Dopo la versione molto intellettuale della settimana scorsa, vi mancava un po’ quella fragranza d’ignoranza che spesso si respira al Bar Snob? Eccovi accontentati! Ed eccoci in modalità pollaio. Ci mettono del loro Baffodoro che ci accompagnano nel delirio della serata a suon di tappi di bottiglie di lambrusco che saltano, post rock e chitarroni shoegaze. Abbiamo il tempo di ricordare però anche Paolo Borsellino, Steno, Ettore Scola e il record dell’ora di Francesco Moser, ma anche di fare gli auguri a Gianni Amelio e Edgar Allan Poe. Tanto cinema, ma sopratutto tanto chiasso in cui si fanno spazio a spintoni le rubriche, che tornano tutte in fila al proprio posto. Arrivano le 23 in un batter d’occhio: chissà che non sia divertente anche per voi…non vi resta che provare!

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COPERTINA
Come ho già scritto alcuni giorni fa, mi sta bene, anzi sottoscrivo in pieno lo smettere di fomentare l’odio e trovare toni più rispettosi quando ci si confronta: faccio addirittura mea culpa per primo per quanto riguarda i toni, che ammetto non sono proprio il mio forte anzi, per quelli troppo morbidi provo proprio repulsione e spesso, non ci posso fare nulla, mi suonano fuori luogo, anzi falsi e li vivo come un ricatto.
Insomma, mi tocca ammettere (cosa che peraltro non ho mai negato), che anche la forma ha il suo perché e la sua importanza.
Non si può vivere di sola sostanza, perché il mondo è un posto complesso e le relazioni lo sono ancora di più e se non ci si mette anche un po’ di forma, delle basi comuni, dei minimi comuni denominatori, diventa solo tutto uno scontro e una lotta per prevaricare con le proprie istanze, anziché cercare di incastrarle nel mondo, nel rispetto anche di quelle altrui.
Al netto di questa precisazione e della mia ammissione, continuo però ad avere l’impressione che in realtà alla maggior parte delle persone con cui parlo stia sul cazzo la critica, ma in particolar modo e furiosamente, l’autocritica.
È qualcosa che ormai travalica la semplice presunzione e si tuffa a piè pari nell’appiccicoso e maleodorante mare della superbia.
Non si sopporta proprio il dover mettere in discussione quello che sembrava giusto e scontato: qualcuno oserebbe addirittura usare sfacciatamente la parola “normale”.
Nemmeno per sogno ammettere o almeno ventilare la possibilità che, sì, insomma: può anche darsi che si sia presa, in buona fede, per l’amor di dio, una gran cantonata (imparo in fretta se mi applico, vedete? ).
Insomma ho proprio paura che quello da cui non si voglia uscire sia sempre il solco del paraculismo e di uno stucchevole, quanto autoreferenziale, vacuo, manierismo; perché va bene dare la sua importanza alla forma e lo abbiamo appena detto, ma ciò non significa che la sostanza non la si debba quanto meno mettere in discussione, perché, anzi sarebbe forse venuto il momento di metterci finalmente mano.
Non è così?
Chiedo, perché non pare proprio l’andazzo vada in quella direzione.
Ma ve ne siete accorti che alla fine, mentre stiamo a cantare Bella Ciao in piazza, che fa venire i lusgoni agli occhi anche a me, ci mancherebbe, si muore sempre più spesso di freddo, tumore, incidenti per strada e sul lavoro (che solo il giorno dopo i giornali ci dicono erano tragedie annunciate e/o evitavili…il giorno dopo è poi di solito poco prima dei funerali) e quando si vive, spesso è una gran sofferenza e umiliazione di esseri umani.
Ad ogni ritornello invece che calare, questa malattia che è la povertà, mi pare aumentare e lo fa di pari passo solo alla ricchezza di chi plaude alla civiltà di chi una volta cantato e anche essersi commosso (come me e con me), torna tranquillo a fare il suo, perché nulla cambi: esattamente come quelli che andate in piazza a criticare e dite voi, a combattere. Ma si dai, quelli che sbraitano sguaiatamente all’invasione e alla difesa di tutti i propri zavagli naturali e tradizionali…
Strade diverse per non fare nessuno ciò che si dovrebbe in funzione di dare una sterzata a beneficio di tutti.
Le due facce della stessa medaglia…moneta…soldo…denaro…il dio denaro e le sue spietatissime regole, che ci accorgiamo siano una merda solo quando abbiamo il borsellino, il frigo, e l’arroganza vuota…

VINILE IN SPOLVERO
CHILDREN OF THE REVOLUTION – VIOLENT FEMMES – 12″ (SLASH, 1986)
Ci sono occasioni in cui due piccole magie si uniscono e riescono a fare innamorare. Ho da ormai una trentina di anni, una passione spasmodica per il rock-folk sgangherato di Gordon Gano ed i suoi Violent Femmes e non ricordo da quando in quella vacanza in Grecia negli anni ’90 mi scatenavo sulle note della band americana, uscita una decina anni prima con il proprio magico esordio discografico. Contemporaneamente ho sempre sentito un’irresistibile attrazione per Marc Bolan ed i T-Rex, di cui per un certo periodo infilavo un CD nel lettore, ogni qualvolta avessi desiderio di liberare la mente e di felicità istantanea. Questo disco non ricordo proprio dove l’ho comprato e come mai me lo sia scordato per così tanto tempo sui miei scaffali. Non ho aneddoti particolari ad esso legato, ma mi do del somaro per non averlo fatto girare più spesso anche nei Dj set che ho fatto in tutti questi anni. Una piccola pezza l’abbiamo messa ieri sera con il suo ascolto.
SCHEGGE SONEEKE
LA BUONA NOVELLA – FABRIZIO DE ANDRÈ – LP (PRODUTTORI ASSOCIATI, 1970)
Lo dicevo ieri sera a microfoni spenti ad Andrea e lo ribadisco senza timore qui: non penso di aver mai sentito parlare Max di De Andrè, quindi non posso ricollegare in alcun tipo di modo questo disco a lui. Mi stupì infatti trovarlo nella sua collezione privata e non nascondo che ebbi qualche dubbio fin dall’inizio sull’includerlo nei 500 titoli da custodire nella Soneek Room di Spezzano. Sia chiaro: mi piace tantissimo molta della produzione del Cantautore Genovese di cui si è ricordata la scomparsa proprio recentemente (moriva prematuramente a Milano l’11 Gennaio del 1999), ma proprio non sono in grado di contestualizzarlo nel Max che io ho conosciuto…e forse questo è solo un modo per capire che le persone non si conoscono mai abbastanza e che è bello scoprire di loro delle novità.
A SUA INSAPUTA
Avevo proprio poche settimane fa per radio parlare uno scienziato che insisteva sul fatto che non vi erano evidenze scientifiche legate al danno dell’utilizzo del cellulare sul cervello di chi lo usa. Si sa che le onde elettromagnetiche non siano spruzzi di acqua nebulizzata e profumata, ma quali siano i danni e soprattutto in quali contesti essi possano essere prodotti, quello no. Insomma la scienza sta ancora cercando delle risposte chiare, però a quanto pare la Corte d’Appello di Torino ne sa di più di chi ci studia sopra. Io voglio rispettare gli organi giudicanti del nostro paese: è fondamentale potersi fidare di loro e rispettarne il ruolo. Ma credo anche che lo stesso valga per la scienza. Se io e Cocco abbiamo capito male, per favore, ci riprenda e ci sgridi subito. Non sapete quanto io lo speri: meglio una figura da coglione che incrinare una fiducia per me indispensabile e da tutelare.
La sentenza della Corte d’Appello di Torino che stabilisce un nesso tra l’uso del cellulare e alcune forme di tumore ha lo stesso valore scientifico della mia convinzione secondo cui chi vive col cellulare attaccato alle orecchie è un cretino. Detto questo, un titolo di giornale che spaccia un atto giudiziario per prova scientifica è il parto di un cretino così come chi vive col cellulare attaccato alle orecchie resta comunque un cretino.
Stefano “Cocco” Covili (Facebook, 15 I 2020)
NON È SUCCESSO NIENTE
Grafico o profeta? Bel gioco di ruoli in questo fantomatico dialogo fra Dio e Mosè scritto con la solita arguzia e anche con la sfrontatezza di chi non si pone certo il problema di uno stucchevole politically correct nei confronti della religione e dei suoi capi saldi. Una critica ironica e frizzante che Nicolò Targhetta non solo ad essa, ma anche alla mancanza di rispetto proverbiale per certe categorie di lavoratori, che sembra che non stiano lavorando solo perché non hanno una zappa o un martello in mano…tutta da godere! Noi come solito abbiamo provato a fare del nostro meglio per interpretarla e portarvela, radiofonicamente…
Clìn
Clìn
Clìn
– Mosè?
– …
– Mosè?
– See.
– Sono Dio.
– See.
– Il Dio tuo.
– Ho capito. Avevamo detto di sentirci per telefono.
– No, sì, c’hai ragione. È che visto che sono ovunque, passavo di qua e mi son detto, faccio un saluto veloce.
– …
– Come va?
– Sto lavorando.
– Viene bene?
– Abbastanza.
– …
– …
– Senti.
– Eeh.
– C’ho pensato un po’.
– Eh.
– Vorrei inserirne un altro.
– Come un altro?
– Un altro.
– No.
– Dai.
– Ne abbiamo già parlato.
– Uno solo.
– Non si può fare.
– Piccolo.
– Guarda, mi dispiace l’impaginazione è già chiusa.
– Ma questo è importante.
– Oh, ormai è fatta, lo vedi pure te non possiamo aggiungere roba.
– Ti giuro, è… è fondamentale. Non te lo chiederei altrimenti.
– Fondamentale?
– Fondamentale.
– Sentiamo.
– Ricordati di santificare le feste.
– …
– Che bomba eh?
– Insomma.
– In che senso?
– Che non mi sembra il caso di rifare tutto per metterci dentro sta cosa di santificare le feste.
– Perché?
– Perché, scusa se mi permetto, non mi pare proprio al livello degli altri che hai fatto.
– Ti assicuro che “ricordati di santificare le feste” è il fulcro di questo progetto.
– Il fulcro?
– Il fulcro. Mi spingo a dire che tutta sta cosa dei comandamenti ruota attorno al “ricordati di santificare le feste”.
– Uff. Va be’, se lo dici tu. Io sono solo il…
– … grafico.
– Veramente stavo per dire profeta.
– Ah sì, sì. Profeta, certo. Comunque vuoi non trovarmi un modo? E poi dai, a te cosa ti cambia? Cinque minuti di lavoro e hai fatto.
– Cosa mi cambia? Oh, a parte che son due settimane che scalpello. Per altro per un’entità che ha tirato su le montagne e non capisco com’è che non sa incidersi due blocchi di pietra da sola. Ma c’è una composizione qua, una spaziatura, un’organizzazione degli elementi, un layout porca di quella puttana. È una cosa pensata.
– Dai, per una modifica.
– Cosa t’avevo detto all’ultimo briefing?
– Non mi ricordo.
– Sì che ti ricordi, sei onnisciente. Cosa t’avevo detto?
– Io…
– T’ho detto: sei sicuro? Signore mio, t’ho detto, sei sicuro che son questi. Mi confermi che son questi dieci. E tu certo, assolutamente. Me lo ricordo sto roveto in fiamme che faceva sì sì con la testa. Mosè, ti confermo tutto. Procedi pure. E ne avevamo fatte di riunioni, quante ne abbiamo fatte?
– Mah così su due piedi…
– Trentasei. Trentasei riunioni su sto monte dimmerda. Scusa eh. Ma quando ci vuole ci vuole. E prima ne volevi cento e poi venti, e poi quindici e poi di nuovo venti. E ti vorrei ricordare che alla fine è stato firmato un contratto per un flyer con cinque comandamenti. Cinque. Alla fine te ne ho fatti dieci per carità cristiana e perché comunque sei un cliente con cui ci tengo a lavorare. Però non è che mo puoi cambiarmi le cose in corsa.
– Se avessi potuto vedere l’impostazione…
– T’ho mandato la bozza della landing page e tu me l’hai confermata. Guarda, c’ho qua l’email.
– Mi par strano.
– Oh, carta canta.
– Sai cosa può essere successo? Può essere che te l’ha confermata lo Spirito Santo.
– Lo Spirito Santo sei te, nun fa’ lo stronzo.
– Idea! Ne togliamo uno!
– In che senso?
– Ma sì, ne leviamo uno. Uno di quelli inutili.
– Ma sei sicuro?
– Sì, sì. Si può fare?
– Per me non c’è nessun problema, però non saprei…
– Togliamo “non uccidere”.
– No, dai non uccidere no.
– Dici di no?
– Mi sembra un’indicazione abbastanza importante. E se togliessimo “non desiderare la donna d’altri”? Cioè, è scritto “desiderare”, mica “ciulare”. A uno può anche capitare di desiderare la donna d’altri.
– No.
– No?
– No, quello si tiene. C’è tutta una dinamica sotto di sensi di colpa che è parte integrante del progetto e non posso certo star qua a spiegarti…
– Va bene, va bene, e allora cosa?
– Senti, fai tu.
– Come fai tu?
– Fai tu. Dai, fammi un bene, ne scegli uno e lo scalpelli via.
– Ma no, è roba tua.
– No, no, fai tu. Guarda, io mi fido ciecamente.
– Sicuro?
– Sì, sì. Sei o non sei il mio…
– … profeta?
– Ma sì, perché no? Io adesso scappo che ho lo psicologo fra mezz’ora.
– Lo psicologo?
– Da quando ho ammazzato tutti quei ragazzini egiziani non dormo più bene. Tu finisci pure e quando hai fatto mi mandi un wetransfert e chiudiamo. Domani presentazione.
– Non è che poi mi chiedi altre modifiche?
– Giuro, questa è l’ultima.
– Allora io ne tolgo uno.
– Sì, togli uno e aggiungi questo di santificare le feste.
– E a posto così.
– A posto così, Mosè. Dai, allegro che viene fuori un bel lavoro!
…
– Togline uno, dice… la fa facile lui.
…
– Che tolgo? Non avrai altro Dio all’infuori di me? Ma no, questo no è l’incipit…
…
– Non rubare. Ecco, bravo, così poi non mi paga. Onora il padre e la madre? Eh, già non m’ascoltano adesso… No, no, no… ci vuole qualcosa… qualcosa che manco s’accorge che non c’è…
…
– Vediamo… terzo comandamento: “non imporrai la tua religione ad altri”.
…
…
…
– Ma sì, ma cosa vuoi che succeda…
Clìn
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SCALETTA MUSICALE
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- KELLY WATCH THE STARS (MOOG COOK BOOK MIX) – AIR
- CINDERELLA – FUZZTONES
- BRUMA – BAFFODORO
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