Come purtroppo capita da diverse settimane a questa parte, l’Episodio nasce sotto una stella dispettoso. Fretta, casini vari e soprattutto la mancanza di tempo, impediscono di prepararsi a dovere e come piace a noi, quindi arriviamo, come si suol dire un po’ “stremnati” (oltre che stremati). Purtroppo ci tocca commemorare quello che per tutta Radio Antenna 1 è stato per decenni un grande punto di riferimento, sia con le proprie produzioni (all’interno dei vari progetti), che come produttore di altri importanti dischi: Andy Weatherall purtroppo ci lascia prematuramente. In eredità tanta musica e uno stile inconfondibile che cerchiamo di omaggiare al meglio con diversi ascolti. Purtroppo ci lascia anche l’attore Flavio Bucci e d’obbligo è anche per lui la citazione, così come per Roberto Baggio, Massimo Troisi, John Travolta. Nonostante tutto riusciamo a proporre tutte le nostre rubriche, compresa Technoillogia, che ci fa parlare di ambiente e mobilità (uno dei nostri temi preferiti)…

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COPERTINA
Sempre per la serie dei paragoni fra parole che spesso usiamo come sinonimi o di cui travisiamo completamente il significato più recondito, oggi parliamo un po’ dell’essere schizzinosi e dell’essere pretenziosi.
Si fa secondo me una gran confusione su questi due concetti.
Chi è una cosa non necessariamente è anche l’altra.
Pretendere da sé stessi e dagli altri, così come da ciò che scegliamo come stile non ha nulla a che vedere con l’essere schizzinosi, ma solo con l’avere chiaro cosa si desidera per stare bene o anche solo meglio. Desiderare non è un peccato come ci vogliono far credere, ma è umano. Solo che dipende sempre che grado di pretesa si ha e anche se queste diventano capricci e quindi ci rendono schizzinosi, o se in effetti sono dovute all’abitudine a cercare il meglio per sé e per la propria vita.
Essere di bocca buona non è necessariamente un pregio, anzi, mentre essere più pretenziosi non è un difetto. Dipende dai contesti.
Il bello abitua al bello il mediocre al mediocre.
Così capita ormai da troppi anni che se qualcuno è abituato a cercare le cose belle, sia apostrofato come uno che se la tira, non come una persona che cerca di godere a pieno la propria vita e di contro chi sguazza nel mediocre o addirittura nella spazzatura (sociale, culturale, dialettica), sia uno che ha capito come si sta al mondo e che ha poche balle, quindi migliore.
Insomma ecco perché oggi crediamo che certe zozzerie siano tutto sommato accettabili e che la legittima necessità di leggerezza, necessiti di privilegiare le porcherie.
Le commedie non sono tutte uguali, ma negli anni pare proprio che quelle non volgari (e per esserlo non sono necessarie le parolacce), non possano raggiungere il grande pubblico ergo il successo. Io mi chiedo come facessero negli anni d’oro della commedia all’italiana a fare le scintille e a farsi amare in tutto il mondo. Monicelli, lo stesso Fellini e tutti i registi che di quell’arte sono stati maestri, sono divenuti degli ufo perché ripudiavano la volgarità ed anche nella leggerezza pretendevano la qualità.
Ora le due cose sono accettate come ossimori.
Parliamo di musica?
No, penso abbiate capito l’antifona.
Smettetela di sguazzare nel mediocre e nel trash, magari tornerete a capire la differenza fra un vino nel brick e uno di qualità.
Al bello, al buono, alla qualità, ci si deve allenare. Se la pigrizia e la superficialità prendono il sopravvento, faranno di tutto per farci sentire adeguati anche nella volgarità, che a quel punto sarà sinonimo di normalità.
Tutto il resto, roba da professoroni, mica per uomini della strada, che non avevano mica tempo per quelle cose da snob lì.
Ed allora vi lascio con un’altra domanda: com’è che spesso i nostri nonni, contadini, poveri, affamati, conoscevano la poesia, la divina commedia, amavano la musica classica e l’educazione anche se avevano fatto si e no la terza elementare?
La sensibilità non si compra, ma si può allenare.
Solo che allenarsi è faticoso.
Più comodi i divani, che adesso costano anche poco, soprattutto se l’emancipazione non deriva più dalla conoscenza ma dalla capacità di governare la retorica e imporre la propria arroganza con astuzia, violenza e disonestà.
Pretendere il bello, aiuta a trovare il bello; essere schizzinosi e fare i capricci aiuta solo la pigrizia e ad immergersi nell’orrore e nella brutalità sedati dal lento abbassarsi dell’asticella della civiltà.

VINILE IN SPOLVERO
PAPUA NEW GUINEA – FUTURE SOUND OF LONDON – 12″ (SIMPLY 12, 2001)
Mai come in questo caso c’era la necessità di dare una spolveratina a questo vinile, anche perché devo ammettere che è finito all’interno della mia collezione privata più come souvenir, che non come contenitore musicale. L’acquisto risale infatti al mio ultimo viaggio in quel di Londra ad inizio millennio: si può tornare a casa dalla capitale del Regno Unito senza qualche disco in saccoccia? Impossibile! Una serie che veniva venduta a 3 pezzi per volta (se volevi lo sconto) e ricordo vagamente che questo lo comprai perché conoscevo FSOL e il pezzo, ma non i Remix in esso contenuti. Un bel dubbettone quello scelto per l’ascolto, ovvero il Dali Mix…a volte anche i souvenir, hanno valore ben oltre il ricordo, peccato abbia io scarsa memoria e forse, va ammesso, aver dato poco credito a questo disco fin dall’arrivo fra i miei. Cose che capitano, così come poi può capitare grazie a questa rubrica di fare un po’ di giustizia a posteriori.
SCHEGGE SONEEKE
A BUG OF A BLUE SPARKS – TWO LONE SWORDSMENT – 12″ (WARP 1998)

Avevo in mente in realtà un altro ascolto per la trasmissione di questa sera nell’ambito della nostra rubrica che va a far conoscere i pezzi straordinari che compongono la discografia custodita nella Soneek Romm di Casa Corsini a Spezzano, ma vista la recente scomparsa di Andy Weatherall, ho preferito andare a pescare fra i diversi titoli che negli scaffali della fonoteca dedicata a Max sono presenti. Un nome che usciva spesso dalla bocca di Max, perché in effetti mise le mani su decine di dischi che ci ha propinato e fatto conoscere negli anni, attraverso le sue trasmissioni su Radio Antenna Uno RockStation. Io come molti altri conobbi Two Lone Swordsment proprio grazia a Max, ma qualche anno più tardi rispetto all’uscita di questo EP, da cui per l’ascolto serale siamo andati a ripescare la traccia di apertura, ovvero Sticky.
A SUA INSAPUTA
Guardando poca TV convenzionale (quindi quella con la pubblicità), non ho visto spesso lo spot in questione, ma il martellamento che mi pare abbia colpito molti, l’ho sorbito tramite radio, specialmente al mattino nei tragitti per e dal lavoro. Mi fa piacere non essere l’unico ad essere rimasto indispettito da questo subdolo modo di negare che l’auto è un problema e come dice Andrea, che il bello è l’andare a scuola quando nevica: a piedi!
La pubblicità del bimbo che lo portano a scuola in jeep perché nevica, che lui dopo si mette a cantare angelico e giubilante, se poi quando entra a scuola un suo coetaneo gli fa un coppetto e un coetaneo del papà gli fotte la jeep, non sono bullismo e percezione dell’insicurezza.
(PIERPAOLO ASCARI, FACEBOOK 18 II 2020)
NON È SUCCESSO NIENTE
Mentre scrivo queste poche righe per introdurre il pezzo scritto da Nicolò Targhetta e reperibile sulla sua pagina “Non è successo niente”, vengo a conoscenza di una strage compiuta in nome della razza ariana a danno della comunità Turca tedesca. Nove persone trucidate per questa follia chiamata razzismo che non si seda, anzi torna a divampare dopo anni in cui si era riusciti a tenerla sotto controllo. Il razzismo è solo un vile modo di sfogare la propria frustrazione su coloro che stanno sono più sfortunati e disagiati di noi. Paura del diverso? No, no: proprio meschino desiderio di prendersela col più debole: sempre che prima o poi non venga a farci comodo…
Da un recente sondaggio emerge che quasi il 16% degli italiani nega l’olocausto e per un altro 16% il fenomeno andrebbe ridimensionato, per il 20% Mussolini era un grande leader e un italiano su tre discrimina in qualche modo chi non è bianco. Sai questo cosa significa?
– Cosa?
Che il razzismo è di moda!
– Eh?
Ma sì, la new wave razzista imperversa lungo lo stivale e non vorrai mica farti trovare impreparato?
Dai risvoltini all’indie, quante occasione ti sei perso negli ultimi anni per essere cool e trendy? I dati parlano chiaro, il momento di essere razzista è ora, la domanda che devi farti è: sono pronto?
– Eh ma come faccio… ho un sacco d’impegni, il lavoro, Sanremo…
Eh già, gli impegni, il lavoro, la famiglia, i figli e non trovi mai un momento per coltivare il tuo razzismo. Belli i tempi in cui bastava ingiuriare un calabrese per creare cameratismo e smettere di pensare alla propria vita di merda. Purtroppo al giorno d’oggi, in un mondo sempre più dinamico e complicato, veniamo bombardati da tanti di quegli input all’odio che le etnie da detestare sembrano cambiare di settimana in settimana.
Sii sincero, quante volte ti è capitato di essere alla macchinetta del caffè con i colleghi dell’ufficio quando scatta una conversazione razzista e tu non sai cosa dire.
– Io questi non li sopporto più!
– Ma questi chi?
– Questi… questi…
– Questi?
– … non lo so.
Ahiaiai! Suona familiare?
– Loro sono sempre così razzisti, così sul pezzo, ma vivaddio hanno anche il tempo per informarsi, io ho delle scadenze, il tennis… A volte semplicemente mi sembra di non riuscire a stare al passo con il razzismo di oggi.
Non rinunciare alla tua voglia di spalare fango sul diverso! Per te padre di famiglia impegnato, per te madre lavoratrice e anche per te giovane ragazzo rampante, arriva Casual Racist ®.
– Casual Racist ®? E di che si tratta?
Casual Racist ® è il kit progettato per chi vuole cavalcare l’onda razzista e xenofoba del momento, ma non ha nemmeno il tempo per informarsi su quello che odia. Basta con quelle noiose ricerche su internet, le ore passate sugli articoli di Libero o sui libri di Pansa per trovare la minima giustificazione al proprio rancore. Perché cercare un motivo per odiare arabi, cinesi o africani quando potete odiarli e basta!
Godetevi un po’ di livore gratuito con Casual Racist ®.
– Non lo so, mi sembra così complicato…
Non lo è affatto amico mio. Casual Racist ® offre una newsletter quotidiana che vi fornisce le informazioni essenziali per detestare una cultura o un’etnia, tenendovi sempre aggiornati sul razzismo del momento.
– Qui dice “cinesi untori”. Uau, non mi serve altro! In ufficio schiatteranno d’invidia!
– E salvini tempo!
– Eh?
– Ho detto, e salvi tempo.
– Ah, avevo capito…
Casual Racist ® possiede tre livelli di odio razziale che potete calibrare a vostro piacimento a seconda della situazione sociale nella quale vi trovate. Il livello uno va bene per situazioni formali, il livello due per riunioni di famiglia e cene con amici e il livello tre per la palestra e il buon vecchio internet.
E se avete dubbi, il nostro team di esperti è a vostra disposizione 24 ore su 24.
Li devo odiare o no? E se li devo odiare, li sto odiando nel modo giusto? E ancora, minimizzo adeguatamente le aggressioni xenofobe? Ci sono sufficienti gattini nel mio profilo perché io possa negare l’olocausto? Per la risposta a queste e a molte altre domande, basta una telefonata.
– Pronto Casual Racist ®, sono Gregorio come posso aiutarla?
– Buongiorno Gregorio sono nel bel mezzo di una discussione razzista col mio meccanico e non voglio sfigurare, mi dà un consiglio?
– Sono qui per questo.
– Cosa ne pensa se parlo di meridionali?
– Mi permetto di sconsigliarlo, non trattiamo più i meridionali da quando abbiamo scoperto che votano. Le posso raccomandare Rom e Sinti?
– Sarebbe perfetto!
– Ottimo, le mando subito un pdf.
Scaricate l’app di Casual Racist ® e verrete guidati passo passo durante tutta la conversazione xenofoba con utili consigli, citazioni e trucchi degli esperti in tempo reale. E se viene fuori che il tipo con cui parlate è ben informato sull’argomento, premete il pulsante “aiuto” e Casual Racist ® simulerà una telefonata importante con cui potrete comodamente defilarvi dalla conversazione.
Sono finiti i tempi in cui dovevate sentirvi in imbarazzo per essere dei razzisti, degli intolleranti o degli xenofobi. In un mondo strappato alla tirannia del grigio pensiero, hanno via libera i nostri istinti, numerosi e colorati come Pokémon, sempre nuovi e sempre più estremi. In questo mondo dove tutto quello che è malvagio e spregevole diventa, un giorno alla volta, sempre più accettabile, voi avete il diritto di esprimere tutta quella irrazionalità, quella rabbia e quella paura nel modo più disgustoso possibile.
– Sapevi che l’80% degli immigrati è uno stupratore?
– Uau, ma come fai a essere così razzista?
– Be’, se permetti questo è un mio piccolo segreto… Grazie Casual Racist ®!
E da oggi Casual Racist ® ha anche i suoi social dedicati. Venite a trovarci su Racestagram, mettete le foto di gente che pensate spacci e vediamo quanto ci mettiamo a far partire un linciaggio. Oppure unitevi ad altri milioni di intolleranti a piede libero su Racebook.
– Ah, è tipo Facebook razzista?
– No, no, è proprio Facebook.
SCALETTA MUSICALE
- WILMOT– SABRES OF PARADISE
- FEATHERS– ANDY WEATHERALL
- STICKY– TWO LONE SWORDSMENT (SCHEGGE SONEEKE)
- LOADED – PRIMAL SCREAM
- SISTER DEW– DEUS
- PORTO DIO – FREAK ANTONI
- INTRO– XX
- NEVERLAND– KNIFE
- PAPUA NEW GUINEA (DALI MIX) – FUTURE SOUND OF LONDON (VINILE IN SPOLVERO)
- SUSPECT DEVICE– STIFF LITTLE FINGERS
- BRIGHT TOMORROW – FUCK BOTTOMS
- RADIO FRENDLY UNIT SHIFTER– NIRVANA


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