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Più che altro per non dimenticar(Si)


LEI NON SA CHE SOGNO IO – PUNTATA 13 – CATERINA

Lei non sa nuovo

Una serata uggiosa, di quelle che precedono di poco la pausa natalizia. Siamo tutti un po’ stanchi e magari ti viene anche da chiederti perché non te ne sei stato a scornarti coi tuoi pensieri e con la tua pigrizia sul divano di casa, con le lucine intermittenti dell’albero come unico elemento in movimento della casa, assieme alla pigra TV, accesa più per abitudine che per interesse. Stanchi mentalmente, oltre che fisicamente, ma il senso del dovere, per fortuna è più forte delle incrostazioni di misantropia. Così ci troviamo alla sede dell’Albero D’Oro a Sassuolo dell’ANFFAS.

Vedo arrivare con passo morbido e tutta imbacuccata la figura delicata e all’apparenza fragile di Caterina, che mi guarda e mi regala immediatamente un bellissimo sguardo profondo e pieno, assieme ad un sorriso raggiante e onesto. La stanchezza scompare e in un batter d’occhio mi vergogno quasi al solo pensiero di aver messo in dubbio la meraviglia che avrei provato nell’essere qui a registrare le nuove puntate di “Lei non sa che sogno io”. Capisco all’improvviso l’entusiasmo di Marcello che aveva provato a raccontarmi della dolcezza della nostra ospite e ancor prima si sentire le sue parole, mi rendo finalmente conto, come se una coltre di nebbia fitta si fosse squarciata di colpo, quello che mi voleva raccontare con le sue descrizioni. Sono bastati veramente pochi istanti.

Corro a montare l’impianto e non vedo l’ora di ascoltare ciò che vorrà dirci Caterina.

Non posso esserne sicuro, ma pare proprio che dentro la stanza in cui siamo raccolti per la consueta serie di domande e racconti, si veleggi sulla serenità di Caterina. È lei a trascinarci in un ambiente caldo e rassicurante, anche se a volte ciò che racconta potrebbe fare paura, arrabbiare o anche ripugnare. È il suo sguardo a renderci tutto sopportabile, la sua voce, la sua semplice dolcezza che non si è piegata alla sofferenza di una storia che avrebbe fatto stramazzare chiunque. Anche lei ne esce con lividi evidenti, che non nasconde, ma di cui ci parla in modo diretto e quindi disarmante. Forse non siamo più abituati a chi non prova vergogna per le proprie sfortune e le proprie difficoltà, ma Cateriana ci insegna che non ha senso nascondersi, mentre è una meraviglia svelarsi per ciò che si è, sopratutto se si riesce ad essere un caldo raggio di sole, nonostante tutte le tempeste che ancora turbano dentro.

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Gli occhi le brillano quando parla di Caterina Caselli, della sua giovinezza, dei suoi giorni di lavoratrice, fin dalla giovanissima età di 16 anni e pare di vedere dietro le sue pupille rimaterializzarsi quelle immagini in cui la vide per la prima volta, giovanissima, lei e la sua omonima nostra conterranea, sulla TV svizzera.

Fatica e dolore. La gioia dei figli e dei nipoti, ma anche quella di potersi finalmente godere il proprio divano. Non serve molto per essere tranquilli, soprattutto quando si è stati sfortunate vittime di coloro a cui bastava così poco per colmare la vita altrui, di chi si dovrebbe amare (e vien da dire sarebbe stato più semplice amare…), con tanta superficiale meschinità, capace di  togliere la meritata serenità. Non solo quella di allora, ma tutta quella a disposizione per una vita:  purtroppo la paura del passato non riesce proprio a lasciarla in pace del tutto, ma Caterina combatte per godersi ciò che è giusto lei si possa godere.

La domanda che non mi abbandona da quando ho incontrato Caterina è solo una: come si fa a non amare o quantomeno a rispettare incondizionatamente il suo sorriso ed i suoi occhi pieni di bontà, la sua voce calda e gentile, la sua figura che trasmette pace e serenità? Come si può avere la cattiveria di profanare questo piccolo tempio di luminosa meraviglia?

Non me ne voglia chi l’ha preceduta dietro i microfoni di “Lei non sa che sogno io”, ma quello con Caterina è stato uno degli incontri più emozionanti di questa mia sempre più fantastica esperienza.

Ah, la puntata? Beh, non vi resta che ascoltarla per godervi i racconti del Dott. Schianchi, le letture di Sandro, ma soprattutto per farvi carico di un po’ della storia di Caterina. Una delle tante persone che meritavano molto di più, perché non è vero che si è sempre artefici del proprio futuro: il mondo e la malvagità può soverchiarci, anche se ci meritavamo ben altro.

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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