Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episosio CXVIII (XV – IV) – 11 II 2020

Il Bar Snob torna al completo della gestione dopo l’ultima puntata condotta in solitaria dal vecchio barista. Una serata in cui pare abbastanza chiaro che si tende a perdersi in svolazzi e a concretizzare poco. Le menti volano lontane e sono distratte. Si fanno intubare dalla musica e si sta un po’ tutti per i cazzi propri, cercando di non dare fastidio, ma anche sperando di non essere infastiditi. Poi però si trova il tempo di parlare di attualità e anche di ricorrenze varie. Si parla parecchio di Words on Wax che torna proprio col vecchio barista e del disco che presenterà alla Soneek Room l’indomani (Sound of Confusion – Spacemen 3). Uno stacchetto davvero di prim’ordine per “Non è successo niente”. Torna anche Technoillogia e naturalmente le altre rubiriche consuete. Si va a letto come sempre più ricchi, anche se giù di corda…a volte schiodare il culo dal divano serve per non peggiorare le cose, non si può sempre pretendere che le migliori…

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COPERTINA

Dubbio e sospetto non sono la stessa cosa, anche se, purtroppo, molto sovente vengono confusi.

Purtroppo sta stravincendo il secondo sul primo e i nefasti risultati a me paiono lampanti.

Viviamo in un mondo in cui tutto ci risulta sospetto, ma non ci chiediamo (dubbio), quasi mai se in effetti la cosa possa influire o meno su di noi.

Il complottismo è il sospetto all’ennesima potenza e si è ormai impossessato di ogni settore e quasi come un tic nervoso s’è insinuato anche delle menti più preparate ed equilibrate in circolazione.

La devastazione…

Il sospetto punta sempre a vedere qualcosa di deleterio per noi e per il mondo che ci circonda e si autoassolve, quando sconfessato, con la scusa che prevenire è meglio che curare. Ormai si è inculcata una mentalità per cui non si scappa dall’assioma che tutti vogliono fregare tutti e, inutile scappare dalle conseguenze: bisogna passare il proprio tempo a pararsi il culo dalle possibili fregature che ormai sono all’ordine del giorno.

Mah…io qualche dubbio, sinceramente ce l’ho…voi no?

Perché, al netto del fatto che le fregature esistono dai tempi dei tempi e non smetteranno mai di esistere; ricordando poi che a volte bisogna semplicemente smettere di credere di essere i più furbi, quelli che l’hanno capita prima degli altri e soprattutto, non dirlo a nessuno che poi lo fanno tutti, rimanga tra noi e cose del genere, a me non sembra che nel mondo le fregature sostanziali siano molto diverse da quelle di un tempo.

Lo dicevano anche i nostri nonni solo alla morte non c’è rimedio.

Quella insomma era l’unica vera fregatura di cui eventualmente rammaricarsi.

Perché quindi passare il proprio già scarso tempo libero a scervellarsi per vedere e scovare fregature ovunque

Anch’io sono tutto sommato felice che ci siano strumenti e soprattutto la volontà che aiutano nell’essere consapevoli di ciò che si fa, che sempre più abbiamo acquisito, ma non vi sembra che stiamo un tantinino esagerando pensando di poter sgamare intrighi internazionali o semplicemente che “eh, a me non mi fregate” e così facendo fregarsi da soli la possibilità di vivere meglio?

Il sospetto è una rogna che non molla la presa e che si accompagna con sorella paranoia e fratello disagio.

Penso invece che quello che manchi un po’ a tutti sia porsi dei dubbi, capaci di farci ragionare e quindi magari migliorare.

È una banalità?

Sì condivido, la è, ma quanto ignorata, anzi disconosciuta?

Il sospetto è sempre verso gli altri, il dubbio ci coinvolge e ci rende parte del processo.

Il sospetto ci spinge a chiudere la saracinesca, il dubbio ad aprire la mente, gli occhi e spesso le braccia in senso di umana resa di fronte all’improbabile o all’impossibile, che non è mica vero che si può tutto.

Il sospetto va dritto come un fuso, il dubbio ci propone un percorso più tortuoso, decisamente meno agevole, ma anche più panoramico e riflessivo, quindi potenzialmente risposte più vere, complete, complessive. Anche se a volte non in linea con ciò che speravamo.

Il sospetto sminuzza e decontestualizza, senza mettere in rapporto le reali conseguenze in un quadro generale, il dubbio impone lo impone un quadro generale e quindi spesso un ridimensionamento di ciò che il sospetto aveva superficialmente e stupidamente ingigantito.

Il sospetto è percezione, il dubbio è concretezza di pensiero.

Morale? Credo sia necessario farsi meno seghe e più viaggi…mentali, altrimenti la vita che roviniamo oltre che la nostra è quella di chi non possiamo fare a meno di usare come bersaglio dei nostri sospetti.

È semplicemente una stupida ingiustizia.

Su questo, devo ammetterlo, non ho più dubbi, ma solo perché me li sono posti prima.

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VINILE IN SPOLVERO

REAL GREAT BRITAIN – ASIAN DUB FOUNDATION – 12″ (LONDON, 2000)

85154664_2833012283387994_2395845324506660864_nScopro che Asian Dub Foundation sono ancora in attività e che lavorano anche a materiale nuovo, ma devo essere sincero: dopo averli tenuti fra i miei preferiti, sono almeno 15 anni che di loro ho perso completamente le tracce. Fra la fine degli anni ’90 e l’inizio del nuovo millennio era piuttosto probabile imbattersi in loro durante le stagioni live estive, che un tempo dalle nostre parti offrivano oggettivamente suoni meno nazional popolari e più interessanti. Questo singolo girò parecchio anche dalle nostre parti, ma va in effetti detto che difficilmente il suono etno/elettronico della combo britannica riusciva a sfondare sulle piste da ballo. Gli è sempre mancato il singolone spaccapista. Ritmi forse troppo complessi e brani troppo articolati: una nota positiva sull’ascolto che da questo punto di vista li ha probabilmente penalizzati e tenuti ai margini di un successo che forse avrebbero meritato più di altri progetti più piatti e furbini.

SCHEGGE SONEEKE

SOUND OF CONFUSION – SPACEMEN 3 – LP (GLASS, 1986)

51Lwqkb0GFL._SX466_Una copertina semplice e quasi ingenua, un po’ come il sound qui espresso, almeno a vedere cos’hanno combinato da lì in poi Jason Pierce e Pete Kember (meglio conosciuto come Soneek Boom). Ancora tanto garage e le radici ben affondate nel rock per le sette tracce di un disco che forse risulta il meno interessante, ma probabilmente il più indispensabile per il gruppo di Rugby. Max mi disse: se vuoi conoscere gli Spacemen 3 e come te si è sempre ascoltata musica più semplice, normale, partire da qui è d’obbligo, altrimenti il resto non lo capisci e inevitabilemente ti viene da scartarli. Probabilmente, come quasi sempre quando parlava di musica, aveva assolutamente ragione. Un ascolto propedeutico anche alla terza serata della rassegna “Wards on Wax”, tenuta proprio all’interno della meravigliosa Soneek Room di Casa Corsini.

A SUA INSAPUTA 

varie-513654.610x431Ormai sono tante le ricorrenze che vogliono tenere in alto il ricordo, ma attenzione, non per tutti il ricordo è memoria, anzi spesso il primo manipola la seconda per strumentalizzarla e piegarla ai “pruriti del presente” come spiega magistralmente Pierpaolo, come sempre brillante e colto nel suo spiegarci perché bisognerebbe rifuggire dai richiami di loschi e meschini figli di puttana che con la scusa del rispetto di tutti in realtà dimostrano di non avere rispetto per nessuno, se non per il proprio interesse. Ah, l’immagine qui usata pare proprio dovrebbe ricordare che le cose sono sempre più complicate di come ce le vogliono vendere questi sciacalli, perché ricordano quando chi ora vorrebbe ricordare strumentalmente, faceva la stessa cosa che si vuole ricordare per colpire una parte e non quindi per memoria, perché se quella ci fosse questa foto non sarebbe stata ovviamente utilizzata…

In filosofia e letteratura, per quanto siano ambiti molto fastidiosi e dunque insignificanti per le attuali grandezze del mondo, si è stabilito un confine molto netto e condiviso tra la memoria e il ricordo. La memoria è il passato che continua ad agire indipendentemente dai pruriti del presente, mentre il ricordo è il presente che manipola il passato. Chi ha memoria lascia che i morti lo mettano all’angolo, che raccontino la loro storia e continuino a far valere le loro ragioni, chi ricorda sa che i morti non lo possono più smentire e se ne approfitta. Il secondo è un uomo molto debole e miserabile, ma sul calendario civile e religioso siamo poi tutti molto secondi. C’è però qualcosa di molto coerente nel rivendicare fino in fondo la meschinità dei vivi che abusano dei morti: buona giornata del ricordo a tutti.

Pierpaolo Ascari (10 II 2020 Facebook)

NON È SUCCESSO NIENTE

Copertina_Non-è-successo-nienteLa nuova schiavitù venduta come l’ennesima opportunità impossibile da raggiungere in una spirale di battaglie regolate dalla legge della giungla. Un siparietto che sta in bilico fra l’oggi e quando la schiavitù era ampiamente normale. Un parallelo brillante e intelligente che fa sorridere amaramente, perché le parole scritte da Nicolò Targhetta più o meno tutti noi e più o meno in quel modo ce le siamo sentiti dire: se le avete dette, spero poi ve ne siate vergognati. 

Permesso?

– Prego, prego, si accomodi.

– Grazie. Che fila fuori.

– Eh, cosa vuole, il posto è ambito e la gente è tanta, quindi capirà se salto i convenevoli.

– Certo.

– Molto bene, lei crede nel futuro?

– Cosa?

– Ho chiesto se lei crede nel futuro.

– Io… io sì.

– Perché non so se l’ha notato, ma noi qui stiamo creando il futuro.

– Già, certo, il futuro.

– Ma sarà d’accordo con me che lavorare per costruire il futuro è un privilegio.

– Immagino di sì.

– Ottimo, è una cosa che ci tengo a mettere in chiaro prima di cominciare il colloquio. Ora, mi parli un po’ di lei.

– Io? Vediamo… io vengo dalle baracche, giù vicino al fiume. Ho fatto un po’ di agricoltura.

– … e chi non la fa in questo periodo?

– Eh già, infatti. Poi allevamento del bestiame… esportazione cereali… ho fatto un corso base da imbalsamatore tenuto da quel tizio con la maschera da sciacallo, ha presente? Mi hanno pure rilasciato un attestato. È scritto lì da qualche parte.

– Vedo, vedo. Magari manca qualcosa di più legato strettamente alla posizione.

– In che senso?

– Quello per cui si candida è un ruolo che richiede una certa competenza. Dal suo curriculum risulta che lei non ha mai lavorato nel settore.

– Il settore.

– Sì.

– Che settore?

– Ingegneria edile, progettazione impiantistica e di cantiere.

– Voi cercate gente per spostare massi.

– Sì.

– Grossi, pesantissimi blocchi di pietra.

– Sì.

– Da un punto all’altro.

– Sì.

– Per costruire una piramide.

– A a a. Attenzione. Il dottor Cheope preferisce il termine Smart Tomb.

– Va bene, Smart Tomb. Però voglio dire… non per sminuire il valore professionale di questa posizione, sia chiaro… ma si tratta di far leva su braccia e ginocchia e puntare in una direzione.

– Mi rendo conto che a occhi profani possa sembrare un lavoro semplice, persino banale, ma quello che cerchiamo noi non è un semplice schiavo.

– Ah no?

– No, no, assolutamente no. È lo schiavo 2.0. Lo schiavo professionale. Lo schiavo migliore, proattivo, ottimista. Lo schiavo che non guarda solo alle due ciotole di riso al giorno, ma crede davvero nel progetto, nel sogno del dottor Cheope di creare qualcosa di gigantesco e piramidale.

– Ma io ci credo al sogno, eccome. Però capisce, qui lei mi chiede esperienza…

– È scritto pure sull’annuncio. Candidati con almeno tre anni di esperienza pregressa.

– Sì, ma l’ultima piramide è stata costruita centocinquant’anni fa.

– E quindi?

– Come posso aver fatto esperienza nella costruzione di piramidi se io una piramide in vita mia non l’ho mai vista?

– Eh, e qui si distingue il candidato normale da quello ambizioso, che crede davvero nell’idea, nel sogno. Cosa le impediva, per esempio, di fare un bello stage?

– Uno stage. E dove?

– In Messico, sei mesi dagli Inca, un anno dai Maya, anche lì le tirano su le piramidi, cosa crede?

– Ma come c’arrivo io in Messico, scusi? Mio cugino ha provato ad andare a vendere leguminose agli Assiri che stanno praticamente qua dietro l’angolo ed è tornato in un vaso canopo. Le nostre navi son fatte con carta da forno, abbia pazienza.

– Va bene, non vuole provare l’esperienza all’estero, d’accordo ma poi non si lamenti se il mercato del lavoro la rigetta, se la chiamano bamboccione, se la sua mente rimane chiusa, refrattaria al nuovo, al progresso. Ma io dico, le è mai venuto in mente di spostare pietre così, per il puro piacere di farlo?

– Eh no.

– Le è mai venuto in mente di offrirsi gratuitamente per, non lo so, la cava di granito, il nuovo tempio di Iside.

– No.

– O magari smontare e rimontare casa sua, piazzarla tre metri più in là, fare qualcosa per dimostrare che la voglia di fare non le manca. Che spostare pietre la appassiona.

– No…

– Lo vede? Le manca l’iniziativa, quell’iniziativa che per noi è fondamentale allo scopo di creare un team affiatato che spinga ‘ste benedette pietre verso…

– Verso?

– Lo dica lei.

– Il futuro?

– Il futuro, benedetto figliolo! Va be’, va be’, adesso non drammatizziamo. Vediamo ancora un po’ questo suo curriculum. Allora, lei viene da… qui non è specificato.

– Un piccolo villaggio dalle parti di Luxor.

– Ah.

– Cosa?

– Alto Egitto.

– Sì.

– Quindi lei è del sud.

– Sì.

– Ah.

– È un problema?

– No, no, no, si figuri. Solo che, vede, il brand del faraone è molto Basso Egitto e tendenzialmente cerchiamo professionisti che conoscano il territorio.

– Per spostare pietre?

– Certo, per carità la professionalità è trasversale, ci mancherebbe. Ma l’identità territoriale è altrettanto importante.

– Io vivo nel Basso Egitto da quando sono bambino.

– E allora saprà anche che qui ci sono ritmi diversi. Qui se le chiedono di spostare le pietre la domenica, lei deve essere disponibile, per dire non può starsene al bar con la granita e la brioche. Capisce cosa voglio dire?

– Temo di sì.

– Ottimo. Inglese come se la cava?

– Inglese.

– Sì, B1, B2. Qui non vedo segnato niente.

– Eh no.

– Come mai?

– Perché manco esiste la lingua inglese.

– Non è una scusa.

– E poi a cosa mi serve l’inglese se sposto pietre tutto il giorno?

– L’inglese serve sempre. Oggi il mercato del lavoro è fluido, è importante non aver paura delle sfide. Guardi il quadro più ampio. Un domani ci chiedono una di queste piramidi all’estero, come gestiamo la produzione in Grecia o in Babilonia se non abbiamo un account che parla inglese.

– Non ci avevo pensato.

– Guardi, nonostante tutto io vedo in lei del potenziale, sono pronto a scommettere su di lei, e credo che lo sia anche il dottor Cheope. Facciamo così, facciamo un piccolo gioco di ruolo per capire se questo potenziale c’è davvero.

– Va bene.

– Allora, lei sta lavorando tranquillamente quando uno dei suoi colleghi le offre un incentivo a migliorarsi.

– In che senso?

– La frusta fino a farla sanguinare. Lei cosa fa?

– Be’, porca miseria, io…

– Ci pensi bene. Si ricordi, il futuro, il sogno, 2.0…

– M’attacco al cazzo.

– Vede! Lo vede che non mi ero sbagliato! Quello spirito di abnegazione, quell’atteggiamento positivo, il fare squadra ci sono!

– Se lo dice lei. Senta, non per essere venale, ma nell’annuncio non era indicata la retribuzione.

– Perché non c’è.

– Scusi?

– Mi ascolti bene. Noi qui le stiamo dando l’opportunità di entrare a far parte della Storia con la esse maiuscola, si rende conto? E lei vuole pure essere pagato. Poi domandiamocelo un attimo perché ci tocca andarla a prendere in numidia certa manodopera.

– Ma veramente…

– Lei qui può contribuire a realizzare una delle grandi meraviglie del mondo. Qualcosa che vivrà oltre lei, nei secoli a venire. Capisce? Questo non è il momento di fare gli schizzinosi. Sa cosa dice sempre il faraone?

– Cosa?

– Siate affamati, siate folli. E quale modo migliore di essere affamato se non quello di non avere soldi per comprarsi il cibo? E quale modo migliore di essere folle se non quello di ripetere le stesse mansioni tutti i giorni, con turni sfiancanti, in uno stato di semischiavitù?

– In effetti…

– E poi ci pensi, noi qui le insegniamo un mestiere, la professione dello schiavo 2.0, la professione del futuro. Scusi, ma mi viene quasi da dire che dovrebbe essere lei a pagare noi. Ci pensi bene. Un domani che avrà le sue pietre potrà spostarsele come vuole e, chissà, costruire la sua piramide personale.

– La mia piramide…

– D’altra parte non è questa l’essenza del sogno egiziano?

– Sì, credo di sì.

– La vedo ancora dubbioso. Be’, lasci che le dica un’ultima cosa. Io le assicuro, anzi le prometto che se lavorerà sodo, se non si risparmierà, se ogni giorno darà il 110%, senza lamentarsi, lavorando con efficienza, con passione e col sorriso sulle labbra, farò in modo che a impresa finita lei venga tumulato vivo insieme al corpo del faraone.

– Io… non so cosa dire…

– Un semplice grazie per l’opportunità può bastare.

– Grazie per l’opportunità.

– Si figuri, nonostante quello che può aver sentito, questo è un Paese che crede nei suoi giovani e che vuole dare loro i mezzi per realizzarsi.

– Che bello.

– Già, ora vada pure a cercare il suo pezzo di granito e cominci la scalata al successo. Ah, e per cortesia quando esce faccia entrare il prossimo.

 

 

– Salve.

– Salve.

– Prego, si accomodi. Una domanda a bruciapelo. Lei crede nel futuro?

SCALETTA MUSICALE

  • SHADOW OF A DUBT – SONIC YOUTH
  • SLEEP DEPRIVATION – SIMIAN MOBILE DISCO
  • SCENE SUSPENDED – JON HOPKINS
  • IDENTIKIT – RADIOHEAD
  • REAL GREAT BRITAIN (FREQNASTY ACID MOUSTA VOCAL RELIK) – ASIAN DUB FOUNDATION (VINILE IN SPOLVERO)
  • ONDE – LUCIO CORSI
  • KAMERA – WILCO
  • INNER CITY LIFE – GOLDIE
  • TIME – MARION
  • DUET – GUNJA SUFI
  • D. CATASTROPHE – SPACEMEN 3 (SCHEGGE SONEEKE)
  • THE KEY – P.W.O.G.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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