Bar Snob

Più che altro per non dimenticar(Si)


Bar Snob – Episodio CXIII (X-IV) – 17 XII 2019

Ultimo Episodio del 2019, che di per sé non vuol dire nulla, ma che si è stanchi si sente fin dall’inizio, con un po’ troppi paciughi nella copertina e anche un po’ di confusione in altri momenti. Che non scappi da dare la colpa al lambrusco, che sorbiamo con gusto, anche se è di Parma. Abbiamo anche la dolce presenza della Jou a bancone, che però se ne sta in disparte e così ci facciamo trascinare da Trinità, fino Salvate il soldato Ryan, passando per Papa Francesco, il basket ball, i Simpson Red Ronnie, Piero Angela e ti piacciono i Coooni? Come sempre non mancano le rubriche (a parte tecchnoillogia) e l’aiuto da casa. Ci arriviamo in fondo, soddisfatti, ma frusti e tanto desiderio di aglio, Olio e Peperoncino…per i giovani…ma questa è un’altra storia.

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COPERTINA

Ovviamente solo i meno giovani di noi se lo ricorderanno, ma esattamente una ventina di anni orsono, stavamo fremendo per quello che sarebbe dovuto essere un capodanno speciale: quello del cambio di millennio. Non si capiva perché tutti eravamo così agitati, non certo per il millennium bug che per fortuna poi non fece i danni preventivati dai catastrofisti. In fin dei conti era solo un’alba come tante ne avevamo già viste e ne avremmo viste. Un’altra festa, un altro veglione, un’altra sbronza da smaltire esattamente come quella dell’anno prima quando si era nel vecchio millennio, secolo, anno…

Il tempo.

Una bella fregatura stare sempre lì a guardare quello che è una nostra invenzione, soprattutto se ci facciamo intristire dal passaggio dei fogliettini.

Non bastavano i capelli bianchi, gli acciacchi e la sclerosi?

A quanto pare no.

Abbiamo bisogno di simbologia e di credere che i paletti, una volta doppiati, ci portino altrove.

Io da un po’ di tempo a questa parte sento sempre meno queste cose, se devo essere sincero.

Non porto orologi da anni. Ma mi adatto, ovviamente al tempo. Non potrei fare altrimenti. Sono anche uno che si arrabbia per i ritardi, però, in realtà non ho mai dato tanto senso al trascorrere del tempo rispetto ai nostri calendari, ma ammetto, ho pensato al tempo sempre e solo in funzione di qualcosa che perso, vissuto o scappato, non sarebbe più tornato. Qualcosa di prezioso di cui essere grati, ma di cui fare ciò che si pensa meglio.

Lo so: non è così. Raramente si può utilizzare il tempo come si vorrebbe.

Ci siamo ricoperti di cose da fare e così non possiamo più fare a meno di orologi e calendari.

Anche della speranza irrazionale che col nuovo anno le cose migliorino.

Però per me non è davvero più così, se mai lo è stato.

Già, perché ormai  misuro il tempo più con la lunghezza della ferita causata dalla disillusione che con il calendario e gli orologi.

E non mi piace. No mi fa proprio imbestialire pensarla così.

Forse è una cosa provvisoria e forse il prossimo anno andrà meglio…

 

E ancàra n’etra nōta tùmieda

 

E ancàra n’arloi ch’al cioca l’orba

 

E ancàra la stufaia masneda

 

E ancàra la testa in tla torba

 

E ancàra sgrugneda só ‘na preda

 

E ancàra an veder ch’etra orba:

 

L’è sol l’ambra di dé cl’incràsta pigra

 

Tacaun musneint ed mórcia nigra

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VINILE IN SPOLVERO

WAR PIGS – PRIMAL SCREAM – 12″ (CREATION, 1999)

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Una scelta cromatica e grafica ben precisa quella di Primal Scream, per staccarsi in modo netto dal loro recente passato e affondare gli artigli nell’attualità e anche un po’ nel futuro. Suoni completamente differenti da quelli che avevano caratterizzato “Give out but don’t give up”, ma tutto sommato anche “Vanishing Point”. L’ecletticità e il desiderio di andare in direzioni sempre opposte le une alle altre sono state una costante per Gillespie e compagni e qui, l’elettronica, anche quella più diretta e rumorosa entra in gioco pesantemente. Un singolo che ha cambiato titolo dalla pubblicazione EP e quella dell’Album Exterminator (o meglio XTRMNTR, perché le vocali furono bandite per l’occasione): qui lo troviamo indicato come War Pig, pardon, WR PG e non come Swastika Eyes. Il Remix è di Chemical Brothers e segna in modo indelebile, con lo stile inconfondibile di Rowland e Simons, che proprio in quel periodo vivano momenti di gloria grazie a Surrender e quello che è poi divenuto il loro manifesto planetario, “Hey Boy Hey Girl”…ma questa è un’altra storia, sulla quale, magari, torneremo in altra occasione…

SCHEGGE SONEEKE

JUICE BOX – STROKES – 7″ (RCA, 2005)

Juicebox_Pt._1_cover.jpgPotrei vantarmi di aver scelto questo singolo, presente con il prezioso 7″ pollici in vinile nella discografia custodita all’interno della Soneek Room di Casa Corsini a Spezzano, per celebrarne l’uscita ufficiale, che avveniva il 13 dicembre 2005, ma in realtà l’ho scelta come spesso faccio, solo a sentimento. Abbiamo ripreso album e singoli storici per questa rubrica, ma forse troppo di rado le cose che abbiamo trovato e selezionato dalla collezione di Max, inerenti il periodo inaugurato con il nuovo millennio. Nel frattempo sono passati quasi 20 anni e Strokes non sono più una sorpresa, come del resto non lo erano più nemmeno quando uscì questa “Juice Box” ad anticipare il terzo lavoro sulla lunga distanza, per la trendyssima band guidata dal trendyssimo Julian Casablancas. Anzi, per molti gli Strokes finirono proprio con “First Impressions of Earth”. Una band che Max amava, perché portavano avanti i riferimenti del passato a cui lui era stato e continuava ad essere legato. Lo facevano con classe e con la giusta dose di personalizzazione e personalità: doti che non sfuggivano all’orecchio attento di Max.

A SUA INSAPUTA

img_archivio1882014101420.jpgSiamo sempre di corsa e saempre arrabbiati! Quante volte avete detto questa frase e avete continuato ad andare di corsa e vi siete sentiti giustificati ad essere arrabbiati con tutti quelli che vi si parano di fronte, che però non hanno la minima responsabilità sul vostro dover correre e quindi essere arrabbiati? Basta veramente poco per cambiare la giornata alle persone che ci troviamo di fronte, per caso o per dovere: sarebbe davvero bello che facessimo del nostro meglio per evitare che il nostro impatto su di loro fosse negativo. Un per piacere, un sorriso, una gentilezza ad un cameriere o un barista non costano quasi nulla, ma a loro fanno veramente la differenza fra caricarsi di frustrazione o vivere una giornata che già di suo è faticosa, anche in maniera oppressiva. Siate gentili: e pensate che non ci siete solo voi, ma che soprattutto non sono mica quei due secondi a cambiarvi la vita. Ah, spegnete quella cazzo di macchina e se potete non usatela! Darietta, cara mia vecchia amica (il vecchio sono io, lo so): se mai leggerai questo post o ascolterai il programma scoprendoti citata, sappi che a me il tuo post è piaciuto moltissimo.

#questopostnonvipiacerá

Gentili avventori di bar e locali, i piattini che vi porgiamo non hanno i denti e se te lo porgo mentre son di corsa alla mattina alle 7 e tu prendi solo quello che c’è sopra è OVVIO che il piatto cade sulla vetrina rischiando di rompersi. Prendilo quel cazzo di piatto. Quando vi saluto gradirei che voi rispondeste, anche con un grugnito. Non pretendo che superiate la vostra “timidezza” salutando per primi ma se vi dico buongiorno almeno rispondete.

Se un cliente vi fa notare che l’aria di Reggio Emilia fa già abbastanza schifo senza che voi teniate accesa la macchina mentre voi fate colazione con calma, dovreste non rispondere e spegnerla senza fare troppe polemiche.

Buon natale. ❤

Daria Ternelli (Facebook 16 XII 2019)

NON È SUCCESSO NIENTE

CASTELLO REALE DI PLAYMOBIL GRANDE…CON DRAGO

Copertina_Non-è-successo-nienteRieccoci alle prese con gli scritti di Nicolò Targhetta, saccheggiati dalla sua pagina Facebook “Non è successo niente”. Questa volta non uno dei soliti dialoghi serrati, ma le lettere per Babbo Natale scritte da un bambino, poi da un ragazzino, poi da un giovane…cambiano i desideri e le mire, ciò che non cambia è il vedere la felicità o al contrario la disperazione al di fuori di noi, legate a qualcosa che si ha o non si ha…ed è una ruota che gira: sognare, soffrire, disilludersi.

 

Natale 1994

 

Caro Babbo Natale,

sto male. Ho nove anni e sto male.

Forse sono depresso.

Mamma dice che non posso essere depresso a nove anni, ma lei che ne sa. Lei non li ha nove anni. Dubito che li abbia mai avuti. E comunque ho letto “Il male oscuro” di Giuseppe Berto e i segnali son quelli. Non si scappa.

Adesso come adesso vado avanti a valeriana e Girelle, Girelle e valeriana. Ma non basta. Dormo male, Babbo. E ogni tanto, mentre guardo gli Street Sharks, mi coglie come un profondo senso di vuoto interiore.

E credo dipenda pure da te. Quel brutto tiro dell’anno scorso col Piccolo Mago Ravensburger.

Ti dirò, il mio senso di bambinesca fiducia nella tua persona e, più in generale, nel trascendente, ha vacillato.

Ci ho pensato a lungo e sono giunto alla conclusione che l’unico rimedio a questo inestirpabile moto di inappetenza alla vita, sia il Castello Reale Playmobil Grande con drago.

Oh, non quella pecionata della Torre del Barone Nero che manco c’ha il ponte levatoio.

Il Castello Reale Playmobil Grande.

Con drago.

Per la mia felicità.

 

 

Natale 1998

 

Caro Babbo Natale,

sono di nuovo triste.

Sì, no, il castello andava bene. Tutto a posto. Bello anche il drago. E per un po’ m’è parso pure che funzionasse.

Poi m’è ridiscesa la malinconia.

I miei si stanno separando. L’ho capito perché m’hanno regalato la Play. Me l’hanno regalata loro, non te. Hanno tenuto a specificarlo.

Insomma, me ne sto qua a menare una giapponese vestita da pellerossa con Jin e penso che vorrei solo farli baciare.

Perché io vorrei solo baciare.

Sono ossessionato. Mi sogno che bacio tutte le mie compagne di classe.

Non a stampo. Con la lingua. Sbaviamo pure un po’, ma è bello.

Credo di voler baciare una ragazza. Anzi, no. Ho bisogno di baciare una ragazza.

Per la mia felicità.

 

 

 

 

Natale 2000

 

Caro Babbo Natale,

alla fine l’ho baciata.

Giulia Zanon.

Mah.

Ti dirò.

Sapeva di vaniglia.

Il burro cacao, immagino. Ma è solo un’ipotesi.

Forse è lei che sa di vaniglia. Cioè proprio lei. Al posto del carbonio, la vaniglia.

Comunque. Baciata.

Con lingua. Prima poca, poi un sacco.

Non mi basta. Non fraintendermi, è stato interessante, chiarificatore, tutto quello che vuoi. Ma m’è sembrato di guardarmi i titoli di testa di un film bellissimo e poi venire accompagnato fuori dalla sala.

E sono ridiventato infelice.

La verità è che voglio fare sesso. Non amore, sesso. Sesso. Scopare. Scopare una ragazza. Dio, scopare qualsiasi cosa. Ho delle polluzioni notturne che paio un geyser di Yellowstone.

Babbo, ti prego.

Ho davvero, davvero bisogno di fare sesso.

Ne va della mia felicità.

 

 

Natale 2002

 

Caro Babbo Natale,

ho fatto sesso.

Sara Zanon.

La sorella.

Sapeva di vaniglia pure lei, ma con uno strano retrogusto di tonno.

Vaniglia tonnata.

Grande cosa il sesso.

La dinamica oscillante, in particolare. È come continuare ad andare in un posto senza arrivarci mai.

Grande cosa. Grandissima cosa. Nel caso specifico, è stata un’impresa che non esito a definire eroica, oltre che erotica.

Due minuti e mezzo di eroismo puro.

Però.

Si suda eh?

E poi lei, la Sara intendo, dice che non vuole che lo dica a nessuno. O che ci teniamo per mano. O che ci baciamo davanti agli altri.

La cosa mi rende triste. E fare sesso da tristi è un po’ meno eroico.

Vorrei fare l’amore.

Anzi, vorrei innamorarmi, così, di conseguenza, farei l’amore.

Innamorarmi.

È da questo che dipende la mia felicità.

 

 

Natale 2007

 

Caro faccia di merda,

sì.

Faccia di merda.

Sì.

Stiamo litigando.

Inutile adiposa superstizione in rosso dei miei coglioni.

Bravo.

Complimenti.

Sempre sul pezzo.

Insomma, ce l’abbiamo fatta. Mi sono innamorato.

Te l’ho chiesto, ed è successo.

Lucia.

Zanon.

Sorella numero tre. Dev’essere qualcosa nel cognome…

È stato bellissimo. Lei era la risposta a tutte le mie domande e neppure sapeva di esserlo.

Siamo stati così felici che ho mandato volentieri la mia vita a puttane.

Non avevo più bisogno di niente, non volevo più fare niente.

Solo amarla.

Amarla, amarla, amarla, amarla.

Poi se n’è andata. Due settimane fa.

Non me l’avevi mica detto che potevano andarsene.

Che poteva finire.

Faccia di merda.

Voglio morire.

Anzi, no, voglio che muoia lei.

Anzi no.

Voglio droga e alcool e buio e sonno.

E non pensare.

Non posso essere felice, ma non voglio più essere infelice.

Non farmi innamorare più.

 

 

 

 

 

Natale 2011

 

Caro Babbo Natale,

mi sono innamorato di nuovo.

Della Ragazza Inaspettata.

La Ragazza Inaspettata è piccola e cattiva e spesso è arrabbiata con me. E quando è arrabbiata con me, gli occhi obliqui della Ragazza Inaspettata s’incazzano con tutto quello che c’è dietro la mia spalla destra.

Rimane così per ore.

Poi di solito facciamo l’amore. E lei si muove come un serpente.

E mi guarda incazzata e obliqua. E stringe i denti.

E profuma di…

Ma che ne so. Però mi piacerebbe saperlo. Perché ci voglio morire della cosa di cui profuma.

Non è una ragazza, è un panorama.

Da quando la conosco sono molto cambiato.

Ho capito il testo di un sacco di canzoni brutte.

E questa volta è meglio. Perché questa volta so cosa fare.

Però.

Non farla andare via.

È la mia felicità.

 

 

Natale 2014

 

È andata via.

La Ragazza Inaspettata. Con la sua faccia cattiva e i cappotti lunghi.

È andata via.

Per colpa mia.

Fanculo.

Fanculo Shakespeare.

Fanculo Keats.

Fanculo la Austen, Stendhal, Tolstoy, le Brontë e Baudelaire.

È gente che non ha mai trovato quello che cercava. Se l’avesse fatto non ne avrebbe scritto così.

Fammela incontrare di nuovo.

Un’altra volta. Una volta sola.

Forse se la rivedo. Se le parlo, se l’annuso…

Posso spiegare.

O parlare.

O provare a…

Fammela rivedere. Una volta sola. Poi ci penso io.

La guarderò negli occhi, lei guarderà nei miei e capirà, capirà tutto quanto e allora noi…

Fammela incontrare.

È Padova, mica New York.

Son duecentomila abitanti, ci sarà un caffè, una stazione, una piazza, uno stracazzo di parcheggio a pagamento dove ci si può imbattere casualmente l’uno nell’altra!

Ah, ma pensa! Pure te paghi a questa macchinetta.

Ma sai che ti trovo benissimo.

È come se non fosse passato neanche un giorno.

Caffè?

Volentieri.

Pensavo fossi sparita.

Non potevo sparire perché siamo.

Destinati.

A…

Checcazzo. Nei film succede continuamente.

Fallo succedere.

È l’unica cosa che mi può rendere felice.

 

 

Natale 2015

 

Caro Babbo Natale,

l’ho incontrata.

S’è sposata.

Io e te abbiamo chiuso.

 

 

Natale 2018

 

– Ciao nano.

– Ciao zio.

– Dov’è mamma?

– Di là.

– Te che fai?

– Scrivo la letterina.

– Ah. La letterina.

– Sì.

– A Babbo Natale?

– Sì.

– E che gli chiedi?

– Il Castello Reale Playmobil Grande.

– Col drago?

– Col drago.

– Auguri.

SCALETTA MUSICALE

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Un diario per fissare momenti e memorie altrimenti perse, dunque, che resta online e sfugge alla sfera privata solo per soddisfare quel poco di vanità che mi tiene lontano dal definitivo annullarmi: in pratica in vita.

Non troverete segreti, perché quei pochi che ho non li racconto e non li ammetto nemmeno a me stesso.

Antonio “Zanna” Zanoli

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