Siamo in piena crisi fine invernale, aggravata dalla tensione causata dal contagio da Coronavirus. Ovviamente si parla anche di questo e si da degli sfigati a coloro che non riescono a fare 2+2, che stupidamente si accalcano nei supermercati (bella trovata quando ti dicono di evitare gli assembramenti…) e che gridano al complotto. Troviamo però il tempo anche di parlare del rapporto fra lavoro e tecnologia, dell’indimenticato e indimenticabile Sandro Pertini e di ascoltare tanta musica, mentre Andrea spulcia fra le notizie più eclatanti della settimana, come ad esempio la scomparsa di Jens Nygaard Knudsen, inventore degli omini della Lego e della morte del terrapiattista “Mad” Mike Hughes, in uno dei suoi tentativi di dimostrare le sue teorie, con l’ausilio di razzi da lui costruiti… Intro e alcune parti rovinate un po’ dalla tosse, ma comunque siamo arrivati tutti vivi alla fine, anche per questo centoventesimo Episodio (il diciassettesimo della stagione in corso).

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COPERTINA
A noi italiani piace fare del cinema.
Un tempo eravamo anche bravi.
Ne parliamo tante volte da queste parti di come fosse meravigliosa la commedia all’italiana, il neorealismo e i nomi dei grandi registi che si sono imposti prevalentemente nel secondo dopoguerra come autentici maestri per l’industria cinematografica mondiale, qui al Bar Snob trovano sempre enorme rilievo.
Anche Tarantino, De Palma, Scorsese, addirittura Spielberg dicono di essere dei fan di quel momento magico del cinema italiano!
Il problema è che ormai il cinema nazionale, salvo sporadici casi, non ha più il tiro di un tempo e soprattutto diventa un casino quando facciamo del cinema nella vita reale e non riusciamo a distinguere fra quello che abbiamo visto nei film e quello che è la vita di tutti i giorni.
Così capita che il cinema diviene la realtà e soprattutto nessuno crede più a nessuno o meglio, ognuno crede a chi gli fa comodo credere per arroccarsi sulle proprie posizioni e scontrarsi con l’ormai necessario nemico.
L’importante è dividersi e confermare che la nostra società ormai si basa sullo scontro e sull’individualismo, che se ci pensate è l’opposto di ciò che ha spinto parecchie migliaia di anni fa i nostri antenati a consolidarsi in gruppi sociali, organizzati e quindi rendere possibile la civiltà stessa (con tutti i suoi limiti e le sue storture).
Io credo, ad esempio, che le cose invece che crederle bisognerebbe saperle…cioè: in effetti io non credo proprio e se non so ascolto sperando di imparare: ma nessuno sa tutto. Nessuno! Né lo zio Peppino, né la scienza, che basa il suo essere proprio sul cercare quello che non sa e poi quando lo sa (ma di sicuro!!!), lo dice. Comunque, finalmente, dopo tormentoni di cui non mi fregava niente neanche a pagarmi, tormentone diviene un argomento che mi sta facendo imparare un sacco di cose e soprattutto incuriosendo su più fronti: dai virus alla sociologia applicata.
Sui virus è proprio una passione mia per la biologia, che mi porto dietro da quando ero bambino e che mi ha fatto anche scegliere un percorso di studi che buttava in quella direzione lì.
Ma la sociologia applicata, beh, quella è una passione che mi è venuta dopo e che credo in questi giorni regali grandi soddisfazioni, nonché un’infinità di risposte inconfutabili a ciò che fino ad oggi erano teorie, supposizioni da ragionamenti teorici. Oggi no. Nessuno può più negare ciò che è ormai dimostrato.
Come se tutto questo fosse stato un grande esperimento, se ne deve uscire con la consapevolezza che non esiste più il senso del collettivo o se esiste è divenuto piuttosto marginale.
Lo dimostrano gli assalti ai supermercati e alle farmacie, così come le lamentele di coloro che vedono solo il proprio disagio e sprecano tutte le proprie energie a demolire tutte le spiegazioni che vengono fornite sul perché si sono fatte certe scelte.
Io non difendo nessuno, ma so ancora fidarmi di chi ne sa più di me.
Non cerco complotti che alla fine, guarda un po’ giustificano proprio la mia stizza capricciosa.
Non sono uno che si adegua acriticamente e chi mi conosce lo sa benissimo, ma sono anche consapevole che non tutto è alla mia portata ed alla portata delle mie opinioni. Che non tutto è opinabile da tutti.
So anche che le responsabilità portano con se dei rischi e anche che ci si è disabituati a fare delle scelte, perché ormai è chiaro che ogni scelta porta con sé dissenso e per chi vive di consenso questo è un dramma.
Sono quindi felice che le elezioni ci siano state un mese fa e non ci saranno fra un mese, perché altrimenti avrei temuto molto che non si sarebbero fatte scelte, se non in funzione del consenso.
Magari quelle attuali si riveleranno sbagliate o eccessive, ma almeno sono scelte.
Qualcuno dice per pararsi il culo anche in questo caso: mah…creare problemi a chi pensa di avere il diritto di non averne mai, non mi pare una gran mossa in tal senso. Ma può sempre essere. Io non sono bravo in tattica…
Comunque, sono davvero molto stimolato da tutto ciò che sta accadendo intorno a noi e anche curioso di vedere come e se tutto questo inciderà sulle nostre abitudini future.
No, non sono spaventato, perché non ne vale la pena di esserlo più di quanto dovremmo teoricamente esserlo già da tempo per tanti motivi che invece dimostriamo di sottovalutare o semplicemente snobbare.
Non credo che spaventarsi sia mai la risposta giusta e quindi con me non attacca.
Non che non abbia mai paura, sia chiaro, ma certo non mi spavento per le montature mediatiche, facilmente ossidabili da ragionamenti che suonano come dei due più due, se solo si smette di correre di qua di là all’impazzata con le mani sulle orecchie, urlando al complotto e alla terza guerra mondiale.
Ascolto e mi appassiono ai dati, alle parole degli scienziati e anche ai comportamenti dei miei simili.
Ecco, il cinema lo amo, ma quello che in questi giorni è purtroppo chiuso, non quello che in tanti stanno facendo, incapaci di ragionare più in là dell’io e adesso.

VINILE IN SPOLVERO
BRUCE LEE – UNDERWORLD – 12″ (V2, 1999)
Se non ci fosse stato Trainspotting a far conoscere al globo intero Underworld, grazie all’inserimento della loro celeberrima “Born Slippy” all’interno della colonna sonora del Cult Movie diretto da Danny Boyle nell’ormai lontanissimo 1996, forse il progetto del duo britannico sarebbe rimasto fra i tanti seminali, di culto, ecc…, ma fondamentalmente misconosciuti, di cui è piane la storia della musica e anche la bocca di chi gradisce darsi un tono da intenditore in quell’ambito. Per fortuna per Smith e Hyde le cose svoltarono proprio grazie a quell’enorme successo, che giungeva quando il loro sodalizio era già passato attraverso un paio di mutazioni e circa un ventennio di produzioni sotto diversi pseudonimi o sigle, come ad esempio Freur. A mio modesto parere (e pare non sia l’unico a pensarla così), fu però Beaucoup Fish, album di fine anni ’90, privo forse di picchi da classifica, ma linearmente e complessivamente stupendo. Dall’inizio alla fine, senza increspature. Ogni brano un mattoncino di uno spettacolo. Uscirono di complemento diversi singoli, fra cui Bruce Lee. Qui riprendiamo questo supporto, ma l’ascolto è dedicato alla B-Side: un meraviglioso Remix di Cups, che nella scaletta dell’album è la lunga suite di accoglienza, qui trasformata in modo gentile in qualcosa di più armonico e orchestrale. Uno spettacolo!
SCHEGGE SONEEKE
TNT – TORTOISE – LP (1998, CITY SLANG)

Ricordo molto bene il periodo in cui iniziammo ad essere presi di mira dalla stampa specializzata con il termine “post-rock”. Tortoise (che qui scrivo, ma che a distanza di 30 anni non ho ancora capito come si pronuncia esattamente), furono a detta di molti una delle band principali di questo movimento musicale, basato su lunghe e quasi sempre strumentali suite dilatate, chitarrose e dispersive. Ricordo benissimo anche che non le sopportavo e che non mi interessai a questi suoni in modo quasi ostentato e cocciuto. Ovviamente mi sbagliavo o semplicemente non era il momento per me e questa band (così come molte altre sui generis), per incontrarsi. Ora ovviamente mi pento per non avere nella mia collezione privata alcun disco della band di Chicago, ma per fortuna c’è la fonoteca di Max, ovviamente attento anche all’epoca al valore che poi si rivelò enorme di questo periodo musicale e ai suoi massimi esponenti, dove non manca una folta rappresentanza di quelli che furono fra i frammenti più significativi ed identificativi degli anni ’90 musicali.
A SUA INSAPUTA

Cosa c’entra una panchina coi confini? Molto. Il discorso che da molto tempo Pierpaolo fa ed io condivido e per cui lo ringrazio, perché mi ha dato una prospettiva che altrimenti potrebbe non essere per nulla scontata senza qualcuno che vi punti i riflettori sopra, è quello dei confini. Urbani, fra stati sono sempre legati a quello che qualcuno vuole chiamare decoro o difesa della propria identità. In realtà lo sono solo dalla verità che comprende la povertà, il disagio, la difficoltà, la sfortuna: non la vogliamo vedere e preferiamo trasformarla in qualcosa di delittuoso. Il discorso è ben più articolato, lo so, ma sono sempre gli esempi a fare la differenza: su questo Pier è imbattibile e quindi grazie a lui!
Può darsi che mi sia affezionato al tema delle “nuove recinzioni urbane” con troppo slancio, ma mi pare che un dato analiticamente solido lo si possa acquisire: lo stadio ha fatto da laboratorio, le ordinanze hanno esteso lo stesso principio alla trasformazione dei centri e dei parchi e ora il mostro invade e fa a pezzi qualunque riserva di spazio pubblico, identificandolo con una forma proprietaria di “casa nostra” alla quale “loro” non si meritano più di accedere. E tutto questo per disposizione del primo dei tre decreti sicurezza che andrebbero davvero annientati, quello che i porti li lasciava formalmente aperti. Kracauer notava come l’urbanistica classista e coloniale del Secondo Impero tendesse a creare uno “spazio rigorosamente circoscritto” oltre il quale cominciava la “Turchia” delle condizioni sociali. Un secolo e mezzo dopo basta sostituire la Turchia con la Libia, sia come frontiera geografica della detenzione che come confine mobile e arbitrario del diritto.
(Pierpaolo Ascari, Facebook 20 II 2020)
NON È SUCCESSO NIENTE
Anche l’immenso Piero Angela recentemente ha di fatto fatto capire che riderci un po’ su non solo non è sbagliato, ma salutare. Bravo Nicolò Targhetta che come al solito riesce a trovare un modo ironico e moderno per farci un po’ riflettere e ridere contemporaneamente. Un brano molto più breve del solito, perché poi non sempre servono grandi sermoni per metterci di fronte all’ovvio e appunto, strapparci un sorriso! Qualcuno era già in isolamento volontario con o senza virus in circolazione a creare un virus per la socialità…perché se c’è una cosa che è divenuta lampante è proprio che siamo divenuti dei cinici, solitari, individualisti e servirebbe davvero l’opposto per affrontare i problemi collettivi…
– Allora, mi sono permesso di stilare una semplice lista di regole per arrivare sani e salvi alla fine dell’anno.
– Prego.
– Per prima cosa uscire di casa il meno possibile.
– Okay.
– Evitare i posti affollati.
– Come fatto.
– Vedere meno gente possibile.
– Certo.
– Parlare con meno gente possibile. Solo messaggi. Niente vocali.
– Ci sta.
– In generale, limitare al massimo i contatti umani.
– Chiaro.
– Niente feste, niente concerti, niente cinema, niente compleanni.
– Severo ma giusto.
– Niente ospiti a casa.
– Ci mancherebbe.
– Rifuggire i vicini.
– Sì.
– Nessun tipo di attività sportiva.
– Mi sembra il minimo.
– Niente palestra.
– Va bene.
– Niente cene fuori, niente ristoranti, niente serate con gli amici.
– D’accordo.
– Se qualcuno ci chiede di uscire, inventiamo una scusa.
– Una scusa, ottima idea.
– Niente vacanze.
– Niente vacanze.
– Tocca mollare il lavoro.
– Eh tocca.
– Assolutamente no a funzioni religiose, matrimoni, funerali, eccetera.
– Ovvio.
– Insomma, per il nostro bene dobbiamo stare barricati in casa in pigiama ad ammazzarci di computer, autoerotismo, streaming, libri e roba surgelata, scansando impegni, responsabilità e qualsiasi contatto col mondo esterno.
– E tu dici che questo può salvarci dal coronavirus?
– Il che?
SCALETTA MUSICALE
- ABSOLUTE AFFIRMATION– RADIO 4
- ALL IN WHITE – THE VACCINES
- CHEMO LIMO – REGINA SPEKTOR
- ORGAN ETERNAL – THE NEW PURITANS
- CUPS (SALT CITY ORCHESTRA’S VERTICAL BACON VOCAL) – UNDERWORLD (VINILE IN SPOLVERO)
- AUTOMATION– JAMIROQUAI
- TNT– TORTOISE (SCHEGGE SONEEKE)
- KHORONA NOO – DESTROYER
- BAD AMBASSADOR– DIVINE COMEDY
- PRONTI AL PEGGIO – CASINO ROYALE

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