss’altro che per evitare di rimanerne soffocati.
Parlare con un amico o con qualcuno che ci vede da fuori può davvero servire ad evitarci una sorta di loop interiore da cui, più si avviluppa su sé stesso, più è difficile liberarsi.
È davvero più pericoloso di quanto si pensi rimanere incastrati nel proprio ego e nelle proprie paranoie, soprattutto in un momento in cui è davvero difficile rimanere lontani dalle mille sollecitazioni pericolose, come quello che stiamo vivendo.
Perché abbiamo un bel da prendere per il culo i complottisti e coloro che sospettano ormai di tutto e di tutti e vedono la fregatura dietro ogni angolino, ma come fare a non ammettere che siamo divenuti un po’ tutti molto più sospettosi e diffidenti.
Qualcuno un tempo parlava di comunità come base fondamentale dell’avanzamento della civiltà, del progresso sociale e in fin dei conti della giustizia sociale.
No, non vi voglio fare un sermone politico, ho deciso da qualche settimana dal tenermi lontano da discorsi che rischierebbero solo di danneggiarmi, con il castrone di un’ulteriore etichetta sulla fronte e che soprattutto non interessano proprio a nessuno…non in questa forma perlomeno e una migliore non l’ho proprio trovata e temo che per il momento nessuno di incisivo ce l’abbia fatta.
Quindi ad un certo punto ti chiedi cosa stai facendo veramente quando continui ad arrabattarti nelle solite questioni e nel cercare ossessivamente le conferme alle proprie convinzioni.
È di fatto uno specchiarsi, un continuare ad autodeterminarsi e trovare il senso del proprio essere in quello: nel riconoscersi.
Certo aiuta a sentirsi meno soli, cagarsi da soli, visto che nessuno caga più gli altri, se non per cagargli il cazzo (grazie Sommo Maestro Menarca).
Rubo quindi al mio socio la rilettura digitale di questo celeberrimo aforisma: nessuno mi tagga e se mi taggano mi cagano il cazzo, perché in effetti ormai quando gli altri ti prendono in causa lo fanno quasi esclusivamente perché gli servi o perché vogliono farti notare che loro sono meglio di te e/o avevano ragione loro quella volta che…
Quella volta che, come da troppo tempo a questa parte invece di incontrarci, abbiamo deciso che per il nostro ego l’unica soluzione era scontrarsi…

VINILE IN SPOLVERO
COUNCIL – JESS & CRABBE – 12″ (FIAT LUX)
Non avrei mai detto che sarei riuscito a fare alzare le ciglia e gli angoli della bocca dall’interesse (sgamato anche dietro fuori luogo occhiali da soli, e mascherina), allo snobissimo e elettronicissimo Socio Andrea. Eppure con questo disco del 2000, che certo non può vantare di essere stato una Hit (non alle nostre latitudini per lo meno), ecco che scatta la domanda stupita “Ma chi sono…Zanna riesci ancora a stupirmi!”. Tzè! Ci fu un periodo, a cavallo fra i due secoli, in cui mi occupavo personalmente delle selezioni di musica elettronica (regolarmente castigate e segregate a fine serata), in quel del Tempo di Gualtieri e nei tanti locali in cui misi per anni i dischi fra la Bassa Reggiana, Mantovana, Veronese e Cremonese, con il compianto e mai dimenticato Ivan. Anche per lui però l’elettronica era roba da buttare in fondo al mucchio, quando ormai non potevi più fare danno alla serata…questo però permetteva anche di sperimentare e azzardare non poco. Così nella collezione da cui peschiamo regolarmente per dare un senso a questa rubrica possono uscire pezzi come questo. Paranoico al punto giusto per “intrippare” e lasciare il segno…molto moderno, anche a 20 anni di distanza dalla pubblicazione per la Francese Fiat Lux!
SCHEGGE SONEEKE
FROSCH – MOUSE ON MARS – 12″ (TOO PURE, 1994)
Uno di quei gruppi per cui ho sempre avuto un’adorazione particolare quello di Mouse on Mars. Forse ero stato attratto da loro per la simpatia che mi suscitava il nome e naturalmente dai ripetuti passaggi che il nostro Max dedicava loro, in particolare negli anni ’90 durante le sue dirette radiofoniche e perché no nelle serate in cui si poteva azzardare maggiormente (vedi sopra), all’interno di qualche Dj Set. Per noi vecchi ascoltatori di Antenna Uno Rockstation, un nome che non ha bisogno di grandi presentazioni, a dispetto di una fama a dir poco esigua al di fuori del circuito più stretto legato ai loro suoni. Se non li avete mai sentiti un buon motivo per andarli a recuperare all’interno della fonoteca dedicata proprio a Max in quel di Casa Corsini, o almeno tramite i tanti frammenti rintracciabili online. Sì, è un consiglio spassionato. Anzi, adesso li metto su!
NON È SUCCESSO NIENTE
Il terzo mondo è destinato a rimanere tale e questo pare proprio inevitabile per poter far sì che esista un primo mondo. Quello che forse non ci chiediamo mai abbastanza, al di là della scontata domanda “ma non ti vergoggni?”, è quanto il terzo mondo si stia mangiando fette del resto del mondo e quindi inglobando sempre più paesei che vivono forse nella vanagloria di avere il diritto di ambire a ciò che dall’altra parte, proprio non è raggiungibile. E se domani non lo fosse nemmeno per voi? Cosa direste? Occhio perché la cosa appare più che probabile, poi non dire che non vi era stato fatto notare, prima di piangere senza essere ascoltati da quelli sopra di voi, proprio come voi ora siete sopra qualcuno, non certo per merito, ma solo per una incredibile botta di culo…che magari domani toccherà a tutti noi rinunciare ai nostri sogni, per permettere quelli di altri…
– Sergej.
– Uei, come stai?
– No, dimmelo te come stai.
– Perché?
– Come perché? Cos’è sta cosa che hai un figlio?
– Un figlio?
– Sì.
– Io?
– M’hanno detto che…
– Ma ti pare! A parte che costringo tutte le ragazze con cui vado a letto a filmarsi mentre prendono la pillola.
– Post-femminista.
– E poi un moccioso sarebbe economicamente disastroso in questo momento. Non capisco proprio come facciano le donne.
– A fare che?
– A sopportare la maternità. Fare un figlio è come avere una relazione con un nano disoccupato. Solo perché è stato dentro di te per un po’ adesso si sente in diritto di ciondolare per casa vivendo a tue spese.
– La teoria del nano disoccupato, va bene. Però, io te lo dico, gira sta voce che avresti un figlio.
– Ah, ho capito.
– Cosa?
– Tu intendi Chewe.
– Chi è Chewe?
– Il mio bambino africano.
– No.
– Sì.
– Hai adottato un bambino africano a distanza? Guarda, sarò sincero, da te non me lo sarei mai aspettato, però devo dire che è proprio un bel…
– No.
– Come no?
– Non ho adottato un bambino africano a distanza. È lui che ha adottato me.
– Non ho capito.
– Cosa non ti è chiaro? Chewe, è di un villaggio vicino a Bafatá nella Guinea-Bissau, ha nove anni, quasi dieci e mi ha adottato.
– Ma… ma… come… come…?
– Come, con un programma di adozione a distanza, ovvio. Ho fatto richiesta e mi hanno affidato a Chewe.
– Ma è un bambino africano.
– E io suono in una jazz band, capirai non arrivo a fine mese. Chewe mi dà una mano. Ogni tre settimane mi manda del riso, della manioca, del pollo, magari del pesce se riesce a pescarlo, ma detto fra noi con la canna è una mezza pippa. Aiuta comunque, fa quello che può.
– Scusa, tu ti fai mantenere da un ragazzino del terzo mondo?
– Embé?
– Ma non ti vergogni?
– Perché? Te ti vergogni?
– Cosa c’entro io?
– Ma dai, c’hai l’iPhone in mano. Almeno metterlo in tasca quando dici certe cose, su. Applico semplicemente su scala più piccola un modello occidentale consolidato da tanti e tanti brand di successo. Che poi l’Italia, come molti paesi europei, con ‘sti ragazzini africani c’ha da sempre un buonissimo rapporto. C’è stima, amicizia, fratellanza.
– Ma chi glielo fa fare a ‘sto povero ragazzino di mantenere te che sei un coglione?
– Be’ gliel’ho spiegato.
– Cosa?
– Che voglio davvero fare il musicista. Vedi, Chewe è un bimbo assai sveglio per la sua età, molto maturo e si è iscritto a questo programma di adozione a distanza perché ha capito che a lui non serve inseguire le proprie ambizioni, mentre a me sì.
– A te sì?
– Eccerto, e così mi fornisce un piccolo sostegno.
– Sta cosa non può essere legale.
– Certo che lo è. E Chewe è felice di farne parte. Io gli mando le foto delle jam session e lui tutto orgoglioso le mostra ai suoi fratelli ancora vivi. Dovresti farlo anche tu?
– Che?
– Farti adottare da un bambino africano. Sei un blogger no? Rientri perfettamente nel profilo del progetto. Ma sai quanti ragazzetti in Ghana o in Ruanda non aspettano altro di poter dare il loro contributo a noi del Primo Mondo con le pezze al culo?
– Tu dici?
– Ma sicuro, si sono finalmente resi conto che metà del globo ha il diritto ad avere un loft. E che quella metà non sono loro. Poi questa è gente semplice, zen, che ha scelto di vivere così, alla Jared Leto. Si vedono un tramonto, una gazzella e son felici, in pace col mondo.
– Posso fartela una domanda?
– Prego.
– E quando si rompono i coglioni del tramonto?
– Ahahaha.
– …
– No sul serio, qual è la domanda?
…
Sei un pittore, uno scrittore, un grafico, un musicista o un attore? Il tuo lavoro è primo in tutte le classifiche di disoccupazione e ultimo in tutte quelle di utilità? Lo Stato ti considera un grottesco perdigiorno, i tuoi genitori non ti rivolgono più la parola, il tuo commercialista è un manichino dell’OVS e quando spieghi cosa fai nella vita, la gente ti guarda come se fossi un vecchio cane che non riesce neanche più ad alzare la gamba per pisciare?
Da oggi c’è la soluzione per te.
Fatti adottare da un bambino africano!
Con il nuovo programma di adozioni a distanza è più facile che mai entrare in contatto con un preadolescente africano desideroso di prendersi a cuore la tua non essenziale carriera, caricarsi sulle spalle le tue vezzose ambizioni e darti una mano a realizzare quel fumetto autoprodotto a cui tieni davvero, davvero tanto.
Trova il ragazzetto ideale oggi stesso e comincia subito a ricevere ciò che ti spetta.
Ogni giorno migliaia di bambini in Africa si rendono conto che nel mondo c’è qualcuno più sfortunato di loro. Gli artisti. Gli ultimi degli ultimi.
È giunto il momento, per questi fanciulli dal ventre gonfio, di darsi da fare per aiutare chi sta peggio. Loro sanno che basta poco.
Per un bambino africano una ciotola di riso non è niente, per un attore di teatro potrebbe essere la differenza fra tornare a casa dai genitori o rimanere nel sottoscala di Porta Venezia.
Perché ogni donazione, anche la più piccola, può cambiare la vita di queste persone.
Fai spuntare un sorriso sul volto di un artista.
Africa, è giunto il momento di dare.
Non permettere che il mondo occidentale rinunci ai suoi sogni.
Rinuncia ai tuoi.
A SUA INSAPUTA
Lo so, ho iniziato una crociata che sta andando per le lunghe e fatico a non farmi accalappiare quando leggo qualcosa che mi riporta al concetto che tanto sto bersagliando in questo periodo: ma chi cazzo ci crediamo di essere? Questo pare divenuto proprio un bel guaio, da cui probabilmente non sono immune nemmeno io, ma giuro che non passa giorno che non ci pensi in questo periodo se sono stato bravo in questo senso. Perché ci tengo. Anche se poi il più delle volte mi tocca ammettere, che no, non lo sono stato abbastanza. Non siamo così importanti, interessanti e desiderabili quanto crediamo. Sarebbe bello accorgesene prima di ricevere la mazzata gelida della verità, dritta sul coppetto e come si suol dire alla muta. Fa male. A volte troppo. A volte tanto da smettere di aver voglia di vivere fra la gente, per la vergogna di quanto ci si sia dimostrati coglioni. Altro che i più belli!
Quando ero adolescente, non appena puntavo ed approcciavo una ragazza che mi piaceva, puntualmente si presentava qualcuno che me la soffiava. Ogni volta che accadeva mi domandavo: com’è possibile, io sono molto più bello e interessante di lui. Oggi, dopo qualche decennio di riflessione ed analisi del mio vissuto sono finalmente giunto ad una conclusione: evidentemente non ero così bello ed interessante.
Alessandro Menabue (Facebook 21 VI 2020)
SCALETTA MUSICALE
- OUT OF TIME – BLUR
- STATE OF THE UNION (STFU) – PUBLIC ENEMY
- OVER THE COUNTERCULTURE – ORDINARY BOYS
- FUOCHI NELLA NOTTE (DI SAN GIOVANNI) – C.S.I.
- COUNCIL (LONG PARANOID EDIT) – JESS & CRABBE (VINILE IN SPOLVERO)
- PAINT THE SAILENCE – SOUTH
- DAUGHTER – PEARL JAM
- SPECTRAL FREQUENCY – SPECIAL REQUEST
- MACHINE SAYS YES – F.C. KAHUNA
- FROSCH – MOUSE ON MARS (SCHEGGE SONEEKE)


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