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Più che altro per non dimenticar(Si)


Hammamet

Sedotto dalla grande pubblicità fatta, in particolare all’interpretazione di PierFrancesco Favino nei panni di Bettino Craxi e dal mio interesse sulla storia del nostro paese, sono andato a vedere questo lungometraggio firmato Gianni Amelio, nonostante le pessime impressioni suscitate nei più di coloro che me ne avevo parlavano o che avevo letto.

La storia, spero, è risaputa e la pellicola prende in ballo, fatto salvo qualche flashback, solo gli ultimi mesi di vita dell’ex presidente del Consiglio, nonché segretario del PSI, prima di quello che fu il crollo del sistema politico della Prima Repubblica Italiana, con i celeberrimi eventi passati alla storia con il solito squallido nomignolo all’italiana: Tangentopoli, dopo l’inchiesta Mani Pulite, portata avanti da un allora giovane e arrembante Antonio Di Pietro.

Tutta la storia è lasciata sullo sfondo e l’unico accenno all’antefatto è ad inizio film con il dirigente di partito, Vincenzo Sartori che invano tentava di far riflettere il Capo su quello che poteva e che poi di lì a poco sarebbe accaduto, a causa del finanziamento di privati ai Partiti. Forse sarebbe stato più affascinante non dare tutto così per scontato, ma è evidente fin da subito che nelle intenzioni del regista non ci sia l’intento di creare un monografia didascalica e documentaristica. La pretesa è di scendere più nel profondo e di scalfire il muro di luoghi comuni che sono legati a quella stagione e alla figura del massimo protagonista di quei giorni, ovvero lo stesso Craxi.

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A dispetto di quanto ho letto da molti, a me non è parso che nel film ci sia un vero tentativo di riabilitare la figura del leader socialista, forse di umanizzarla, ma questo potrebbe essere positivo, perché sempre di uomini e di persone, in fin dei conti si parla. Tutti i proverbiali vizi di quell’uomo vengono anzi messi in primo piano,a volte enfatizzati dall’interpretazione di un, questo lo confermo, strepitoso Favino. L’arroganza, l’autoritarismo, la sfrontatezza, il sarcasmo, la vanagloria: c’è tutto. Non manca niente: nessuna riabilitazione.

Forse non sono riuscito ad entrare io in sintonia con il modo di raccontare la storia, ma ammetto che non sono riuscito a cogliere la chiave di lettura di questa pellicola. Sono avvezzo e spesso amante dei polpettoni, quindi il problema non era certo il ritmo, quanto l’intensità emotiva, che onestamente non ho trovato.  Spesso mi sono sentito annoiato dall’incedere compassato del film. Era forse questo l’intento? Far vedere che dai lustrini della Milano da bere, la vita di uno degli uomini più potenti e, al netto delle nefandezze, una delle menti politiche più considerate di quella stagione, si spegneva nella noia?

Bocciato, per quanto mi riguarda…ma la storia, se non la conoscete meglio rivangarla, su questo non c’è dubbio, perché non è riabilitare la figura, ammettere che fu preso come capro espiatorio, mentre molti, troppi la fecero franca e hanno continuato a fare lo stesso gioco anche dopo quell’ondata forcaiola che investì l’intero paese, in preda ad una crisi di nervi dovuta al timore di perdere ciò che si pensava fosse un diritto, ma era probabilmente solo viaggiare al di sopra delle proprie possibilità. L’occasione fa l’uomo ladro, ma i conti di oggi ci dicono che impossibile un solo ladro sia riuscito a rubare così tanto, senza qualche milione di complice…quasi 60, per la precisione.



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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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