Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Revenant – Michael Punke (Einaudi, 2002)

Per il mio compleanno di questo tomentatissimo 2020, ho ricevuto solo un paio di regali (non che in effetti negli anni passati le cose fossero molto diverse) e soprattutto l’ho festeggiato in modo molto morigerato e ovviamente solo in casa con la mia famiglia (che non è mica poco, ci mancherebbe). Uno di questi regali mi arriva tramite pacco Amazon (come precisato nel biglietto allegato, impossibile fare diversamente questa volta), ordinato dall’altra parte del mondo dal mio amico Tacco, che dalla sua attuale residenza in quel di Bangkok, mi aveva pochi giorni prima parlato di questo libro uscito ormai un paio di decenni fa e che ha ispirato circa un lustro orsono la celeberrima e omonima pellicola diretta da A.G. Iñarritu, che valse il tanto agognato Oscar come miglior attore all’ormai esasperato (e va ammesso, bravissimo), Leonardo Di Caprio, protagonista nei panni di Hugh Glass. Sto leggendo altro, ma visto sento un moto d’entusiasmo e parto a spron battuto a tuffarmi nella narrativa scarna, quasi brutale di Punke che racconta la storia (quasi) vera di questo pioniere della frontiera selvaggia del nord America, dove sopravvivere agli stenti e agli atrtacchi delle tribù indigene, rendeva avventuroso ogni singolo giorno.

Questa è una storia di principii: vendetta e onore sopra a tutto, ma anche di rispetto e di ragionevolezza.

Pagine che scorrono veloci fra descrizioni mai ampollose o troppo pompose di un ambiente ostile, ma nello stesso tempo intarsiato di meraviglie, oltre che di pericoli ai quali, noi, uomini occidentali del 2000 non sopravviveremo per più di qualche giorno. Storie incredibili che descrivono come vivere nel nuovo continente nei primi anni del diciannovesimo secolo fosse davvero qualcosa che superava in scioletezza ogni nostro più pallido concetto di avventura. Mesi lontani dagli amori e dagli agi in cerca di fortune, che improvvisamente svaniscono così come la libertà di continuare a coltivare i propri progetti. Uomini in un mondo dalle mille opportunità costretti a ricominciare da capo più e più volte senza struggersi più deldovuto e in forma rigorosamente privata, per il dolore di aver irrimediabilmente perso quello che fino a pochi istanti prima era ben salto dentro quegli uomini come l’unica e vera ragione per aprire gli occhi e sgobbare ogni volta che il sole sorgeva sulle selvagge e rigogliose terre sconosciute di quelli che solo un centiniaio di anni più tardi si sarebbero rivelate come la nuova civiltà, il nuovo impero, la nuova modernità.

In quei momenti nulla suona come moderno e come imperiale. La legge del più forte o la crudeltà di chi non può rischiare nulla e preme il grilletto o scocca una freccia prima ancora di accertarsi che ciò sia veramente necessario. Un mondo spaventoso ed affascinante. Libero a tal punto dal prendersi la libertà di privarti della vita da un momento all’altro. I giocatori in campo lo sanno e non cercano colpe, non istruiscono processi alle intenzioni e tantomeno s’inerpicano sulle perpendicolari e gelate pareti di ghiaccio vetroso del complottismo. Uomini che non si capisce come facciano a provare empatia per i propri simili e che in effetti spesso non la provano se non fino a quando la cosa non mette in discussione la propria sopravvivenza. Orrore che dura il tempo necessario a prepararsi a quello successivo, schiettezza e giustizia sommaria in mano all’arbitrarietà di chi in quel preciso istante rappresenta, anche se non ne ha la caratura, l’autorità.

Pagine che fanno impallidire la meravigliosa pellicolasopra citata: ma i libri ed il cinema parlano linguaggi differenti, quindi trovo sempre ingiusto metterli a paragone e in questo caso particolarmente sbagliato. La potenza della fotografia e delle immagini della pellicola esce dal filo conduttore più interiore e intimista che scorre nelle pagine del libro, che riesce ad essere emotivamente più profondo e riflessivo, ma penso proprio per la natura stessa dello strumento con cui si racconta.

Pagine emozionanti che galleggiano fra la brutalità e il sentimentalismo, in una storia, in un’epoca e in un’ambientazione che mal si sposa con le sfumature e le vie di mezzo.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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