Davvero una bella puntata con tante argomentazioni emerse in particolare grazie all’oretta passata in compagnia di Luca G. (Julie’s Haircut), Dudu (Modena City Ramblers) ed Emiliano Mazzoni. Con loro si esplora in maniera davvero interessante e a tratti tolamente inedito il mondo della musica e il perché è un assurdo non solo etico, ma anche pratico il non considerare quello del musicista e di tutte le figure facenti parte il mondo della musica, un vero lavoro…in Italia, perché invece altrove. Con Andrea guardiamo anche alla situazione delle statue e dei piedistalli, che pare tanto tornata di moda in questo periodo e naturalmente accendiamo discussioni grazie anche alle rubriche consuete che arricchiscono le puntate del Bar Snob.

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COPERTINA
Da qualche settimana a questa parte, anzi, ormai si parla di un paio di mesetti, mi sono un po’ scollato dalla vita Social, che in alcuni momenti per me era piuttosto intensa e impegnata.
Non che la cosa mi dispiaccia, ma sia chiaro che nemmeno mi fa piacere. Non è stata una scelta ragionata, un drittone ideologico o qualcosa con un significato, solo un disamoramento pacato, ma inesorabilmente sopraggiunto.
Mi era già successo qualche tempo fa e poi, come niente fosse mi sono di nuovo ritrovato impelagato fino al midollo in discussioni politiche o di calcio, solo qualche settimana o mese più tardi, ricominciando tutto da capo. Di solito le discussioni sulla musica le lascio perdere: si va troppo personale e troppo sullo snob.
Ecco, ormai i Social mi paiono noiosamente troppo personali e troppo snob.
Che detto al Bar Snob, voi direte…ma il problema è proprio in quel noiosamente, che in effetti delle volte ho capito che poteva capitare anche qui.
Raccontarsela, darsi un tono più acceso di quello che in realtà possiede e dunque vedere nello specchio qualcuno che non siamo noi, ma che semplicemente ci piacerebbe tanto essere.
Sì avete capito bene, non è che mi sono stufato dei Social perché pieno di trogloditi, stupidi fakenewssari, razzisti, fascisti e via discorrendo, che starebbe nella media di chi si sente superiore e quindi un gradino sopra…in questo caso vale proprio il contrario, perché quelli di solito non ce li ho fra i contatti e se qualcuno lo tengo è perché in fin dei conti vale la pena non perdere il contatto (scusate il gioco di parole), con la realtà e non chiudersi dentro il proprio scatolino in cui tutti ci si da delle pacche sulle spalle e ci si supporta a vicenda, dove tutti la si pensa più o meno così, ma soprattutto dove tutti si è, dai ammettiamolo, della parte più toga della società. Quelli che possono schermirsi di fronte ad un congiuntivo sbagliato o ad un bislacco strafalcione politico.
Ebbene non mi sono stufato di quelli, a cui mi ero, non dico rassegnato, perché poi magari toccava prima rassegnarsi a sé stessi, ma che non solo avevo messo in conto, ma soprattutto osservato con più interesse!
Mi sono proprio annoiato nel leggere tutti gli altri.
Quelli toghi.
Le ironie ed i sarcasmi.
Le battutine che vorrebbero essere sagaci ed invece alla fine sono tutte in fotocopia, pallose e pure volgarmente brutte.
Quelli che sanno esattamente sempre cosa dire e non c’è il minimo dubbio che sia una stronzata…secondo loro.
Gli influencer e i saggi da Social mi hanno rotto i coglioni.
Quelli che cominciano i post con dei “ma quelli che…” e finiscono regolarmente con “…che problemi hanno?”.
Ma davvero, chi cazzo si crede di essere certa gente?
Perché quelli che bersagliano, forse sono ignoranti, stupidi, beceri. O forse lo sono ogni tanto. Soprattutto noiosi e bigi.
Proprio come quelli che ci tengono tanto a sottolineate i loro difetti convinti che questo li renda più fighi e più interessanti.
Una palla pazzesca.
Tipo me adesso…
Che forse ero poi io quello che si annoiava maggiormente a leggere le proprie ramanzine sui Social…ahimè tornerò a scriverle e adesso preparatevi a quelle che il Bar Snob riserba.
Non c’è scampo al culto della personalità…non in questi primi decenni del 2000…
VINILE IN SPOLVERO
BLUE – VERVE, EP 12″ (HUTT, 1993)

Da qui a poco i Verve sarebbero divenuti un’icona pop a livello globale. Tutti abbiamo negli occhi la camminata sfrontata di Richard Ashcroft sui marciapiedi affollati e il suo incedere contro tutto e tutti, con in sottofondo quella che sarebbe rimasta nella storia come la Hit inimitabile per la band britannica, ovvero “Bitterseet symphony”. Ma solo un mezzo lustro prima, la band era roba da intenditori, da intrippati della musica brit, che in quegli anni aveva grande risalto, ma la cui scena veniva cannibalizzata da una manciata di grandi nomi o da meteore dal singolo fulminante e irresistibile, prima di scomparire piùo meno nel nulla. Verve invece rimanevano saldi nelle preferenze di chi amava andare oltre le facili apparenze e lo facevano gtazie a chicche come il singolo ascoltato in questo episodio, tratto dall’esorsdio del 1993, “A storm in heaven”. Un titolo quasi profetico per ciò che poi accadde alla band solo un paio di anni più tardi il grande successo di “Hurban hymns” (che in effetti poi di inni inossidabili ne conteva parecchi, ma questo lo avremmo scoperto solo col tempo), con lo scioglimento e progetti solisti che mai hanno saputo raggiungere qualità e quantità della casa madre.
SCHEGGE SONEEKE
SUGAR DADDY – SECRET KNOWLEDGE – 12″ EP (DECONSTRUCTION, 1992)

Un trio capitanato da Kris Needs, in attività spasmodica, ma dalle pubblicazioni più sporadiche. Forse a casusa della poliedricità e dei mille impegni proprio del loro leader? Chissà, questo magari sarebbe stato da chiedere a Max, che aveva il pregio di seguire progetti come questo, quando per noi la musica elettronica o addirittura techno erano ancora come bestemmie in chiesa. Un’intro soul, poi l’esplosione ipnotica, compulsiva e ubriacante di un brano che fa macinare la psiche. Forse soffre un po’ il peso degli anni, ma rimane una chicca. Una delle tante che si possono trovare sugli scaffali della fonoteca dedicata a Max, in quel di Casa Corsini.
A SUA INSAPUTA

Ecco, non ci facciamo proprio mancare niente. Il purismo più fanatico, grottesco e cangiante che ormai pare aver invaso la nostra società. Ci vuole un nemico, ci vuole qualcuno o qualcosa cotnro cui scagliarsi e soprattutto una parte inquisitrice di cui prendere le parti, ancora meglio con cui schierarsi in modo militante e assatanato. Ora pare venuto il momento di fare le pulci nella vita delle persone che si sono guadagnati l’ammirazione per qualcosa di buono che hanno fatto in vita. Il nuovo sport è sottolineare ciò che hanno fatto di male. Se non l’hanno fatta così grossa, la si enfatizza. Comunque mai e poi mai contestualizzare e discernere. Tanto dopo aver fatto qualche danno e aver puntato il ditino perfettino contro qualche bersaglio, cambierà l’aria, si smetterà di trovare giovamento in questo tipo di inquisizione e cisi sposterà verso il prossimo modo per sentirsi migiori degli altri…fanatici, stupidi, frustrati: fottetevi!
Invece ha ragione Banksy, che vorrebbe recuperare la statua di Bristol, modificarla e rimetterla al suo posto. Ha ragione la Warner che nelle antologie in DVD di Tom & Jerry invece di cancellare gli episodi con evidenti pregiudizi razziali, li inserisce facendoli precedere da un’avvertenza in cui si specifica che sono dettagli figli del loro tempo, un tempo che grazie a dio la civiltà si è lasciata alle spalle e che è bene non cancellare dalla vita, è bene elaborare e tenere sempre ben presente. Non è con la rimozione che si progredisce, ma con la comprensione e la trasformazione. Ah, en passant: Via col Vento è un film della madonna, e buona parte della sua bellezza sta proprio nel carattere controverso dei personaggi, in particolare dell’odiosa protagonista. Chi non lo vede ha il prosciutto sugli occhi. O sughero in testa.
Luca Giovanardi (Facebook 12 VI 2020)
NON È SUCCESSO NIENTE

Facebook e i Social in generale come fonte a cui abbeverare la nostra frustrazione e sanare il nostro essere repressi. Vogliamo emergere, vogliamo essere riconosciuti, ma non fa per noi questo turbinio di comunicazione. Come fare senza sporcarsi le mani? Correggendo congiuntivi? Sia mai cari proffessoroni, meglio buttarsi sullo scabroso e sul moralistico: ma veloci che la moda cambia svelta!!! Grazie come al solito a Nicolò Targhetta che continuiamo a saccheggiare dalla sua pagina, che da il titolo anche a questa rubrica.
– Salve.
– Salve, prego si accomodi.
– Senta io avrei bisogno di un abito.
– È nel posto giusto. Si tratta di un’occasione speciale?
– A dire il vero sì, è per un post.
– Un post.
– Un post su Facebook.
– E, se posso chiedere, qual è lo scopo di questo suo post su Facebook?
– …
– Non ho capito.
– Ottenere più like possibili…
– Ah lei è un represso.
– Ma…
– Via, via, sa quanti vengono qui in negozio chiedendomi la stessa cosa? È normale. Ha paura che, a forza di posterelli circonvoluti e malinconici (senza offesa), la gente si rompa i coglioni e si dimentichi di lei.
– Un po’.
– Non c’è niente di cui vergognarsi. Venga, le mostro un po’ della nuova collezione. Lei disegna?
– Prego?
– Chiedevo se lei è disegnatore.
– No, io scrivo.
– Ahia.
– Cosa?
– No, è che adesso vanno molto i disegni, le stampe, le cose allegre, colorate. Tutte ‘ste lettere smorte una in fila all’altra, poi ci credo che la gente si deprime e le toglie il saluto. Ha mai pensato di imparare a disegnare?
– Guardi, non è proprio il mio genere.
– Va bene, non si perda d’animo. Qualcosa lo troviamo. Lei che taglia porta?
– In che senso?
– Quanto scrive?
– Eh parecchio. Quattro, cinque cartelle a post.
– Ma lei è matto. Se ne va in giro con questi strascichi di testo, questi tessuti pesanti. Cos’è questa? Lana cotta?
– È un congiuntivo.
– Ma non si usa più. Ridurre, ridurre! La moda ci impone di sintetizzare. Un top, una gonna corta, tre quattro pensieri in croce però di forte impatto. Lei monologa?
– Non abitualmente.
– E monologhi di più!
– Ma cosa dovrei dire?
– Ma niente, non deve dire niente. Confermi.
– Confermo?
– Confermi le aspettative di chi la legge, gli stereotipi, rafforzi una critica, un’obiezione. C’è una cosa brutta? Lei dice che è brutta. C’è una cosa bella? E lei dice che è bella? C’è una bimbina carina che sconfigge il cancro e lei dice che è…?
– … coraggiosa.
– Lo vede? Lo vede che ci capiamo? Le piace questo?
– Non saprei… gli elefanti mi paiono un po’ pacchiani…
– Ma no, è una bellissima stampa a elefanti. La gente la vede e si commuove.
– Perché?
– Perché è un elefante! Ma ha ragione, è già di una settimana fa.
– E non va bene?
– No, la gente s’è scordata. La moda funziona così. Questo qui.
– Ma… ma è un cadavere.
– Sì. Vuole provarselo?
– Ma no! È un cadavere!
– Sì, è il cadavere di George Floyd, va tantissimo in questo periodo. Ce l’hanno tutti. Attori, scrittori, fumettisti. È comodo, funzionale e lavabile a basse temperature. E poi lei me lo indossa un po’ come vuole. Vede, così ci fa un bel video, così un’immagine, così un testo e così diventa un elegante pareo. Come se lo sente?
– Pesante.
– C’è uno specchio lì, si guardi un po’.
– Mi sento ridicolo.
– Oh suvvia, lei è prevenuto, con questo farebbe un figurone.
– E dice che mi dura?
– Be’ è il problema con questo genere di capi. In un mese circa tendono a sbiadire. Ma è così che funziona il mercato.
– Ascolti, io mi sento a disagio con questo addosso.
– Va bene, va bene, proviamo qualcosa di più classico. Questa le piace?
– Cos’è?
– È la verità.
– La verità nel senso di…
– Nel senso de la verità. La verità assoluta, incontrovertibile, lei la mette addosso mi va a questo post e vedrà il successone.
– La verità. Ma deve costare un occhio della testa.
– Nove e novantanove.
– Solo?
– Ne vendiamo migliaia. Le fanno dei deliziosi bambini in Malesia.
– Uhm, non lo so… ma la saprò portare la verità? Ho paura di sembrare un pagliaccio.
– Ma no, ma che pagliaccio. Il trucco con capi di questo tipo è prendersi più sul serio possibile. Così la gente si dimentica persino che lei lo sta indossando.
– Non sono convinto.
– Vediamo che altro c’è qui.
– Questo?
– No, quella è la collezione Hong Kong, è dell’anno scorso. Non va bene. E se provassimo una cosa così?
– Non le pare che faccia un po’ a pugni.
– Deve fare a pugni. Il conflitto genera like. Le piace questo colore?
– Abbastanza.
– Bravo, e allora me lo mette addosso nella versione più accesa che può, in contrapposizione con quest’altro colore che lei odia.
– Adesso non è che lo odio, semplicemente…
– Lo odia, lo odia. Se le piace questo, lei odia quest’altro. È quello che si aspettano.
– Ma magari un tono più sfumato, un beige o un grigio…
– I toni sfumati sono per quelli che non hanno le idee chiare! E la gente non li ascolta quelli che non hanno lei idee chiare. Lei vuole essere ascoltato?
– Come tutti.
– Come tutti, bravo. E allora mi scelga un colore e se lo faccia piacere e dica sempre che le piace, che è il suo colore e non osi mai più mettere in discussione la sua scelta. Mi ha capito bene?
– Sì… però senta non c’è qualcosa per non sbilanciarmi troppo? Qualcosa di un po’ più pastello…
– Pastello mi dice, vediamo… questo.
– Che è?
– Introspezione generica.
– Ma è piccolissimo.
– Si porta così. Due righe, al massimo tre. Un haiku in cui fornisce comode riflessioni sull’animo umano un tanto al chilo.
– È cotone? Sembra cotone.
– No, è 80% sintetico e 20% cazzate.
– E funziona?
– Meravigliosamente. Abbiamo anche un sacco di modelli. C’è questo più poetico, questo a forma di maggiordomo, questo con le citazioni altrui.
– Ma non è roba mia.
– E che le frega? Ce l’ha addosso lei, è come se fosse roba sua.
– Senta, e se non dicessi niente?
– Niente?
– Niente.
– Cioè lei vuole andarsene senza niente addosso? Senza un giudizio, un parere da condividere, un’idea da proporre, una verità da diffondere o una morale da fare?
– Perché no?
– Perché nessuno se la cacherebbe di striscio, caro signore.
– Va bene… mi dia… mi dia il cadavere di Floyd.
– Ottima scelta.
– Non mi starà grande.
– Magari all’inizio. Ma poi arriveranno i like e le condivisioni, lei ci crescerà dentro e non si accorgerà neanche più di averlo addosso.
– Grazie.
– A lei, buona giornata.
…
…
– Non dire niente, ma guarda che tipo…
SCALETTA MUSICALE
- HOLIDAY IN CAMBODIA – DEAD KENNEDY’S
- HEROINE – JEHMMY BETH
- CRAWL HOME – DESERT SESSIONS
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- BATTI IL TUO TEMPO – ONDA ROSSA POSSE
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- BLUE CLOUDS – MODESELEKTOR
- SUGAR DADDY – SECRET KNOWLEDGE (SCHEGGE SONEEKE)


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