Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio CXIV (XI-IV) – 14 I 2020

Primo Episodio del 2020 per il Bar Snob e si parte con il botto. Puntata decisamente atipica, ma vale sempre la pena sovvertire o comunque accantonare gli standard e soprattutto aprirsi a nuovi stimoli quando arrivano da persone e artisti del Calibro di Luca (da molti meglio conosciuto come Dj Rocca) e Paolo di Obsolete Capitalism, collettivo che sono venuti a raccontarci e a farci sentire, attraverso il risultato di un progetto ambizioso, quanto di altissima qualità, dal packagin ai solchi dei vinili. Partecipa telefonicamente anche Andrea Chiesi e anche per lui mi auguro non servano presentazioni. Ogni tanto la vena classica del Bar Snob esce e si parla di politica, si mantiene la Rubrica “A sua insaputa” con la lettura di un tagliente post di Pierpaolo Ascari dedicato alla memoria del 9 gennaio 1950 e ciò che accade alle Fonderie Riunite di Modena e così parliamo anche della mostra inaugurata pochi giorni fa a Modena, sul tema. Poi John Coltrane per ricordare il primo Word on Wax.

82747137_2772593046096585_1278361195627151360_o.jpg

CLICCA SULLA BARRA SOTTOSTANTE PER ASCOLTARE IL PODCAST

 

COPERTINA

Sospetto che parlare di muscoli subito dopo le festività natalizie, da cui si esce tutti un po’ più pasciuti o per meglio dire, ciunti, possa risultare fuori luogo. Vorrei tranquillizzare tutti subito, perché non è di tricipiti e deltoidi, tantomeno di pettorali e addominali che intendo parlare e ci mancherebbe altro, che non so se ci sia argomento che più mi annoia maggiormente, ma semplicemente della muscolarità con cui ormai si è impostata la nostra, per così dire, civiltà.

Badate bene, non sto nemmeno prendendo in ballo chi ogni tanto, più o meno scherzosamente asserisce che, ad esempio, molti così detti draghi da tastiera solo una quindicina di anni fa, quando i Social non esistevano nemmeno o se esistevano non erano ancora nelle tasche di tutti, non avrebbero mai proferito la caterva di letame che invece spargono disinvoltamente oggigiorno. Il motivo non sarebbe tanto la potenza di diffusione delle idee della rete, ma la potenza degli sgrugnoni che avrebbero ricevuto nei bar dell’epoca (ai tempi unico vero Social di massa oltre forse allo Stadio e la Piazza).

Il machismo in contumacia non tiene conto dei muscoli veri e quindi sostituisce la seppur deprecabile, ma in un qualche modo naturalistica e certamente umana violenza, non necessariamente abbinata alla cattiveria, quanto probabilmente più all’istinto e forse al tanto osannato (il più delle volte incoscientemente), pragmatismo.

Pur non avendo praticamente mai ricorso alla forza fisica e alla violenza in vita mia (ma mi vedete…?), ammetto, non certo con orgoglio, di aver qualche volta lasciato sfuggire alla mia frustrazione frasi tipo “due schiaffoni e vedrai che la prossima volta fa meno il furbo”. Ammetto anche di non essere certo di dovermene pentire o vergognare. Non per tutte le occasioni, quanto meno…

Certo è che so pure che la soluzione non può essere trovata da lì in su, nella scala della violenza che parte con le manate e arriva al terrorismo, ma anche che non necessariamente lo schiaffone a chi ha fatto troppo l’asino, porterà fra degenerazioni consequenziali alla guerra. Anche al bar c’erano dei codici, dei limiti, delle regole non scritte che imponevano di rimanere nella proporzionalità. Due bif ad uno che ti aveva appena insultato la mamma o la morosa potevano anche starci, ma il linciaggio anche no. Che se ci pensate è poi un po’ come la storia delle canne che non portano necessariamente all’eroina, anzi, quasi mai, stando alla statistica.

Le esasperazioni servono solo a chi non conosce veramente le cose e soprattutto chi pensa che i limiti non esistano e proprio da questi bisogna aspettarsi che siano pronto a superarli ogni volta che l’occasione li renderà inevitabilmente e squallidamente ladri. Perché poi lo sanno che esistono, ma di solito solo quelli degli altri.

Ora però i machisti imperversano e tutti hanno questo atteggiamento da duri: donne con le palle, uomini che non devono chiedere mai. Una collezione di persone che non versano lacrime e che non sanno cosa sia la paura, che “a me i piedi in testa non li mette nessuno” e per stare sul sicuro calpestano per primi, principalmente la cortesia, l’educazione, ma soprattutto l’empatia.

Sradicata come fosse roba da deboli e quindi inadatta a questo mondo, che lo sanno tutti: è una giungla!

Alla faccia dell’evoluzione.

L’evoluzione del fotti e chiagni.

Io ci sto davvero un po’ stretto in questo sistema e rivendico il mio essere debole. A volte stupido o anche arrogante, ma non di scuola, solo per errore.

Davvero…

Ma che gusto ci proverete mai ad essere perennemente in competizione come quegli abominevoli body builders che si sparano pose e poi appena giù dal palco su cui sfoggiano sorrisi e muscoli di plastica, a casa a stare attenti a non vivere per altro che quei rigonfiamenti grotteschi?

È davvero vita quella, sempre contro qualcuno?

Mah…

82091139_2773510469338176_2416567893169799168_n.jpg

SCHEGGE SONEEKE

A LOVE SUPREME – JOHN COLTRANE (IMPULSE, 1965)

995197.jpg

Lo so, abbiamo già preso in causa questo disco nell’ambito della rubrica dedicata ai dischi custoditi sugli scaffali della Soneek Room, ma visto che le porte di questo luogo magico si sarebbero aperte di lì a poche ore per il primo appuntamento con “Word on Wax”, rassegna di ascolto e commento, dedicata proprio ad alcuni titoli fra quelli presenti in quel di Casa Corsini e che lo avrebbe fatto con protagonista proprio questo titolo, beh…2+2…no? Un gran disco, forse fuori dalle coordinate principali di quelli che sono gli ascolti che istintivamente viene da attribuire a Max, ma in realtà, dentro si possono trovare i semi di tante piantine spuntate negli anni a venire in ambito elettronico e non solo. Un disco epocale, che da una parte rompeva con la paradossale rigidità in cui si era ficcato il Jazz in quegli anni 60 del 900 e che dall’altra apriva portoni su stanze ricche di ispirazione e libertà espressiva. Talento, ma anche tanto desiderio di continuare a viaggiare senza briglie, nemmeno quelle delle regole non scritte di un mondo, quello del Jazz, per l’appunto, cresciuto proprio in contrapposizione ad altre regole. Anche la regola dell’assolo viene tumefatta, ad esempio a beneficio di un ben mascherato, ma fondamentale, anzi strutturale, incedere nella reiterazione. Prospettive diverse per la stessa immagine, racchiuse in una mezzoretta abbondante di meravigliosa poesia visionaria e di coraggiosa sfida al sistema e alla conservazione.

A SUA INSAPUTA 

imageContinuiamo a ripeterci e direi in maniera sacrosanta, come scrive Pier, che la memoria è importante. Ma cos’è la memoria se in realtà si sta vivendo in loop la stessa situazione e nulla è cambiato? Diventa solo propaganda per convincerci che ora va tutto bene? Le cose sono cambiate nei modi di schiacciare e per fortuna, non essendo più a pochi anni dalla fine della guerra, è meno normale tirare un grilletto (ma c’è chi invoca sempre più spesso il farlo con più disinvoltura), ma di fatto i motivi per cui quelle migliaia di persone si sono accalcate in sofferenti e dure proteste, prima, ad un funerale, poi, non sono venute meno. La memoria è quindi una cerimonia (d’obbligo!), la retorica di cui possono impossessarsi anche coloro che di fatto aiutano a perpetrare lo stato delle cose che allora fu responsabile di questa tragedia, oppure un collegamento e un punto esclamativo sulla propria agenda, sotto la voce: problemi da risolvere?

9 gennaio 2020, settantesimo anniversario della strage compiuta a Modena dalle forze dell’ordine in combutta con il governo nazionale e i padroni arricchiti dalla guerra. Mostre, iniziative, commemorazioni, happening: tutto sacrosanto. Ma l’unica vera memoria è quella sedimentata nelle rabbie di oggi, che dilania il presente, lo fa improvvisamente a pezzi, perché impedisce alle stesse aspirazioni che furono stroncate allora di uscire dal tempo e dileguarsi nella commozione. L’altra memoria, quella che ambisce a riconciliare la città del profitto con la città del lavoro vivo e scorticato, la medaglia d’oro del 1945 e le cooperative spurie, la rendita urbana e gli sfratti, è solo una truffa.

Pierpaolo Ascari (09 I 2020, Facebook)

SCALETTA MUSICALE

82950203_2774517305904159_4639701089371815936_o



Lascia un commento

Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

Newsletter

Scopri di più da Bar Snob

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere