Devo ammettere che non avrei mai messo gli occhi su questo film se non mi fosse arrivato un suggerimento, per il quale ora ringrazio. Il solo trailer non mi avrebbe mai convinto a portare i miei bimbi a vederlo. Ho fra l’altro sempre un po’ di riserve pregiudiziali sui film francesi, ma per fortuna non mi sono fatto fermare.
Purtroppo in sala siamo solo io e Paolo, perché Elena non sta bene e la mamma sta a casa con lei. Arriviamo nell’androne gremito del Cinema Raffaello di Modena e solo grazie alle macchine automatiche miracolosamente libere, riusciamo ad entrare in tempo utile nella piccola sala cinque dove di lì a poco inizia il lungometraggio diretto da Nicolas Vanier (già protagonista di pellicole come la trasposizione cinematografica del celeberrimo cartone animato Belle & Sebastienne, a sua volta tratto dai racconti di Cecile Aubry ). Questa cosa della storia vera Paola me la ripeterà spessissimo durante la visione, specialmente nei momenti più spettacolari di questo fil, che vi dico subito mi ha strappato gli applausi dalle mani.
La storia è ovviamente romanzata e per fini cinematografici forse un po’ tirata via nella fase iniziale, quando un ragazzetto viziatello, digitalizzato e annoiato è costretto a passare un paio di settimane col padre naturale (separato dalla madre con cui Thomas vive). Christian è un ricercatore ossessionato da un esperimento sulle anatre che purtroppo le autorità preposte gli bocciano. In maniera truffaldina lui decide di non rinunciare al suo sogno e il figlio si trova invischiato improvvisamente in un mondo in cui non conta più se il telefonino ha campo o meno, ma solo l’amore e la passione per il progetto del padre, che diventa anche il suo.

Avventura e fasi commoventi. Una quantità enorme di richiami all’ambientalismo, ma senza pacchiani perfettismi e lo si capisce quando chi vuole salvare la palude arriva su una Erre 4 (la renata!!!) o un grossolano Fuoristrada, oltre al furgone: tutto rigorosamente Euro – 15.
Immagini cariche di meraviglia e di amore. Un’avventura che viene voglia di dire a mio figlio che non si azzardi (anzi ad un certo punto gliel’ho proprio detto), ma anche pensando dentro di sè, magari. Un film non adatto a genitori apprensivi, come Paola, cioè la mamma di Thomas. Lei cambia registro e capisce che il figlio non è sua emanazione e solo rischiando potrà diventare grande. Ecco, diciamo che si può rischiare anche un po’ meno, ma anche che meglio far fare ai propri figli qualcosa di rischioso che lasciarli schiattare neuroni davanti a schermi digitali.
Un bellissimo, ma a quanto pare verissimo lieto fine, che strappa commozione e felicità, un senso di libertà e di empatia con gli avventurieri e il loro coraggio, che vien subito da progettare qualcosa in mezzo alla natura. Una visione carica di fantasticheria. Consigliatissima per grandi e piccini.
Io e Paolo usciamo carichi come delle molle e con gli occhi un po’ lucidi, ma pieni di vita.

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