
Una fiammante felpa rossa, occhiali da intellettuale e un sorriso grande e caldo come un raggio di sole. Federico ama la musica e soprattutto ascoltare, più che parlare e in effetti ci guarda spesso con timida curiosità. Forse dire che è timido è sbagliato, ma certamente non è persona che desidera mettersi in mostra ed essere al centro dell’attenzione.

Pochi fronzoli e un cuore pulsante al ritmo della batteria che suona negli “Ologramma”, band rockettara nella quale mi racconta che si scatena, dietro ai tamburi. Non a caso per il suo ascolto sceglie una band con un batterista di enorme spessore: Police. Questo ovviamente mi apre il cuore enormemente, perché il trio inglese in cui militava Steward Copeland, sono stati il mio gruppo preferito o fra i preferiti per almeno una decade ed anche ad oggi li ascolto con passione e affetto.
Anche a microfoni spenti Federico continua a parlarci di batteria e di come ha iniziato a suonare questo strumento: dalle pentole, fino ai tamburi veri e propri. Un’infanzia tranquilla a Sassuolo e arriva la carrambata, visto che Federico e Claudio (già nostro ospite), si sono conosciuti addirittura all’asilo.
Anche per Federico lo sport e il basket in particolare (chissà come mai…), lo portano a contatto con molti dei ragazzi che abbiamo conosciuto in questa meravigliosa esperienza. Giocare a basket è la cosa che lo rende più felice, dice, facendo trasalire di gioia Marcello.
Lo lavoriamo ai fianchi ma come è bravo a mantenere i segreti, è un campione di riservatezza e ci rimbalza immediatamente mentre cerchiamo di stuzzicarlo sul discorso “amore”. È stato innamorato, ma ci mette pochi istanti a dirci esplicitamente che ci dobbiamo fare gli affaracci nostri.

Si gode con noi le curiosità raccontate da Marcello in versione Istituto Luce, prese come sempre dal libro del Dott. Schianchi, ma lo fa sempre in modo molto composto e silenziosamente. Il sorriso però non si spegne mai e ci conferma che Federico sta bene così. Giochicchiamo un po’ col campanilismo, ma ne esco ammaccato, poi ancora grandi batteristi con John Bonham.
Federico fa un lavoro che ammetto gli invidio molto: lavora in una serra, dove fa un po’ il Jolly fra siepi e ciclamini, ma poi emerge anche l’abilità trasmessagli dalla mamma per il restauro di mobili: grande pazienza e pacatezza. Calma interiore e in effetti poche chiacchiere, ma una presenza serena. Dice sempre sì a testimonianza che si sente davvero a proprio agio.
Non ama moltissimo i libri, ma sempre nel suo concentrato silenzio si gode la lettura sulla “Luce” di Sandro, che ci regala un inedito emozionante dalla sua produzione letteraria: non perdetevelo perché è solo un’altra perla di poetica e dolcezza interiore, come da un po’ abbiamo il privilegio di goderci.
Ancora qualche chiacchiera in cui Federico ci conferma di amare tantissimo lo sport e soprattutto di non ricordarsi minimamente di momenti di rabbia. Sembra quasi volerci dire col suo sguardo e il suo inscalfibile sorriso, che non ne vale la pena di arrabbiarsi.
Chiudiamo ovviamente con una rullata!
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